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Ci sono figure che hanno attraversato la cultura italiana segnandola in maniera indelebile. E lo hanno fatto senza clamori, senza enfatizzare nulla, semplicemente facendo quello che gli riusciva meglio: lavorando. Creando immagini e dando forma all’utopia delle visioni. Stiamo parlando di Cesare Montalbetti in arte ‘Caesar Monti’, un uomo, un artista che ha contribuito a scrivere una pop art “italiana” da protagonista, ridisegnandone un percorso personale e riconoscibile.

 

Arriva oggi in libreria un volume dal titolo ‘Viale Montenero 55’, scritto da sua figlia Alice Montalbetti in collaborazione con il giornalista Luca Cecchelli, un volume che aiuta non poco a trattarne un profilo più ampio e più vero, lontano da quella vulgata popolare che vuole Cesare Monti un “bravo” fotografo che ha creato alcune tra le più belle copertine della musica italiana. Vero, anzi, verissimo. Ma è stato molto, molto di più. Oltre ad aver reso immortali le cover di album indimenticabili, ha lavorato nella pubblicità e più in generale nelle arti visive, ha curato mostre, ha trasformato in immagini quello che gli altri riuscivano solo a ipotizzare. Sapeva vedere oltre.

 

Foto di repertorio di Cesare Montalbetti

 

Il titolo del libro altro non è che l’indirizzo fisico della casa-studio dove la famiglia Montalbetti ha vissuto per molti anni. Perché la “casa” dove viveva Cesare, insieme a sua moglie Wanda Spinello (personaggio importantissimo nella vita artistica di Cesare e artista pittrice a sua volta) è la chiave di lettura di questo libro.

 

Dovendo scegliere da che punto partire per parlare di suo padre, Alice Montalbetti sceglie una formula ibrida in cui la memoria storica si dipana con ricordi nitidi, momenti particolari precisi, dettagli rimasti impressi nella sua mente ma anche con alcuni passaggi romanzati, che riescono a far diventare “romanzo” i suoi racconti. C’è quindi una parte, corposa, in cui Alice parla in prima persona, racconta aneddoti vissuti di persona, ricorda fatti e persone e seppur fosse una bambina sappiamo bene che certi momenti rimangono impressi e non vanno più via. Molti sfumano, è vero, ma altri no. Belli, divertenti o malinconici che siano.

 

In parallelo a questo, Alice decide di far diventare protagonista del suo libro anche la portinaia dello stabile, Santina, e con lei sua nipote Marcella (che poi non era il suo vero nome, ma quello che le diede appunto zia Santina, siciliana doc, che amava Marcella Bella…). Oltre che a lavorarci, Santina abitava nello stesso stabile, all’ultimo piano, e quindi era una testimone che viveva “giorno e notte” il civico 55 di Viale Montenero. E se volessimo estrapolare solo il focus di Santina e di quel che le girava intorno potremmo farlo perché il racconto regge benissimo. Ad aiutare abbiamo anche un’impaginazione indovinata, con le pagine riferite alla vicenda di Santina in bianco con il testo in nero, mentre la parte “privata” di Alice è stampata in nero con testo in bianco. Una suddivisione anche visiva che aiuta nella lettura, scindendo sempre bene i due ruoli e rendendo la lettura più varia, con un susseguirsi di entrate e uscite di personaggi, di artisti, di familiarità che rendono piacevole il racconto generale. E poi, lo dice Alice stessa nella parte finale del libro, tra le cose che non ama fare (nella vita e quindi anche nella stesura del libro ne ha applicate alcune) c’era la volontà di non mettere ordine cronologico ai racconti, sia ai ricordi del passato personali che dei lavori di papà Cesare.

 

Infine abbiamo la parte più giornalistica, quella curata da Luca Cecchelli, studioso della musica e del teatro che confeziona pagine preziose che si intervallano tra i ricordi di Alice e quelli di Santina. Cecchelli si muove con equilibrio con brevi biografie, contestualizzate al rapporto tra i vari artisti e Monti, raccontando come si preparava il set fotografico, quali gli oggetti utilizzati, le foto e gli aneddoti dei vari protagonisti che sono passati dallo studio di Via Montenero (anzi, ribadiamolo, dalla “casa-studio”, perché come ricorda spesso Alice nel libro… mio padre in quegli spazi ci lavorava, per me era semplicemente la mia casa, divisa solo da un grande oblò di vetro). E qui l’elenco è davvero lungo… Già, perché Cesare Monti ha messo la sua creatività al servizio di decine e decine di artisti che con i loro album hanno fatto la storia della musica italiana.

