Parte piano la trentatreesima
edizione del Premio Tenco, ma è un
avvio lento causato dalle due importanti defezioni dell’ultima ora di Carlo
Fava e Massimo Ranieri, che avrebbero dovuto cimentarsi insieme a Sergio Cammariere nell’omaggio a Sergio
Bardotti, leit motiv della prima delle tre serate. Ed è proprio Cammariere, con
una buona versione piano-voce di Lontano
lontano, ad aprire la rassegna: al cantautore crotonese va il set più lungo
della serata, arricchito dopo l’inizio in solitario dalla band che solitamente
lo accompagna, nelle cui fila milita alla tromba un Fabrizio Bosso decisamente
in forma. Cammariere propone le sue Via
da questo mare e Libero nell’aria,
dando poi il via all’omaggio a Sergio Bardotti con le riletture di due
traduzioni del grande paroliere dal repertorio brasiliano (La rosa spogliata di Vinicius-Toquinho e Com’è che ti va? di Vinicius) entrambe piuttosto riuscite.
L’intervento di Joan Isaac, con una Ed io tra di voi (di Bardotti-Endrigo)
in catalano e italiano, continua l’omaggio e conclude l’esibizione di
Cammariere, che accompagna al pianoforte il grande cantautore iberico. Samba per Bardóci è il brano inedito che Armando Corsi e Sergio Secondiano Sacchi hanno scritto in ricordo
di Bardotti come unico inedito del disco-tributo “Bardóci”. Ma Carlo Fava, che
sul disco lo canta, è assente ed è allora Corsi a sostituirlo, cavandosela come
prevedibile più alla chitarra che alla voce. Il primo intervento di Jimmy
Villotti (un po’ macchinoso durante tutta la serata) anticipa i tre brani con
cui Milton Nascimento conclude il
primo tempo. Il musicista del Minas Gerais non è in gran forma e si vede, ma la
sua voce dal falsetto nitido e una tanto ovvia quanto bella Chega de saudade lo salvano da una
possibile figuraccia. Il secondo tempo è soprattutto
dei giovani. Aprono Jang Senato e Cordepazze: pur essendo
franco-romagnoli, i primi paiono abbastanza debitori della scuola romana (ma
anche di Bersani) e propongono un set gustoso senza nulla che li faccia però
ricordare; un po’ meglio i secondi con la loro mistura di canzone d’autore,
swing e teatro – tuttavia anche qui manca qualcosa che ce li lasci davvero in
mente. Le Luci della Centrale Elettrica arriva all’Ariston con al seguito
un misto di attesa e curiosità. Vasco Brondi, una delle poche cose veramente
nuove degli ultimi anni di cantautorato del nostro Paese, sale sul palco con
Giorgio Canali all’acustica ed il nuovo innesto Elena Savoldi al violoncello.
Dei quattro brani proposti a convincere è soprattutto l’intensa Piromani, ma in generale a destare
qualche perplessità è l’approccio completamente acustico dell’esibizione, che perde
parecchio in sostanza senza l’elettrica di Canali a incidere tensione sui versi
del titolare. In chiusura Gipo Farassino arriva per la prima volta al Tenco portando in dote
la sua anima da attore-crooner. Venti minuti di esibizione perfetta a sentire
gli applausi del pubblico, meno per chi scrive, che confessa una certa
sonnolenza nei confronti di un modo di essere cantautori troppo basato sulle
parole e (paradossalmente) troppo poco attento alla canzone nel suo insieme. Ma
a parte ciò, e tenendo conto delle assenze, una prima serata a bilancio
positivo.
Premio Tenco 2008 - prima serata
Teatro Ariston, Sanremo
06/11/2008
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