«Mi sono perso in un film perché nel cinema, tre file avanti, sì, eri tu». È l’incipit di Un fachiro al cinema, quarta traccia dell’album “Una faccia in prestito”, 1995. Canzone e disco che Ilaria Pilar Patassini, in un’intervista uscita su queste pagine qualche anno fa, aveva preso come esempio per descrivere il genio di Paolo Conte (leggi l’intervista completa). Tre versi per raccontare tutto. Alla fine, quell’aspirazione che sembrava irriproducibile, tanto alta è la materia, è diventata un disco di estremo fascino dal titolo paronomastico. Canto Conte, edito da Parco della Musica Records e prodotto dalla cantautrice insieme al direttore d’orchestra Angelo Valori e al Centro Adriatico Produzione Musica.

Se si volesse proprio giocare a stilare una lista degli artisti che no, non si toccano, non si cantano, è quasi certo che l’avvocato di Asti sarebbe tra i primi della lista. In questo disco, però, non sentirete Paolo Conte. Almeno non sentirete solo Paolo Conte. Lo troverete, chiaro, le canzoni sono sue. Però sentirete soprattutto Ilaria Pilar Patassini. La sua voce, la sua fisicità e i suoi voli lirici. Patassini ha una enorme dote, riesce a entrare nell’anima dei suoni con estrema naturalezza. Qui trova anche un riflesso sentimentale: si percepisce, ascolto dopo ascolto, che in questi brani ha cercato e trovato il suo intero, il lembo giusto del cuscino. In questo universo così variegato e così misterioso, le sue qualità di interprete si esaltano e illuminano la grandezza compositiva di Paolo Conte grazie anche al tappeto sonoro scelto per ridisegnare i brani e portarli nel proprio mondo marcando, al contempo, un rigoroso rispetto per le armonie. Una drammaturgia musicale composta da un’orchestra di quattordici archi, la Medit Orchestra, un clarinetto, un sassofono, un organetto, la fisarmonica e il pianoforte.

Nella selezione di queste 18 canzoni si avvertono anche una profonda conoscenza e un attento studio del repertorio di Conte. Pilar traccia un arco che va dal 1968 di Azzurro al 2014 di Snob. In mezzo c’è tanto del Conte anni Ottanta e Novanta, quello di Paris milonga, dell’omonimo “Paolo Conte” (da cui arriva il singolo Come di), di “Parole d’amore scritte a macchina” e, ça va sans dire, di Una faccia in prestito. Brani molto noti si mescolano a piccole gemme nascoste nei dischi live del cantautore astigiano, ma ci sentiamo di lasciarvi il gusto della scoperta in questo senso.
«E ce pare a truvá ‘na femmena». Verso di Spassiunatamente. “Aguaplano”, 1987. E ci pare di trovare una femmina. Al di là dei fatti storici, che pure hanno un peso in progetti monografici come questo, rimane costante un fatto artistico. Ilaria Pilar Patassini veste la teatralità di Conte con una voce – e un punto di vista – femminile senza cambiare una singola desinenza. Non cede mai il passo a quello che interpreta ma rimane dentro alla musica e alle parole. Quelle parole che somigliano tanto alla letteratura o alla sceneggiatura di un film, Pilar le abita tutte, gioca sulle melodie e rivela la tangibile sensualità della scrittura di Conte.
Un caffè concerto di Parigi, un teatro, un jazz club. L’ambientazione ideale sceglietela voi. Sentirete forse pure l’odore di una leggera pioggia provenire da fuori.
Ilaria Pilar Patassini
Parco della Musica Records
01. Alle prese con una verde milonga
02. Come di
03. Un vecchio errore
04. Gli impermeabili
05. Dancing
06. Dal loggione
07. Madeleine
08. Architetture lontane
09. Spassiunatamente
10. Una giornata al mare
11. Reveries
12. Messico e nuvole
13. Snob
14. Azzurro
15. Elisir
16. Via con me
17. Come mi vuoi
18. Il maestro
Ilaria Pilar Patassini e Angelo Valori
Ilaria Pilar Patassini - voce Angelo Valori - pianoforte Medit Orchestra - archi Manuel Trabucco - clarinetto e sassofono Danilo Di Paolonicola - fisarmonica Alessandro d’Alessandro - organetto
2025
1 ora e 12 minuti
