
Radio documentario di Elisabetta Malantrucco e Mauro De Cillis
Prodotto da RAI Radio Techete’
Il 24 ottobre scorso, in occasione dell’apertura dei lavori della XX edizione del ‘Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa’, è uscito il primo episodio (di una serie di cinque) del podcast ‘La chitarra e una tazza da tè – Storia di Bianca d’Aponte e del Premio a lei dedicato’. Si tratta, lo diciamo subito, di un lavoro certamente di pregio, del resto ideato e maneggiato da due professionisti di grandissima esperienza quali sono Elisabetta Malantrucco e Mauro De Cillis di Rai Radio Techetè; ma anche e soprattutto meritorio perché, pur se può apparire anomalo che il racconto di una vita arrivi dopo vent’anni di esistenza di un premio che quella vita ha generato, questo lavoro mancava. Il motivo risiede nella la brevità del percorso terreno di questa straordinaria artista, così breve che si è partiti dalla fine – una fine tanto improvvisa quanto incredibilmente colma di promesse per il futuro – per rileggerlo poi a ritroso, anno dopo anno, attraverso le voci delle “madrine” del Premio che hanno scoperto e interpretato le composizioni di Bianca. Motore e spinta propulsiva di tutto il mondo che ne è nato: l’amore. L’amore che viene dai genitori Giovanna e Gaetano (qui sotto nella foto), sempre volto verso la loro unica e adorata figlia, di cui hanno coltivato una personalità solida che di amore ne ha per tutti e per tutto: verso i più sfortunati, verso la giustizia, la bellezza, l’attivismo sociale, gli amici, il teatro e, quale sintesi espressiva di tutto questo, verso la parola cantata.

La produzione di Bianca è variegatissima, come lo è il mondo interiore dell’adolescenza e dalla prima giovinezza, giacché, come sottolinea Elisabetta Malantrucco, “Tutto si è compiuto, sorprendentemente, dai 13 ai 23 anni”. È naturalmente l’età del più grande fermento e di massima agitazione emotiva, ma in lei tutto è amplificato da una eccezionale sensibilità ai dettagli (“Mare di grano, pollini e spose, rondini aprile e maggio le rose, mentre un bambino corre e fa tana, butta per aria una sciarpa di lana” da Canto di fine inverno), alla sofferenza dell’umanità più sfortunata ed emarginata (“dietro un pianto deriso, un meschino sorriso […] Benvenuta disperazione dentro l’anima nera di una terra lontana. Benvenuto, fratello smarrito, nel rumore di un mondo che non ha capito”, da Benvenuto), alla devastazione delle guerre contro cui si batteva senza risparmio (“Ma gli ideali non chiedono tanto, basta niente che scoppiano in canto”, da Il cantico dei matti). “Era un vulcano di iniziative, Bianca”, dice la mamma. Una voracità nei confronti della vita che giunge a quel paradosso talvolta proprio delle anime più grandi e sensibili: l’ombra del presagio che si affaccia, a tratti. La mamma ricorda alcune frasi di Bianca: “Non riesco a immaginarmi nel futuro, come una mamma con figli… faccio le cose così, giorno per giorno; il mio più grande sogno è andare a vivere in campagna con tanti cani e scrivere canzoni, però lasciare che le cantino gli altri” (“Sono musica che danza nella luna riflessa sul mare… Ninna nanna, ninna nanna, la mia favola adesso danza per le strade, zaino in spalla, come pallida anima scalza”, da Anima scalza).

Gli episodi del podcast seguono il passo della vita: la prima immagine proposta dal papà è una piccolissima Bianca di due-tre anni che inganna il mal d’auto con la soluzione della mamma che da bimba, a sua volta, aveva adottato: cantare. Il papà riconosce fin da subito la particolarità della voce, densa e intonata, e ne intuisce la musicalità. Lui, appassionato di blues e non solo, riempie di musica la casa e la vita della figlia. Lei cresce sostenuta totalmente nelle sue inclinazioni da due genitori che la lasciano libera di esprimersi, con il solo vincolo di una formazione adeguata e professionale: lezioni di pianoforte, di canto, di chitarra. Studi che per lei diventano passioni solo quando cade l’imposizione genitoriale e torna la libertà di viverli al proprio ritmo interiore.

