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Patrizia Cirulli

Qualcosa che vale

Antefatto. Nella vita se non hai coraggio ristagni in una quieta mediocrità. Questa potrebbe essere la massima, un po’ naif ma efficace, per esprimere cosa insiste dietro questo progetto; Patrizia Cirulli (cantautrice milanese), Franco Zanetti (direttore di Rockol, sua la scintilla iniziale) e Francesco Paracchini (direttore de L’Isola, suo il coordinamento artistico) hanno sicuramente messo molto coraggio e un pizzico di lucida follia nell’intestardirsi, per circa quattro anni, attorno all’idea di rivisitare l’album “E già” di Lucio Battisti, e lo hanno portato a termine proprio nel trentesimo anniversario dall’uscita di questo lavoro dell’artista di Poggio Bustone, probabilmente uno dei più discussi dell’intera sua discografia.

Un disco complesso, oscuro nella genesi, a tratti tanto ostico quanto innovativo per quei tempi in cui imperversavano canzoni molto easy come Bravi ragazzi (Bosè), Il ballo del qua qua e Felicità (Romina e Albano). Battisti dopo aver rotto il sodalizio con Mogol, il ‘paroliere’ di sempre e prima di legarsi a Pasquale Panella, si avventurò in questo progetto scritto con la moglie Grazia Letizia Veronese che compare sotto l’acronimo di Velezia, facendo quasi tutto da solo. Lo aiuta, efficacemente, Greg Walsh (mago dell’elettronica che aveva già collaborato con Battisti stesso nei due precedenti album) che con il solo utilizzo di sintetizzatori e batterie elettroniche dà corpo e suono a tutta la parte compositiva. Quindi musica elettronica allo stato brado, cosa che, mentre in Europa soprattutto grazie a Brian Eno era già in auge, da noi ancora non si era affacciata con convinzione.

Il disco. L’idea di “Qualcosa che vale” è stata di riproporre quelle dodici canzoni con il solo ausilio di una voce e una chitarra (due in un paio di brani) ma lasciando intatti ovviamente i testi, le melodie, l’ordine delle canzoni ed utilizzando per ogni pezzo chitarristi diversi, talentuosi in senso stretto o anche artisti/cantautori che nelle sei corde hanno il proprio dna compositivo (basta leggere l’elenco dei partecipanti per rendersi conto di quanto questo progetto sia stato attrattivo verso di loro); qui stava la sfida e il risultato, dobbiamo ammetterlo, è sontuoso.

Patrizia Cirulli possiede una voce importante, è interprete duttile, elegante ed efficace, e finalmente ha avuto la possibilità di dimostrarlo utilizzando la voce in tutti i registri posseduti, nonostante le tonalità di Battisti siano tanto lontane dalle sue corde.

I chitarristi, come si diceva, rappresentano uno spaccato significativo nel panorama italiano, tant’è che diventa davvero problematico individuare punti di eccellenza in mezzo a tale parterre. Sono tutti autentici riferimenti della sei corde e ognuno ha saputo portare tutto il suo background, la sua storia musicale, costruendo arpeggi, frasi, riff che davvero si compenetrano con le canzoni rispettandole senza “tormentarle”, mettendosi in gioco e confrontandosi con quelle melodie per poi giungere a canzoni che, sotto questo trattamento, appaiono in una luce diversa. Là dove il cantato di Battisti doveva “combattere” con i synth, creando a volte qualche spigolo nell’ascolto, qui la voce, calda e vellutata di Patrizia, unitamente ai vari arrangiamenti disegnati dalle chitarre (alcuni pulitissimi, altri più carici di sovra incisioni, loop, effetti vari, ecc.), rende le canzoni molto più abbordabili, con grande giovamento per l’ascolto dei testi e delle linee melodiche che escono prepotentemente allo scoperto.

