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Legru sono una band della provincia di Como che ha nel DNA l’indole indie rock che ha contraddistinto diverse realtà musicali italiane negli anni Zero. Ma la loro volontà è chiaramente quella di rinnovare un genere, di renderlo più contemporaneo sia nel sound sia nella scrittura.

Nel loro primo album, Comfort, la band comasca vuole mettere in chiaro, fin dalla prima traccia, che il vocoder non è un nemico da combattere ma uno strumento di contaminazione.

In tutti i brani del disco, Legru utilizzano massicciamente effetti vocali tipici della musica urban di questi anni ma li inseriscono in un contesto sonoro completamente diverso dal solito.

 

Questo esperimento, che con tutta probabilità non saranno gli unici ad aver proposto, riesce a convincere in quasi tutte le tracce del disco. In alcuni casi, però, come in Camaleonte, il vocoder – e in generale il trattamento della voce – non sembra essere perfettamente a fuoco e alla lunga  il rischio di diventare ripetitivi è dietro l’angolo. Crediamo che il problema stia nella scrittura del pezzo. Infatti, mentre Camaleonte è un brano con una struttura e una melodia tipiche del genere indie rock, il successivo Nave ha un taglio, una scrittura, più contemporanea e tutto il lavoro fatto sulla voce di Nicolas Ardino vale oro. Qui sì che si percepisce perfettamente dove vogliono andare a parare. Il rinnovamento del genere indie rock inizia, infatti, proprio dalla scrittura.

 

 

Anche il brano di apertura, nonché singolo apripista Tarda giovinezza, sta proprio sulla linea di confine tra il vecchio rock italiano di vent’anni fa e il nuovo indie pop, e le cose funzionano decisamente bene. A metà disco troviamo Come le modelle, dove aleggia un po’ lo spettro dei Ministri, che i nostri cercano di scansare con delle scelte di produzione che trascinano l’ascoltatore verso lidi più pop-rock; tra l’altro nel testo ammettono senza remore: “chiamami scemo, vorrei andare a Sanremo e cantarti una canzone con quella rullata che ti piace tanto”. In Milanofiori, invece, si percepisce addirittura un riferimento ai trentini PopX, per via di un testo un po’ più ironico degli altri e un utilizzo del vocoder talmente eccessivo da sembrare un timbro vocale.

 

Due parole in più vorremmo spendere per i testi. Nel disco si percepiscono tematiche generazionali molto interessanti come l’immobilismo emotivo, le insicurezze che si trasformano in un rifugio, il disagio, la disillusione… Ogni traccia è un frammento di queste tematiche che, per le generazioni Y e Z, diventano quasi una zona di comfort (da qui probabilmente la scelta del titolo) ed è emblematica una frase che ne riassume il senso: “una culla che consola e un recinto che intrappola”.

In definitiva Comfort è un buon disco d’esordio, curato nella produzione (da circa un anno sono entrati anche nell’orbita di Costello Agency, realtà molto attenta a questa tipologia di sound) e dove i brani lasciano intravedere un futuro in evoluzione. Al gruppo le idee non mancano e, come di dice in questi casi, chi ben comincia è a metà dell’opera.

 

Artwork: Manitu Studio – Foto tratte dai profili social del gruppo

Artista:
Legru
Etichetta:
Autoprodotto /Artist First
Elenco Tracce:
01. Tarda giovinezza
02. Camaleonte
03. Nave
04. Come le modelle
05. Hanno riaperto le discoteche
06. Milanofiori
07. Legru
08. Lo senti anche tu
Produzione Artistica:
Andrea Pacchetti
Musicisti:
Nicolas Ardino: chitarre, pianoforte, voce; Matteo Cattaneo: basso elettrico, cori; Alberto Zerbi: batteria e percussioni; Andrea Beninati: violoncelli
Anno di Uscita:
2025
Durata:
24:08