Elisabetta Malantrucco e Mauro De Cillis affidano il racconto non solo alle voci dei genitori di Bianca, ma anche a quelle dei compagni di scuola, degli amici musicisti, degli insegnanti. La osserviamo vivacissima alle scuole elementari precipitarsi per le scale e travolgere “come uno tzunami” l’amichetto Gennaro Gatto, oggi imprescindibile punto fermo del Premio (qui a fianco in una foto d’archivio insieme a Fausto Mesolella), per portarlo via con sé; la vediamo crescere e trasformarsi da bambina a donna nelle parole di una sua professoressa; la seguiamo mentre passa da ragazzina affascinata ascoltatrice nelle sale prova dei musicisti più grandi di lei, diventare collaboratrice e infine autrice innovativa che, invertendo i ruoli, affascina gli artisti suoi amici che raccontano di lei, oggi, con immutato stupore.
Ci sono poi le voci delle artiste che si sono letteralmente innamorate delle sue canzoni e le hanno accolte nel loro repertorio: è il caso di Ma l’amore no, riletta da Cristina Donà nell’arrangiamento di Saverio Lanza; come pure Il cantico dei matti, tra i brani più affascinanti di Bianca per melodia e testo, che fu subito “rapita” dalla prima madrina del Premio, Brunella Selo, restituendone una versione asciutta di un cantare scandito, quasi declamato, sul pizzicare inconfondibile e discreto delle corde dell’Insanguinata di Fausto Mesolella; o di Ninna Nanna in Re, di cui viene colta l’essenza popolare del canto di culla e degli elementi propri della tradizione antica che originano la versione in siciliano di Francesca Incudine e quella in sardo di Elena Ledda, che su questa canzone dice: “Era come una mia canzone, perché l’avevo scelta, l’avevo amata, l’avevo rivestita con la mia lingua… Mi voglio illudere che Bianca l’abbia scritta pensando anche a me”.

E poi c’è la voce di lei, di Bianca, l’elemento innovativo e prezioso di questo lavoro: voce cristallina di quindicenne gioiosa ed emozionata che dialoga con il pubblico sul palco di uno dei primi concerti, voce grintosa che si immerge pienamente nell’interpretazione del blues di Zucchero, di Pino Daniele e di Eric Clapton, voce corposa e accorata che intona un pensiero personale e profondo. Tanto troviamo di lei, in questo splendido percorso. Preferiamo non aggiungere altro perché contiamo, con questa introduzione, di avervi espresso il nostro più caloroso invito all’ascolto di questo lavoro radiofonico.
Da parte nostra, abbiamo voluto raccogliere qualche pensiero degli autori (qui sotto in una foto di Alberto Marchetti), che ringraziamo di averci regalato perché bene esprimono la passione con cui hanno proceduto nella loro ricerca e nel loro narrare:
Elisabetta Malantrucco: “Affrontando questo lavoro avevo delle certezze: l’ascolto delle canzoni di Bianca, grazie alle madrine del Premio che ogni anno ne presentano una, mi aveva mostrato quanto Bianca avesse una scrittura molto matura e felice. Però per lavorare a questo documentario abbiamo ascoltato proprio tutta la sua produzione e stavolta direttamente dalla sua voce. Sono, a parte qualche raro caso, tutte canzoni di pregio: si capisce come Bianca stesse cercando il suo suono, la sua via. È eccezionale nel blues e ha una chiara vocazione per la musica popolare e folk. Ma non si è risparmiata neanche i ritmi latini, tanto per dire. E dopo questa full immersion nelle canzoni, sono arrivate le interviste, innanzitutto ai suoi amici di musica, quelli con cui lei ha cominciato a suonare: persone di grandissimo spessore; abbiamo così scoperto che Bianca aveva grandissimo carisma, senza essere mai prevaricante. Era allegra, non amava le persone pesanti, ma poi scopriamo pure che era anche molto riservata e rivolta al suo mondo interiore. Cercava il suo luogo e la sua strada anche se non riusciva a scorgere nessuna meta e questo col senno di poi mette i brividi. Nelle sue canzoni racconta proprio questo, ma anche tutto quello che osserva lungo la strada. Come i grandi, appunto. Infine, le interviste ai professionisti ci hanno confermato tutto: i suoi professori al Cet che ci dicono che quando lei cantava le sue canzoni si faceva silenzio e di fronte non c’era più una allieva ma una professionista. E poi arriva Paolo Corsi, all’epoca Direttore della BMG Ricordi – che la stava per lanciare sul mercato – che ti dice serio e senza enfasi: “Sarebbe stata una delle più importanti cantautrici del nuovo millennio”. Lo avevo capito facendo questo lavoro. Ma se te lo dice lui la cosa assume un altro significato. Allora mi dico che il destino ha strappato Bianca all’amore dei suoi cari ma anche all’arte e alla musica di questo paese. Perché lei avrebbe fatto grandi cose. Poi però mi fermo un attimo e pensandoci bene mi rendo conto che in qualche modo le sta facendo ancora.”

Mauro De Cillis: “Questo lavoro ci ha portato a conoscere tutto il repertorio di Bianca, facendoci apprezzare la sua ispirazione variegata e profonda, la grande qualità della sua scrittura. Ma soprattutto ci ha fatto capire una persona: una ragazza calma e determinata, divertita, divertente ma mai superficiale. L’allieva pronta a recepire gli stimoli a migliorare da parte dei suoi insegnanti e, nello stesso tempo, capace di tenere testa persino a una provocatoria ‘supponenza’ di Mogol. Il suo sguardo lucido sul mondo che l’ha portata ad un attivismo sociale a cui, si intuisce, non avrebbe mai rinunciato. Infine il mistero di quelle tracce lasciate nelle sue canzoni, quasi una premonizione di vita breve. Questo lavoro è stato impegnativo ma appassionante: adesso, più che mai, Bianca è per noi indimenticabile.”
Buon ascolto a tutti.
Episodio 1
Episodio 2
Episodio 3
Episodio 4
Episodio 5

