
Il ciclo arturiano è un complesso di miti e leggende medioevali che attingono alla tradizione celtica e bretone, incentrato sulle vicende di una serie di figure che da secoli fanno parte dell’immaginario collettivo. Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, Lancillotto e Ginevra, Parsifal (o Perceval), il Re Pescatore, Morgana sono solo alcuni dei personaggi più conosciuti che da tempo immemorabile alimentano la fantasia di scrittori, pittori, musicisti, registi ed artisti a vario titolo.
Come è noto, la “materia di Bretagna” ha dato vita ai romanzi e ai poemi cavallereschi di autori quali Chrétien de Troyes, Thomas Malory e Wolfram von Eschenbach e da sempre esercita grande suggestione sulla cultura europea con topoi quali la “quest” o “quête”, vale a dire il cammino di perfezionamento spirituale compiuto dai cavalieri durante le loro peregrinazioni tramite la ricerca di una reliquia o il superamento di una serie di prove.
Vincenzo Zitello, polistrumentista e compositore noto a livello internazionale, non poteva restare immune al fascino di questo mondo ed ha voluto dedicare ad esso un album, Graal. Zitello è stato, a partire dal 1977, il primo divulgatore dell’arpa celtica in Italia. Ha studiato con maestri come Dominig Bouchaud e Mariannig Larc’hantec per poi dedicarsi all’arpa bardica con Alan Stivell, ma nelle sue composizioni utilizza anche strumenti come viola, violino, violoncello, contrabbasso, flauti, clarinetto, cornamusa e molti altri. Dagli anni Ottanta ad oggi ha portato la sua musica in festival, teatri, luoghi storici, trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia e nel mondo e ha collaborato ad oltre 120 registrazioni discografiche con artisti musicali di ogni genere, facendo conoscere l’arpa celtica al grande pubblico.

Graal è l’ulteriore tappa di un percorso che ha visto il musicista, negli ultimi anni, incidere diversi concept album dedicati agli archetipi della cultura occidentale. Citiamo, tra gli altri, “Infinito” (2011), sulle quattro stagioni e i quattro elementi; “Anima Mundi” (2019), con 22 brani ispirati agli Arcani maggiori dei tarocchi; “Mostri e prodigi” (2021), disco che affianca l’omonimo libro di Elisabetta Motta sulle creature mitologiche, e il penultimo “Le voci della rosa” (2023), realizzato sempre insieme a Motta come parte di un progetto multidisciplinare sulla poesia contemporanea.
Era dunque pressoché inevitabile che un artista colto e sensibile come Vincenzo Zitello decidesse di accostarsi al ciclo arturiano, ricco di elementi e personaggi carichi di significati simbolici, primo fra tutti il misterioso ‘Graal’ che dà il titolo al lavoro discografico. Di esso si fa per la prima volta menzione, a livello letterario, nel Perceval di Chrétien de Troyes: qui il Graal non viene però identificato, come invece avviene in altre tradizioni, con la coppa contenente il sangue di Cristo, ma è un ineffabile oggetto aureo.
L’esperienza di ascolto di questo album è paragonabile allo sfogliare le pagine di un libro finemente illustrato, uno di quei poemi cavallereschi in cui coraggiosi eroi e affascinanti figure femminili popolano paesaggi dai tratti fiabeschi; viaggi, avventure e storie d’amore si intrecciano in dodici tracce musicali, come altrettanti quadri sonori, in luogo dei versi e dei racconti di poeti e narratori. Autentica protagonista è, ovviamente, l’arpa celtica, con il sostegno degli archi, mentre timbri differenti (dai flauti all’oboe, dalla tromba alle percussioni fino a strumenti tradizionali quali bodhran, tin wisthle, cornamusa, salterio ed altri) si inseriscono nei vari brani a suggerire caratteri e dettagli di atmosfere, luoghi e personaggi.

Nella title track il Graal viene evocato dall’arpa celtica, dagli archi, dall’ottavino e dal pianoforte. Segnaliamo in questo brano la presenza, tra i tanti musicisti ospiti nell’album, di Gianfranco D’Adda, già batterista di Franco Battiato negli anni Settanta/Ottanta, alle percussioni. A seguire, il mitico re Artù è protagonista di un affresco dai toni nostalgici a cui contribuiscono i colori dell’arpa celtica, degli archi, del clarino e dei flauti, con il significativo apporto della tromba di Laura Garampazzi. Nella Dama del lago spicca il contributo di Mario Arcari all’oboe d’amore a tratteggiare i contorni di una figura arcana e misteriosa, ma anche cruciale nel ciclo arturiano. Nelle varie opere letterarie, a questa fata delle acque vengono infatti attributi diversi nomi (tra i quali quello di Viviana) e ruoli (è colei che alleva Lancillotto, che consegna ad Artù la spada Excalibur e che accompagna il re morente ad Avalon, ma è anche apprendista e amante di Merlino). Seducente e ammaliante si fa la combinazione di arpa e violoncello a dipingere il ritratto di Morgana, altro personaggio femminile fondamentale, in parte sovrapposto a quello della Dama.
Non possono poi mancare Lancillotto e Ginevra (Lancelot e Guinevere), uniti da un amore adulterino e fatale: qui ad arricchire la narrazione musicale sono presenti i timbri della cornamusa delle alpi (“baghet”) e della nickelharpa di Luciano Monceri.
La figura del Re Pescatore, abitante infermo della Terra Desolata, è personificata dalla tromba, protagonista del brano, che rende palpabile la drammaticità della parabola del sovrano. Egli è collegato ad un altro personaggio fondamentale, Perceval o Parzival, colui che riesce a recuperare il Graal in alcune versioni della leggenda arturiana. Nella traccia corrispondente, all’arpa e agli archi si accompagna una molteplicità di strumenti (santoor, tin whistle, baghet, salterio ed altri) che nel complesso arrangiamento si intrecciano come fili di un arazzo multicolore a realizzare una vivida immagine dell’eroe dal cuore puro.
Graal è un’esperienza sonora che conduce l’ascoltatore in un universo mitico e senza tempo, in cui realtà e illusione, verità e mistero, perfezione spirituale e fallibilità umana sono gli ingredienti di vicende che da quasi mille anni hanno conquistato il cuore e l’anima di innumerevoli appassionati. Ancora una volta, dunque, Vincenzo Zitello riesce ad incantarci con la sua capacità di materializzare luoghi, archetipi e figure tramite la sua abilità compositiva e i suoi virtuosismi strumentali.

Vincenzo Zitello
Autoprodotto
01. Graal
02. Artù
03. Visioni
04. La dama del lago
05. Morgana
06. Le querce di Brocéliande
07. Lancelot e Guinevere
08. Mehrzin
09. Sir Gawain
10. Il Re Pescatore
11. Parzival
12. Avalon
Vincenzo Zitello
Vincenzo Zitello: arpa celtica, viola, violoncello, contrabbasso, flauti traversi, ottavino, clarinetti santoor, salterio ad arco, glokenspiel, calimba, cornamusa delle alpi Baghet;
Giovanna Barbati: violoncello;
Fulvio Renzi: violino, violino baritono;
Laura Garampazzi: tromba, euphonium;
Mario Arcari: oboe d’amore;
Glen Velez: bodhran, rider, tamburo a cornice, triangolo;
Gianfranco D’Adda percussioni;
Vicki Ferrara: timpano;
Simone Colzani: tamburo a cornice, percussioni, rullante scozzese;
Luciano Monceri: nyckelharpa;
Daniele Bicego: flauto irlandese;
Raffaele Rinciari: pianoforte.
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2024
