Scambiamo con H.E.R. qualche battuta sulla genesi e le intenzioni di Magma, suo primo disco sulla lunga distanza votato al connubio tra voce e violino. Dalle parole della cantante e performer pugliese è soprattutto l’anima ad emergere: multiforme ed eruttiva, proprio come la lava di un vulcano, o come quell’uragano interiore che le sue canzoni vogliono immortalare.
Un disco di sola voce e violino. Mi sembra che in “Magma” ci sia una
forte simbiosi tra te e lo strumento, a partire dalla scrittura dei pezzi.
Nella recensione ho azzardato essere stati scritti proprio su di esso… come ti
sei avvicinata a questo strumento che immagino senta fortemente tuo? E in che senso lo senti tuo? Lo sento mio perché è la cosa più
vicina a me da sempre…. . anche se i brani in questione non sono stati scritti
necessariamente su di esso. Suonare il violino è per me “semplicemente” un
linguaggio in più; intrinseco, spontaneo, un mezzo e non un fine. Non amo il violinismo. L’accoppiata violino e voce potrebbe far venire in mente artisti come
Final Fantasy e Patrick Wolf. In realtà però c’è una certa distanza tra loro e
la tua musica. Pensi ti abbiano influenzato? Non bisogna pensare, a mio
avviso, che l’avere uno strumento in comune voglia dire fare lo stesso tipo di
musica, Patrick Wolf mi piace ma ha
riferimenti sonori molto più elettronici rispetto a me. Interessante invece la
dimensione fiabesca di Owen Pallet dei Final
Fantasy… sì! Però chi mi ha influenzata è stata tutta la dark music di
vent’anni fa, J. S. Bach e,
inconsapevolmente, tutto ciò che ho sentito distrattamente per radio. Per ogni brano hai registrato diverse parti di violini che poi sono
state assemblate in fase di mixaggio. Sono curioso di sapere come proponi i
pezzi dal vivo. Anche usando una loop station non credo che tutto sia riproducibile
in contemporanea…Inizialmente si era pensato, per
i live, all’ausilio di una loop station per potenziare la scrittura degli
arrangiamenti; col tempo ho capito che l’essere completamente da sola con il
violino e pochi effetti (solo sul suono) sarebbe stata una vera e propria
sfida. A cosa? A tutto ciò che è oggi “orpello & vestito”. A tutto quel
gran sipario che spesso nasconde il nulla. Se riuscirò a stregare il pubblico
solo con il violino e la voce vorrà dire che ho scritto belle canzoni. Vorrei
ricordare però che almeno due brani del disco sono stati eseguiti a presa
diretta, senza sovraincisioni. “Magma” arriva dopo una serie di esperienze molto diverse:
discografiche, ma anche cinematografiche e teatrali. Con quali aspettative ti
sei dunque avvicinata alla realizzazione del disco? Le aspettative erano tante,
troppe, c’è praticamente la mia vita in questo disco. Lo spirito, invece, è
quello di uno zero algebrico – concetto che ho espresso molto chiaramente in Tentativo Zen – cercando di ricominciare
dimenticando tutto ciò che è stato, potenziando la forza dell’istante
(ichinen). Nello specifico volevo soffermarmi su due delle tue esperienze. La
prima è quella con Teresa De Sio. Cosa si impara lavorando fianco a fianco, da
ormai qualche anno, a lei? L’altra riguarda
Parsifal, in cui Alessandro
Scanderbeg recita un testo di Mariangela Gualtieri. Come è nata questa cosa che
immagino derivi dalla tua collaborazione col Teatro Valdoca? Al fianco di Teresa De Sio ho imparato la sintesi della musica popolare, la
verità e l’onestà intellettuale che oggi, tra gli artisti, sembra quasi passata
di moda. Per quanto riguarda il teatro, invece, ho la fortuna di respirarne
ancora la polvere. Ciclicamente. Mariangela
Gualtieri è, per me, la scrittrice che meglio rappresenta quest’epoca di
catastrofiche commozioni. E’ immensa. Nel disco su tredici brani ci sono quattro cover, come le hai scelte? In
particolare ci dici qualcosa sulla scelta di Amandoti dei CCCP? Le cover che ho scelto le ho
personalizzate a tal punto da sentirle mie a pieno titolo. Sono canzoni che
adoro ma ho distorto come certe figure di Francis
Bacon: un classico della pittura barocca i cui elementi di riferimento
risultano traslati, disciolti nell’acido del nostro inquieto ‘900. In questo
senso mi sento molto pittrice! Riguardo il brano Amandoti ho pensato di raccontare un sentimento molto sofferto,
congelato da una distanza sempre più invasiva (vento). E oltre alle cover, anche gli ospiti sono quattro, è una concidenza? Gli ospiti sono quattro, come gli
elementi, e li ho amati intensamente. Sono capitati per caso nella mia vita, ma
non per caso fotografati con me in questo disco; penso che potremmo essere una
famiglia meravigliosa insieme ma ciò non è possibile…Tutto quello che abbiamo detto fino ad ora va a creare un disco
multiforme dal quale credo hai preso ispirazione per il titolo. Ma “Magma” è
anche qualcosa di interiore, di caldo e denso, che erutta… che cosa hai voluto
buttare fuori? Penso che la tua osservazione
riguardo al titolo sia pertinente ed acuta. E’ una “Apeiron”, un inizio ma
anche una fine, è la fotografia di un cinico cronista che sta immortalando un
uragano: ne è risucchiato e non ha il tempo di prendere le varie attrezzature,
è dunque un disco scarno. Non c’è una coerenza orizzontale tra le cose, ma solo
una verticale ed esoterica. Fluida ai miei occhi tanto da assemblare con
disinvoltura Sweet Dreams con una
cadenza per violino solo in stile post-romantico… e non è forse questo
raccontare il nostro caotico mondo? Decisamente. Quindi mi sembra di capire che sei soddisfatta del
risultato…Sono molto soddisfatta del mio
disco perché è un’opera senza strategie di mercato, perciò un autentico quadro
della mia percezione delle cose. Penso di potermi ancora permettere la verità
e, spero, la magia. A questo proposito mi piace citare Nick Drake: ogni artista è nato per non amare nessuno e non essere
amato: è stato creato solo per amare la magia.
H.E.R.