 

 

 

Qualche nome? Eugenio Finardi, Pino Daniele, Angelo Branduardi, Mario Lavezzi, Enzo Jannacci, Mia Martini, Premiata Forneria Marconi (qui decisivo è l’apporto di Wanda Spinello, visto che la foto della copertina è un suo quadro), Edoardo Bennato, Alberto Radius, Ivano Fossati, Fabrizio De André… E poi ovviamente Battisti, Lucio Battisti. Guardare le copertine di “Umanamente uomo: il sogno”, “Il mio canto libero”, “Anima Latina”, “Lucio Battisti, la batteria il contrabbasso eccetera”, sembra che parlino, che cantino insieme a noi quelle canzoni senza tempo.

 

 

Più in generale, leggere e sfogliare questo libro è un piacere visivo e non solo, gli aneddoti sono gustosi e divertenti, aiutando non poco ad entrare nelle dinamiche che Caesar Monti metteva in atto per realizzare le sue opere. Nota di merito va anche all’editore, Isenzatregua – una piccola casa editrice che ha scelto come mission quella di aiutare soprattutto i giovani autori e in questo senso Alice Montalbetti lo è – mettendo sul mercato un volume 30 x 30, quasi il formato di un LP per capirci, con splendide foto ((ça va sans dire) e un’impaginazione decisamente fresca e innovativa (con un costo decisamente abbordabile e giustificato di 25 euro). Tutto questo appaga occhi e anima musicale di chi quegli album, quegli artisti, quei protagonisti, se pur non li ha conosciuti direttamente con questo libro può sentirli acora più vicini.

 

 

Chiudiamo estrapolando alcuni pensieri che Alice riserva nella parte finale del libro, dove ricorda le copertine in cui lei era presente. È un racconto tenero, intimo e sembra di vederla mentre si aggira nella grande stanza dove si lavorava, si scattavano foto, si ri-scattavano foto e poi ancora e poi ancora, finchè non usciva quella perfetta. Quella che rimarrà poi nella storia.

Un libro che ci fa conoscere meglio il Cesaer Monti “artista”, istrionica figura creativa e innovativa, ma anche il Cesare Montalbetti padre di famiglia, grazie al ricordo vivido di una figlia che ha saputo ripercorrere la storia di un gigante delle arti visive senza farne un’agiografia melensa. Una storia che si presta certamente ad essere messa in scena con uno spettacolo musicale e teatrale.

 

“Ogni volta che papà doveva scattare per una copertina io ero in mezzo ai suoi piedi o cercavo di stare davanti al suo obbiettivo, sulla sua traiettoria insomma… / Di molte copertine in cui fu papà a decidere di ritrarmi i ricordi sono offuscati, di quelle in cui ero scappata nell’inquadratura ho solo memoria delle sue richieste… Una in realtà e sempre la stessa: “Alice spostati, devo scattare!” In alcune non mi vedete ma è come se ci fossi: ero di fianco o ero lì poco prima che papà cliccasse sull’otturatore. Come la copertina in cui Pino era in piedi sulle scale di casa. Ero lì poco prima a guardare i suoi boccoli, lo ricordo bene perché ho continuato a pensare, finché non mi sono dovuta spostare, quanto fossero davvero simili a quelli di papà. /

 

Nella foto di Mimì ero incollata, mani dietro la schiena, incantata da qualche dettaglio. Credo mi fossi fissata sul sorriso raggiante di Mia, lei era la mia preferita: dolce, gentile e così rassicurante. /

 

Sulla copertina di Jannacci, “Rido”, ci sono le mie gambe, tuta di jeans e scarpe del papà. Non ho un ricordo preciso nemmeno di quella perché ero spesso in giro per casa con le scarpe di mio padre. Calzandole mi sembrava di andare in giro con i suoi piedi, i suoi occhi e i suoi pensieri.

 

 

In quella casa sono andata spesso in giro con le scarpe e gli occhi degli altri. Scrutavo tutti, ascoltavo il più possibile, ho cercato di tenere tra i ricordi anche il più piccolo particolare. Non so se ci sono riuscita. Non so se siete riusciti voi a camminare con le mie scarpe, i miei occhi, in questo viaggio lungo i pavimenti di Montenero. Tra qualche volo pindarico e qualche buco di memoria questo è stato quel lungo periodo milanese”.

Artista:
Alice Montalbetti e Luca Cecchelli
Editore:
Isenzatregua Edizioni
Anno:
2025
n° Pagine:
176
Prezzo:
25