L’età di Franco Battiato ha varcato, da tempo, la
linea dei sessant’anni, ma la dicotomia conservazione/iconoclastia è rimasta
intatta nel tempo. Solo così possono convivere canzoni (? ) apparentemente così
differenti tra loro come Inneres auge
ed, ad esempio, Inverno. Questo
nuovo lavoro del musicista siciliano “Inneres
auge” fa ancora male, colpisce il
cuore e la mente, ammonisce la malinconia (Inverno) ed esalta l’indignazione (Inneres auge). Un album intenso e
delicato, al contempo, il lavoro di Battiato, condotto fondamentalmente dal
suono del pianoforte e da quello degli archi, ”Inneres auge”, che pure contiene quattro inediti mentre gli altri
brani sono nuove versioni di brani già noti. Eppure è necessario un ascolto
attento e continuo per comprendere quanto questi brani siano tra loro collegati
in una sorta di afflato mistico. Non si tratta di un album di facile
assimilazione (quale lavoro di Battiato lo è mai stato al primo ascolto…? ) ma
le sonorità disseminate tra i vari brani fungono da sorta di mantra ipnotico e
stordente. Ma questa sonorità e questo clima complessivo non evita l’emergere
di un profondo senso di indignazione (incontrata in precedenza solo in Povera Patria ma con un’enfasi più
misurata) che viene presentato ed
esposto in Inneres auge e in ‘U cuntu. Battiato, da sempre, predilige
album con tempi limitati ed anche questo non sfugge alla regola ed anzichè
apparire come limitante, questa scelta riesce sempre a manifestare quella
sintesi che, spesso, manca a quasi tutti i più blasonati artisti della musica
italiana. Non un lavoro propriamente “nuovo” ma un nuovo lavoro da ascoltare
nell’autunno sempre più profondo, mentre l’inverno bussa alla porta e questa
stagione riesce a fondersi, in maniera mirabile, vera e carnale, con l’omonima
canzone, altro lascito impedibile che Fabrizio
De Andrè ci ha lasciato in eredità. Ma è nel saluto finale, in ‘U cuntu, che le parole (in lingua
siciliana) segnalano il senso di desolazione dei nostri tempi perché è chiaro,
dice l’artista Battiato, condividendo le sensazioni ed i timori dell’uomo
Battiato: “Il senno, stiamo perdendo il
senno, te ne stai accorgendo dove stiamo andando a finire…? ” Già, dove…?
Che l’arte e la cultura ci salvino…
Franco Battiato
Universal
01. Inneres Auge
02. Un’altra vita
03. Inverno
04. No time no space
05. L’incantesimo
06. Haiku
07. La quiete dopo un addio
08. Stage door
09. Tibet
10. ‘U cuntu
Franco Battiato
Franco Battiato: voce
Manlio Sgalambro: voce
Carlo Guaitoli: pianoforte
Davide Ferrario: chitarre e basso
Alessandro Simoncini: violino
Luigi Mazza: violino
Demetrio Comuzzi: viola
Luca Simoncini: violoncello
Pino “Pinaxa” Pischetola: ritmiche computerizzate
Emilio Soana: tromba
Lorenzo Poli: basso
JoniaVoces: cori
2009
32:29
