Un’Anima jazz pervade il nuovo disco di Tony Canto, un musicista e autore tutt’altro che nuovo sulla scena della musica italiana e internazionale, ma che di solito muove da dietro le quinte le sue produzioni.
Essere nascosti e dietro le quinte è un po’ l’essenza della sua vitalità soffocata, per niente sognatrice, anzi molto concreta e disincantata che si snoda nelle composizioni di questo album. Se a volte tale atteggiamento sembra scivolare in una stimmung alla Sergio Cammariere, risulta originale per lo più, soprattutto nella sezione delle canzoni più bossa nova. È infatti da esperienze personali di questi anni che nasce l’influenza, o meglio la necessità di esplorare le terre di Jobim, sia nella realtà che nell’ispirazione.
La saudade, che cade dal cielo come Aguas de março in Piove Saudade, deriva da una diretta esperienza di un tour che Tony Canto ha svolto e continua a svolgere in Brasile. Eppure la malinconia, la tristezza, la nostalgia, insomma tutti quei sentimenti che fioriscono (Rifiorire) dal profondo delle anime lacerate non portano a una struggente negatività, piuttosto vengono visti con occhio da chirurgo, da spione hitchcockiano che fotografa una realtà in continuo divenire, un magma costante che fa trasparire le sue maglie di contaminazione da un accordo all’altro, da una struttura all’altra, riflettendo sì il vero animo interno del personaggio, ma più come animus, per dirla con Lucrezio, con la teoria che razionalizza i propri elementi chimici per scostare il dolore dalla propria vita. In definitiva si sfocia nell’ironia, ed è proprio ciò che sottende a un pezzo come La felicità è una cosa seria, già dal titolo mordace, che è ancora più bossa nova in realtà del successivo Piove Saudade.

D’altronde è proprio una piccola sezione all’interno dell’album, perché già la precedente Rifiorire si accosta al genere, in un modo però più italiano, alla Vanoni per intenderci, anche se rimane jazz nelle sue componenti principali; da tanto, troppo tempo, non si sentiva un assolo di contrabbasso in una produzione non prettamente jazz. E la metafora odeporica diventa così palese: è l’occidentale, anzi l’Italiano che rifiorisce dopo la routine del nostro continente, cantata per esempio poco prima in Un giorno in più, prassi tediosa leopardiana, o se vogliamo stile Orme di Sguardo verso il cielo, in cui si spera, come Montale, in una Imperfezione, titolo del pezzo che collega appunto alla sezione brasiliana; può rifiorire quindi solo viaggiando, solo aprendo la propria mente verso nuovi orizzonti, in questo caso quelli sudamericani appunto, che immagazzinano la samba per un nuovo apprendimento. Tutto ciò generà un vulcano nell’anima terremotata, proprio nell’ultimo pezzo Stromboli, che è il ritorno a casa del protagonista, sia reale (Tony Canto è siciliano), sia metaforico e artistico: una canzone in dialetto, per niente jazz e invece molto popolare, dedicata appunto a ciò che distingue la terra siciliana.
Questa è solo una delle letture con cui si può affrontare un’opera molto sintetica di un artista che sembra avere molto da dire, con una voce sommessa in mezzo a tanti che urlano, ma che non dicono alcunché.
Tony Canto
01. Cara
02. Anima
03. Un giorno in più
04. Imperfezione
05. Rifiorire
06. La felicità è una cosa seria
07. Piove Saudade
08. Stromboli
Tony Canto
2025
30:51
