A dieci anni da “L’età del più forte”, il ritorno discografico di Alessandro Grazian rappresenta un passaggio significativo, perché interrompe un lungo silenzio solista durante il quale il cantautore si è dedicato a numerosi progetti paralleli, fra tutti Torso Virile Colossale e L’Orchestrina di Molto Agevole, affinando ulteriormente il proprio linguaggio musicale.
Grazian è un album autoprodotto e registrato in un contesto volutamente domestico, tra Milano, Padova (terra d’origine dell’artista) e i colli aretini: una scelta che non ha nulla di amatoriale, ma che al contrario restituisce una prossimità umana e una cura artigianale sempre più rara. È un disco che si offre a più livelli di lettura: esistenzialista nella sostanza, contemporaneo nell’attitudine. In un’epoca in cui la musica tende a essere consumata con la stessa rapidità con cui scorriamo i contenuti digitali, Grazian rimette la canzone d’autore al centro non come gesto nostalgico, ma come forma di resistenza culturale.

Uno dei punti di forza più evidenti è la produzione. Grazian dosa con equilibrio una ricca strumentazione: synth, organi, moog, fiati, archi, chitarre elettriche e acustiche, piano, banjo, costruendo una tessitura sonora considerevole ma mai ridondante. L’album sembra respirare come un unico corpo: motivi che riaffiorano, orchestrazioni che dialogano tra le tracce, una reprise finale (Ragazzo) che chiude il cerchio e suggerisce un intento quasi da concept album, pur senza dichiararlo.
È un lavoro pensato per essere ascoltato nella sua interezza. Non cede alle logiche di un mercato che privilegia il singolo isolabile o la playlist compilata a prescindere dal contesto. La forza di Grazian (inteso come album, ma più in generale vale anche per la sua produzione) non risiede nel “pezzo che spicca”, ma in un equilibrio complessivo: ispirazione musicale, raffinatezza degli arrangiamenti e coerenza narrativa.
Dal punto di vista lirico, Grazian intreccia la dimensione privata e quella artistica con un’attenzione che richiama una certa tradizione cantautorale italiana, capace di muoversi tra autobiografia e sguardo pubblico senza chiudersi in un intimismo autoreferenziale. Il tema della relazione, spesso nelle sue fratture e nelle derive critiche, ritorna più volte e dialoga con la condizione dell’artista in un contesto socioculturale percepito come sempre più ostile. L’amore non va incarna bene questo nodo tematico, mentre Scontro frontale si pone come critica diretta all’industria musicale e ai suoi automatismi.

Milano, città adottiva di Alessandro Grazian, è una presenza costante, quasi un personaggio. In Via Saterna, riferimento alla via immaginaria di Dino Buzzati in ‘Poema a fumetti’, il confine tra invenzione e realtà si assottiglia: l’inferno narrato nella storia trova un contrappunto amaro nel verso finale, “e intanto ne hanno chiusi più della metà dei locali di questa città”. Dietro l’immagine si intravede una riflessione più ampia sulla trasformazione degli spazi di socialità e cultura, e sulla crescente solitudine prodotta dall’individualismo urbano.
Anche le liriche possono essere lette su più piani: immediati nella superficie emotiva, densi di rimandi e sottotesti per chi vuole addentrarsi. È un tratto che rimanda alla miglior tradizione della canzone letteraria, ma senza manierismi.
Ascoltando Grazian, si comprende che il vero problema del cantautorato contemporaneo non è la “forma-canzone”, ma la progressiva scomparsa di un ascolto approfondito e meditato. Un’industria musicale che, dopo aver celebrato il proprio passato, oggi punta tutto su canovacci standardizzati e stereotipati, destinati a un’attualità effimera. Quest’album rappresenta un atto di resistenza a questa deriva: non è un prodotto da consumare, ma un’opera che chiede tempo e attenzione. Il risultato è una restituzione ricca e appagante, che ripaga ampiamente.
Proprio in questi giorni, sul sito dell’artista, è partita un’operazione di pre-order (https://www.grazian.it/) per avere tra le mani il vinile di Grazian. Un modo concreto per sostenere la buona musica italiana e goderne nell’ascolto.
foto di Alessandra Rinaudo
Alessandro Grazian
Autoprodotto
01. Ragazzo/a
02. Scontro Frontale
03. Voglio Amarvi
04. Cuore
05. Una cosa
06. Uno shot
07. Nonostante
08. L’amore che non va
09. Quei due
10. Via Saterna
11. Chiedi a Barabba
12. Ragazzo/a (ripresa)
Alessandro Grazian e Davide Andreoni (tracce 4,7,8)
Alessandro Grazian: voce, basso, pianoforte, organo, moog, banjo, piano Fender Rhodes, chitarra elettrica, chitarra acustica & chitarra acustica 12 corde; Davide Andreoni: moog, chitarra elettrica (1,2,5,7,8) & organo (10); Enrico Gabrielli: sax tenore, sax contralto, clarinetto basso & flauto traverso; Emanuele Alosi: batteria & percussioni; Francesco Chimenti: pianoforte (6); Franco Pratesi: violino; Gino Sorgente: percussioni (8); Alfonsina Pansera: cori (11).
2025
38:08
