Sedici i cd di questa nuova puntata, come sempre trafficatissima e alimentata da percorsi e strategie editoriali variegate

Per una volta partiamo da una piccola grande delusione, riguardante la giovane polistrumentista sarda Zoe Pia, che aveva destato notevole impressione al suo apparire, ma che nel recente Rite (Parco della Musica), inciso col collega polifiatista svedese Mats Gustafsson, non tiene dietro a quelle promesse. Il disco, pur non privo di qualche felice intuizione, appare infatti alquanto dispersivo, e anche un po’ presuntuoso, indugiando troppo sulle intuizioni di cui sopra (per lo più iniziali), che non possono da sole tenere in piedi un intero cd.
Una situazione analoga sembra riguardare un’altra giovane virgulta di bellissime prospettive, la violinista piemontese Anaïs Drago, che sembra aver smarrito la felice creatività delle sue prime apparizioni (live e su disco) per incamminarsi su terreni più commestibili e patinati, come di primo acchito sembra confermare il recente Relevé Live (Westart), in trio con un altro giovanotto di bel profilo come Federico Calcagno ai clarinetti e Max Trabucco alle percussioni. In realtà poi le cose via via migliorano, pur permanendo un insidioso esibizionismo di fondo. Il domani ci dirà di più in merito.
Una commestibilità che ci appare però più intelligente, controllata per fini estetici, caratterizza un altro album in trio, Retrospektive (Aut) di Friedrich Micio (questo il nome collettivo), fitto di ance, archi, percussioni e quant’altro, lungo sette brani accattivanti quanto – come detto – arguti, vivaci, saporiti. Aspettiamo il seguito.
Nel succitato cd fa bella mostra di sé uno strumento insolito (e bofonchiante) come il fagotto, che torna in Liquid Walls (Caligola) del polistrumentista ad ancia Andrea Ferrari (foto in alto), dove al fagotto c’è Roger Rota, più chitarra e basso elettrici e batteria. Disco solido, ben costruito e condotto, con belle sonorità e belle dinamiche, quello firmato dal minore dei fratelli Ferrari, laddove Roger Rota torna (però al sax soprano) in duo col chitarrista Luca Brembilla in African Market (Da Vinci), lavoro di alto artigianato e felici scelte compositive (oltre metà brani sono di Abdullah Ibrahim), solo un po’ troppo ingabbiato in un rispetto della forma persino eccessivo.
Decisamente più libero appare un altro album in duo, Two for Keith (Long Song) firmato da Giovanni Maier, contrabbasso, e Alexander Hawkins, pianoforte. Il Keith del titolo è Tippett (non Jarrett), pianista di grandi appetiti e pari influenze portatoci via dal covid, con cui il bassista friulano ha lavorato appunto in duo, qui rivitalizzato con Hawkins in un lavoro totalmente improvvisato quanto meticolosissimo nel rispettare un senso della forma (delle dinamiche, degli incroci timbrici) assolutamente rigoroso.

