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Daniele Follero – Donato Zoppo

Opera Rock – La storia del Concept Album

… in principio era il 78 giri, quello in vinile anzi, per essere più precisi, in vinile “pesante”, quello che assomigliava più ad un qualcosa di vetrificato e che, se cadeva a terra, andava letteralmente ed irrimediabilmente in pezzi; il suo regno era occupato dalla musica classica, ma anche da quella “leggera”, e questo più o meno fino alla fine degli anni ’40. A quel punto l’immaginario binario, lungo il quale correvano le vicende del microsolco musicale, subisce il primo scossone, il primo scambio: arriva il rock ‘n roll, il 78 giri prosegue da solo il suo percorso che lo condurrà, lentamente ma inevitabilmente, verso un binario morto, mentre il 45 giri, complice quel macchinario innovativo chiamato jukebox, che poteva contenerne un numero sufficiente a far ballare per ore a suon di monetine, accelera decisamente la sua corsa.

Il 33 giri rimane ancora nell’ombra, su una sorta di binario parallelo, poi, lentamente, verso la fine degli anni ’50 e nei primi anni ’60, inizia a fare capolino: inizialmente viene utilizzato come una sorta di “contenitore” in cui si raccolgono i singoli di un artista, ed i primi album di gruppi che di lì a poco diverranno famosi, ad esempio i Beatles, sono infatti raccolte dei brani usciti su 45 giri.

Il primo scambio che lo riguarda, e che lo catapulta sul binario principale, avviene nel momento in cui, da contenitore, diviene spazio creativo, luogo in cui elaborare nuove idee: il 45 giri prosegue a viaggiare per conto proprio, e lo farà sino all’uscita del cd, quando si tramuterà in cd-singolo sino a scomparire, per lo meno dai grossi circuiti di vendita, soppiantato dai files mp3; il 33 giri invece si scopre essere il terreno ideale per elaborare nuovi brani, sviluppare nuove idee, ampliare lo spettro sonoro, non fosse che per il fatto di offrire due facciate dal minutaggio ben superiore ai canonici tre minuti, tre minuti e mezzo.

Proprio a questo punto si inserisce la narrazione che, Daniele Follero e Donato Zoppo, hannodeciso dimettere nero su bianco, e cioè esattamente nel momento in cui alcuni autori hanno iniziato a pensare che un album potesse essere qualcosa di più di un insieme eterogeneo di brani; il 33 giri, poteva davvero diventare, esattamente come un libro, un qualcosa di coerente, quasi da sfogliare, e per fare ciò era sufficiente, almeno inizialmente, creare una traccia che legasse i brani fra loro.

Come i due autori raccontano con dovizia di dettagli e di annotazioni nel loro lavoro Opera Rock – La storia del Concept Album, si trattò allora di decidere un argomento, fosse esso un sentimento, il viaggio, una ricerca fisica o spirituale, verso il quale dirigere i brani; non molto dopo questo binario si suddivise, per lo meno, in tre direttrici.
Oltre all’idea di base ci fu chi, invece, si rivolse verso argomenti, ritenuti interessanti per una trasposizione discografica, rintracciabili in ambiti letterari quali la storia, la religione, la mitologia, la sociologia, utilizzandone ed adattandone anche i testi originali.

Ma ci fu anche una sorta di “terza via”, e venne imboccata da coloro che decisero, invece, di creare ex-novo una storia da raccontare attraverso i brani; il fatto davvero rilevante, a questo punto, fu che il concept-album, così definito dall’ambiente musicale, divenne una sorta di missile lanciato nello spazio: abbattè qualsiasi steccato di genere musicale, e divenne oggetto di interesse da parte di band lontane anni luce per impostazione, stile ed espressione musicale.

Gli Who, figli del rock ‘n roll ed esponenti del movimento mod, con Tommy, ed i Genesis, fra gli iniziatori di ciò che di lì a poco sarebbe stata definita musica progressiva, con The Lamb lies down on Broadway, erano due band musicalmente davvero distanti ma che furono ugualmente affascinate dal fatto di poter creare una narrazione, propria, che non avesse riferimenti letterari pregressi.

E ci fu anche chi andò oltre, e non di poco: i Gong, attraverso la trilogia di Radio Gnome, composta da Flying Teapot, Angel's Egg e You, crearono una sorta di vero e proprio universo parallelo; i Magma, e nello specifico il loro batterista, fondatore e mentore Christian Vander, concepirono una vera e propria lingua, il kobaiano, parlato appunto sul pianeta Kobaia, lingua in cui scrissero i brani del loro album che divennero, per traslazione, espressione vera e propria di questo immaginario pianeta.
Anche la musica strumentale, e nella fattispecie il jazz-rock nelle sue forme più prossime alla fusion, non rimase estranea a questo percorso: i Return tu Forever di Chick Corea e Stanley Clarke crearono una sorta di loro mondo astrale realizzando Hymn of the Seventh Galaxy, Billy Cobham fece un’operazione simile nel suo capolavoro Spectrum, mentre il tema del viaggio ispirò la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin e Billy Cobham nella realizzazione di Birds of Fire.

Come ben raccontato nelle quasi trecento pagine di questo volume, il concept-album divenne una sorta di sfida artistica che, da lì in poi, poteva prescindere da qualsiasi differenziazione di stile musicale e fu per questo che, artisti e band appartenenti a generi del tutto eterogenei, iniziarono a realizzarne; questa attitudine prosegue, da allora, fino ai giorni nostri.
Oltre ai già citati Who, Genesis, Gong e Magma, il discorso concept venne affrontato da Pretty Things, Pink Floyd, Yes, Hawkwind, Alan Parsons Project, Parliament, Frank Zappa, ed ancora, venendo a tempi più recenti, Iron Maiden, Ronnie James Dio, IQ, Dream Theater, Porcupine Tree/Steven Wilson, ed altre numerose band, soprattutto di ambito prog e prog-metal, che hanno deciso di intraprendere la realizzazione di almeno un album che non fosse, solo, un insieme di brani, ma contenesse una storia che valeva la pena di raccontare.

L’Italia non è stata certo a guardare: New Trolls, Pooh, Fabrizio De André, Lucio Battisti, Franco Battiato, Giganti, Osanna, Trip, Pfm, Latte e Miele, Banco del Mutuo Soccorso, Dik Dik, Metamorfosi, Rovescio della Medaglia, Le Orme, Area, Edoardo Bennato, ed in tempi relativamente più recenti Litfiba, Timoria, Time Machine, Lingalad, Caparezza, Enrico Ruggeri, Rhapsody of Fire, Graal, Syndone, VIII Strada, ma l’elenco potrebbe proseguire, si sono misurati, in modi e forme differenti, con la realizzazione di un concept album.

Il libro di Follero e Zoppo è dunque una sorta di guida che conduce l’appassionato attraverso i meandri della musica degli ultimi sessanta, settant’anni, permettendogli di riscoprire capolavori epocali, ma soprattutto di scoprire gemme rare, preziose e spesso nascoste in anfratti musicali inaspettati. 

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In dettaglio

  • Artista: Daniele Follero – Donato Zoppo
  • Editore: Hoepli
  • Pagine: 297
  • Anno: 2018
  • Prezzo: 29.90 €

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