Ma oltre alla parte strettamente musicale che merita un ascolto attento per via delle numerose sensibilità che si incontrano nelle tracce, sono soprattutto le tematiche dei testi che sorprendono per la loro distanza rispetto agli ultimi album del periodo mogoliano. Ecco allora che Scrivi il tuo nome e Mistero mettono i brividi per il loro messaggio, anche autobiografico, mentre Straniero appare di spiazzante attualità così come Rilassati ed ascolta, che vuole ricordarci quanto sia importate lasciar libera la mente da un’effimera vitalità ostentata a tutti i costi o ancora Registrazione, brano che come pochi riesce a far vivere il momento “più eccitante della creazione” in cui ogni artista si trova a vivere quando entra in uno studio ed è attorniato da fonici e musicisti.

Nelle prime presentazioni live (Milano Palazzina Liberty e Roma Auditorium Parco della Musica) Patrizia è affiancata da Davide Ferrario (chitarrista di Battiato ormai da sette anni, nonché cantautore a sua volta) che va a ricoprire il ruolo di tutti i colleghi (tranne ovviamente quello dei vari ospiti della serata che eseguono la loro versione) ed è davvero sorprendente come la personalità di Davide doni alle canzoni sfaccettature diverse, quasi a dimostrare che le stesse siano pezzi di plastilina pronte ad assumere la sensibilità di chi le manipola. Si passa dai tagli rock “obliqui ed elettrici”, intarsiati su base chitarristica acustica, di Fausto Mesolella in Non sei più solo, al treno finger style arrembante ed incessante di Walter Lupi in Straniero, alle evoluzioni Hendrixiane di Giuseppe Scarpato nell’ottima Registrazione, allo splendido lavoro molto californiano di Carlo De Bei in una emozionante Slow Motion o alla riuscita versione di E già che Mario Venuti ha colorato con il suo tipico suono intriso di atmosfere sudamericane. Ma, come si diceva, ognuno dei quattordici musicisti aggiunge colore, sensibilità e ammanta di fascino le canzoni, che tornano a vivere anche per un nuovo pubblico che, stimolato nella comprensione della galassia battistiana, andrà sicuramente a “studiarsi” l’originale, con il risultato – siamo pronti a scommetterci - di apprezzare per motivi diversi entrambi i lavori.

Parafrasando lo stesso Battisti, nell’incipit del brano che apre il disco, si può affermare che Patrizia Cirulli ha scritto il suo nome su qualcosa che vale. Un lavoro, questo, che definirlo di cover ci sembra riduttivo e fuorviante; piuttosto pare che sia un tentativo, riuscito, di far proprio il senso profondo che è nascosto nell’album originale e che, rileggendolo con nuovi suoni e nuove sfumature, ha permesso alla cantautrice milanese di trovare molte affinità con il suo sentire e il suo modo di intendere la musica. Un risultato che siamo convinti apprezzeranno anche i fan di Lucio. Il destino ha voluto che (nonostante i suoi anni di gavetta e i numerosi riconoscimenti) Patrizia Cirulli venga conosciuta dal grande pubblico prima come interprete, ma siamo certi che questo lavoro sarà per lei il miglior biglietto da visita per far conoscere la sua produzione come cantautrice.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica:  Francesco Paracchini  
  • Anno: 2012
  • Durata: 38:50
  • Etichetta: FPPC

Elenco delle tracce

01. Scrivi il tuo nome – (Pacifico)

02. Mistero – (Luigi Schiavone)

03. Windsurf Windsurf -  (Andrea Zuppini, Massimo Germini)

04. Rilassati ed ascolta – (Giorgio Mastrocola)

05. Non sei più solo – (Fausto Mesolella)

06. Straniero – (Walter Lupi)

07. Registrazione  - (Giuseppe Scarpato)

08. La tua felicità – (Fabrizio Consoli)

09. Hi-Fi – (Paolo Bonfanti)

10. Una montagna – (Carlo Marrale, Simone Chivilò)

11. Slow Motion – (Carlo De Bei)

12. E già – (Mario Venuti)


Brani migliori

  1. Scrivi il tuo nome
  2. Mistero
  3. Straniero

Musicisti

Voce: Patrizia Cirulli     -      Chitarre: Paolo Bonfanti, Simone Chivilò, Fabrizio Consoli, Carlo De Bei, Massimo Germini, Walter Lupi, Carlo Marrale, Giorgio Mastrocola, Fausto Mesolella, Pacifico, Giuseppe Scarpato, Luigi Schiavone, Mario Venuti e Andrea Zuppini