Ci sarà anche una spruzzata di reggae
al Premio Ciampi 2008. Gli Working Vibes, gruppo nato a Pisa ma
formato da musicisti provenienti dai quattro angoli del nostro Paese, hanno
vinto infatti il premio per la miglior cover di un brano del grande cantautore
livornese con una rilettura in levare di Te
lo faccio vedere chi sono io, classificandosi ex-aequo con i fiorentini
Underfloor e la loro riproposizione di Bambino
mio. «Siamo molto contenti di aver vinto», ci dice il leader del gruppo Massimo
Pasca alias Papa Massi, «la partecipazione al premio ci ha dato la possibilità
di conoscere meglio un poeta come Ciampi e di metterci in discussione con un
pezzo insolito per i nostri standard». Insolito sì, vista la solarità con cui
si è soliti considerare il reggae, ma anche perfettamente in linea con il
filone del dub-poetry: «Te lo faccio
vedere chi sono io è adatta ai
ritmi in levare per quella parte di reggae più lenta e dilatata cara a Linton
Kwesy Johnson, a Mutabaruka o a Benjamin Zephaniah, che permette ai testi poetici di trovare la
giusta collocazione, di dare alle parole la giusta importanza». Ed è inutile
dire che nelle canzoni di Ciampi le parole siano fondamentali: per quanto
riguarda gli Working Vibes a contare è stata soprattutto la pregnanza dei versi
con la realtà d’oggi, «parole che sono di un attualità sconcertante, adatte ai
tempi che sta vivendo la nostra generazione. Piero Ciampi con molto ironia,
anche se amara, in questo pezzo mette in risalto quanto ci sia bisogno di
fantasia per non arrendersi ad una triste realtà». Ma Ciampi fa parte degli
ascolti del gruppo al di là di questa rilettura? «Ci piacciano tanti suoi pezzi,
penso soltanto alla bellezza di Cara
o di Io, te, Maria. Ovviamente poi il
nostro background si rifa di più al reggae in tutte le sue sfumature, e le
nostre influenze partono da Bob Marley per finire a uno dei suoi tanti figli
come Damian Marley. Ma ognuno di noi sette ha un percorso musicale proprio, io
ascolto reggae e musica black da quando
aveva sedici anni, c’è poi chi ascolta il punk, il rock, Bob Dylan, l’hip hop e
la musica elettronica». La storia degli Working Vibes è simile a quella di
tanti gruppi italiani, a partire dal classico primo demo («ci ha dato la
possibilità di suonare tanto») fino a un’attività discografica piuttosto
intensa, che ad oggi annovera tre dischi pubblicati: «il primo album, “Danzhallution”,
è quello più amato dal nostro pubblico, lo abbiamo autoprodotto con i pregi e i
difetti che possono esserci in una autoproduzione. Con il terzo, “Su qualsiasi
ritmo”, grazie alla professionalità della Arroyo di Pisa che è la nostra
etichetta, abbiamo curato moltissimo i suoni e fatto fare il mixaggio a un guru
del reggae come Dennis Bovell». E’ il palco però il passaggio fondamentale per
la loro musica: «Quello che ci ha fatto crescere è sicuramente la nostra
esperienza live, in soli sei anni abbiamo suonato su centinaia di situazioni differenti,
dal nord al sud Italia fino in Svizzera,
abbiamo aperto i concerti di Manu Chao, dei The Wailers, di Ziggy Marley ma
anche di Peppe Barra o dei Negrita. La musica per noi è il palco, e la strada
che porta ad esso. Siamo un gruppo vero e proprio, prendiamo tutte le decisioni
all’unisono, i nostri concerti non cominciano quando saliamo on stage, ma
iniziano già quando carichiamo gli
strumenti sul furgone. E questo ci piace
sottolinearlo». E fra pochi giorni il loro furgone raggiungerà Livorno, al
Teatro Goldoni li attende il pubblico del Premio Ciampi. (Luca Barachetti)
Ciampi 2008: gli Working Vibes e la versione dub-poetry di “Te lo faccio vedere chi sono io”
Autore: Luca Barachetti