Free impro della più chiara acqua (come si è soliti aspettarsela) anche in Flying Slippers (We Insist!) del trio composto dal trombonista Sebi Tramontana, dal cellista Luca Tilli e dal glorioso pianista inglese Steve Beresford (foto sopra). Qui la libertà lessicale abbraccia anche forme meno definite, talora antigraziose (senza eccessi) e irriverenti, talora più indolenti, sonnacchiose, tutti elementi che più o meno ritroviamo in 251 (Setola di Maiale) del Quartetto PsicoGeografico, parterre magari meno nobile (ance, piano e doppia percussione), ma pienamente calato nel ruolo, secondo dettami, appunto, assolutamente propri del contesto.
Totale recupero delle forme composte (salvo un brano) in L’ala incerta della farfalla (Aut) del LAC Trio (sax tenore, chitarra e batteria, più voce in Beau Soir, da Debussy), album dalle trame solide e definite e dal suono assai caratteristico, tendenzialmente scuro, quasi solenne, ma non per questo privo di aperture, elementi che ritroviamo anche in Untouchable Standards (Caligola) del baritonista (nonché pianista) Bruno Marini, lui pure in trio, nello specifico con basso e batteria. Qui a essere riletti sono sei più o meno noti temi da film (Goldsmith, Vangelis, Morricone…), inquadrati in un trattamento squisitamente jazzistico a sua volta di sicura coerenza (e coesione) strutturale ed estetico-espressiva.
Tutto dedicato a Duke Ellington (persino un po’ a sorpresa) è poi Junge Duke (Caligola) della bassista Silvia Bolognesi, nello specifico alla testa di un settetto pieno di bei nomi (Parrini, Marsico, Tony Cattano, ecc.) che rilegge un bel mazzetto di celebri temi del Duca del jazz, inframezzandoli con tre brevi impro, il tutto – e ci ripetiamo, perdonate – molto solido, compatto, esteticamente del tutto credibile, proprio perché con la bellezza, la sapienza, della scrittura ellingtoniana al centro del villaggio.
Sono invece per lo più a firma della cantante-pianista barese (ormai olandese d’adozione) Federica Lorusso i brani che compongono Incontri (ZenneZ), album fresco, accogliente, senza per questo mai scivolare nella banalità, in quintetto con una seconda voce, flauto, basso e batteria (più ospiti). In quartetto con fisarmonica (finlandese), piano (estone) e batteria è per parte sua The Legends of Otranto (GleAm), il nuovo (terzo) album del bassista campano-toscano Ferdinando Romano (foto sotto), cd di ottima fattura, originale nelle timbriche come nei tracciati toccati dai vari brani (sei, per lo più estesi), in un corpus concentrato, coeso e felicemente condotto in porto. Originale, anche per il modo di rapportarsi al substrato popolare evocato dal titolo.

Un’altra giovane realtà del jazz nostrano, il trombettista bresciano Gabriele Mitelli, firma poi con Colapesce (We Insist!), un altro lavoro di sicuro spessore, opera di un ulteriore quartetto internazionale con sax tenore, basso e batteria. Qui i tracciati appaiono più pieni, nervosi, a tratti grumosi, spesso condotti nella dimensione del bozzetto (metà dei brani non superano i due minuti), in possesso di una forte identità e un notevole tiro.
Sempre a trazione trombettistica (Josh Deutsch, principale penna del gruppo) e ancor più largamente internazionale (l’unico italiano è il chitarrista Nico Soffiato), con tre diversi batteristi ad alternarvisi, è poi il Redshift Trio, che in Cloud Forest (nusica.org) ci propone un musica piuttosto densa ma comunque leggibile (specie proprio grazie alla tromba), educata e vitale, col solo potenziale limite di tendere un po’ a ripetersi fra brano e brano, laddove Fisse (Aut) del sassofonista Andrea Ciceri, con cui chiudiamo la nostra carrellata, ha maggiori frecce al proprio arco potendo contare su un sestetto coi fiocchi (Esatomic), forte, fra gli altri, di Mario Mariotti ancora alla tromba, Francesco Chiapperini, clarone e flauto, e Andrea Grossi, contrabbasso, il tutto per un cd pieno, concreto, rotondo, cui magari qualche tratto un po’ più personale avrebbe potuto far fare un ulteriore salto di qualità.
Foto di Alberto Bazzurro (Ferrari, Romano) e Luciano Rossetti (trio).
AA.VV.
http://www.zoepia.it/portfolios/rite-zoe-pia-mats-gustafsson/
https://anaisdrago.bandcamp.com/album/relev-live
http://www.autrecords.com
http://www.caligola.it/
https://music.apple.com/it/album/african-market/1780846612
https://longsongrecords.bandcamp.com/album/two-for-keith-2
https://weinsistrecords.com/
http://www.setoladimaiale.net/catalogue/view/SM4940
http://www.zennezrecords.com/shop/federica-lorenzo-incontri-cd
http://www.ferdinandoromano.com/news/2025/4/14/new-album-the-legends-of-otranto-out-now
http://www.nusica.org/web/label/36-cloud-forest/
