Sono quattro notti che mi sveglio con la stessa canzone.
Non è un ricordo. Non è un capriccio della memoria. È una presenza.
E se poi di Malika Ayane arriva sempre alla stessa ora, quando il buio ha già consumato i suoi argomenti e il sonno dovrebbe fare il suo mestiere. Invece no. Arriva lei. Si prende tutto il silenzio che trova e aspetta.
All’inizio ho pensato fosse un caso.
Alla quarta notte ho smesso di cercare una spiegazione.

Ho imparato che le canzoni, come i libri e certe persone, hanno un’intelligenza che non sappiamo misurare. Spariscono per anni, si fanno dimenticare, poi una notte tornano e si comportano come se non se ne fossero mai andate.
Questa canzone non urla. Non chiede attenzione. Non cerca il colpo di scena.
Fa una cosa molto più difficile.
Rimane dentro una domanda.
Non corre verso una risposta, non mette ordine nel disordine. Accetta che ci siano sentimenti che non possono essere risolti, soltanto attraversati. Forse è proprio questa la sua forza. Non consola. Tiene compagnia.
È una differenza enorme.
Viviamo in un tempo in cui tutti spiegano, tutti insegnano, tutti sanno. Una canzone, invece, può permettersi il lusso di non sapere. Può lasciare una porta socchiusa e fidarsi di chi entra.
Quando ho scoperto il legame con Pippa Bacca, non ho sentito il bisogno di cercare conferme o interpretazioni. Mi è bastato pensare a quella donna in abito da sposa che aveva deciso di attraversare il mondo affidandosi agli altri. Certe vite non chiedono di essere raccontate. Continuano a irradiarsi, anche quando non ci sono più. E qualche volta scelgono una canzone per farlo.

Forse è anche per questo che E se poi continua a respirare dopo tanti anni.
Non appartiene a una stagione, a una classifica o a un festival.
Appartiene a quel piccolo scaffale dove finiscono le opere che non si consumano con l’uso. Anzi. Più passa il tempo, più trovano un posto preciso dentro chi le ascolta.
Non so perché abbia scelto queste quattro notti.
So soltanto che non mi succede spesso di essere svegliato da una canzone invece che da un pensiero.
E quando capita, non provo a scacciarla.
Le preparo una sedia.
Perché ho imparato che alcune visite arrivano per ricordarci qualcosa che avevamo smesso di sentire.
E se ne vanno soltanto quando hanno finito di fare il loro lavoro.

(foto tratte dai rispettivi canali ufficiali dei protagonisti citati)
Malika Ayane
