La manifestazione ‘Quel Gran Genio’, svoltasi a Milano dal 26 al 29 settembre (con un’importante anteprima il 14 con il concerto al Mulino di Anzano del Parco con G.Carroccia e Mogol), ha visto andare in scena l’ultimo atto di questa 3ª edizione. La location scelta è stata il Teatro Gerolamo, con un live intitolato ‘Qualcosa che vale’, che ha visto la partecipazione della cantautrice Patrizia Cirulli in formazione trio semi-acustico.

Prima di raccontare del concerto, lasciateci dire che questo teatro è un autentico gioiello architettonico, risalente alla fine dell’Ottocento. Dopo la chiusura a causa della sua costruzione in legno incompatibile con le normative sulla sicurezza, il Gerolamo (qui in alto in una foto d’archivio) è stato ristrutturato più volte, fino a quando, nel 2017, venne riaperto definitivamente al pubblico dopo essere stato completamente restaurato. Per via delle sue dimensioni contenute e dell’atmosfera raccolta ed elegante, è noto come teatro “bomboniera” e soprannominato “la piccola Scala”. La struttura si distingue per la presenza di due ordini di palchi, un loggione e una platea, per una capienza complessiva di circa 170 posti, forse qualcuno in più.
I visitatori che entrano nella sala vengono immediatamente rapiti dalla bellezza e dall’eleganza dell’ambiente. Un’atmosfera di intimità e quasi sacralità avvolge gli spettatori, accentuata dalla vicinanza fisica degli artisti presenti sul palco.
Ma veniamo al concerto.

Come dicevamo si è trattato di un live inserito nella 3ª edizione di ‘Quel Gran Genio’ e, come si è prodigato di sottolineare più volte il direttore artistico Francesco Paracchini, la “mission”, il filo rosso che lega tutti gli eventi presentati nella manifestazione hanno l’intento dichiarato di farci conoscere meglio la figura di Lucio Battisti, cercando ogni anno di sottolineare la sua capacità di innovare nella musica italiana.

E quello di lunedì 29 settembre è stato un evento che andava proprio in quella direzione, perché prevedeva la riproposizione per intero dell’album “E già”, il primo dopo la rottura artistica con Mogol. L’album, uscito nel 1982 e scritto insieme a Velezia (pseudonimo di Grazia Letizia Veronese, moglie di Lucio) spiazzò non poco il pubblico dell’epoca. Era quello il periodo in cui Battisti s’innamorò dell’elettronica, dei suoni campionati, della potenzialità che le “macchine” potevano offrire ad un musicista. Non a caso quell’album è uno dei primissimi esempi (non solo italiano, ma europeo) in cui non vennero utilizzati classici strumenti musicali come chitarre, tastiere, batteria, basso, eccetera, ma solo ed esclusivamente strumentazione elettronica.
A gestire questa sfida Battisti chiamò un grande esperto di quel mondo, Greg Walsh, un ingegnere del suono che aveva già lavorato, giusto per dirne una, con il live mondiale di The Wall dei Pink Floyd…Il risultato fu un album dove le melodie furono volutamente meno limpide, più sovrastrutturate, e dove anche i testi rimasero abbastanza in secondo piano rispetto alla potenza per certi aspetti caotica degli arrangiamenti (mentre le melodie quelle no, erano ben identificabili già ad un secondo ascolto).

I testi, dicevamo. Sono proprio i testi la sorpresa vera di questa nuova riproposizione di Patrizia Cirulli.
Infatti, è da qui che nel 2012 parte l’idea di fare un remake di quell’album. E così la Cirulli chiama a raccolta 14 grandi chitarristi e confeziona un album dove l’unico strumento usato è la chitarra nelle sue varie declinazioni: acustica, classica, elettrica, 12 corde… e dove troviamo Mario Venuti, Fausto Mesolella, Massimo Germini + Andrea Zuppini, Paolo Bonfanti, Pacifico, Luigi Schiavone, Walter Lupi, Carlo Marrale + Simone Chivilò, Giorgio Mastrocola, Giuseppe Scarpato, Fabrizio Consoli e Carlo De Bei. Un lavoro dove ognuno di questi grandi chitarristi ha portato il suo stile, ma senza toccare la melodia, una scelta ben precisa che ha così permesso di apprezzare meglio i testi. Infatti, togliendo tutta l’elettronica dell’album originale, quello che è rimasto è l’essenza dei brani a cui si è aggiunta la forza evocativa delle parole. Una scrittura diretta, molto personale, forse anche didascalica se vogliamo, dove Battisti e Velezia ci mettono dentro le loro passioni e cercano di portare l’ascoltatore in un mondo altro. O meglio, di guardare il mondo in modo diverso.
Ed ecco allora il mare, il windsurf, la montagna e la voglia di contemplare la bellezza nel silenzio, l’energia che si sprigiona quando si entra in uno studio di registrazione e così via. Si percepisce una gran voglia di rapportarsi con qualcosa di più grande di noi, che va oltre la quotidianità e la versione semi-acustica della Cirulli coglie e amplifica proprio questo. Il titolo che Patrizia sceglie per il suo album del 2012 è “Qualcosa che vale” (incipit del brano Scrivi il tuo nome, prima traccia il cui inizio è appunto “Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale, dimostra a te stesso che non sei un vegetale. E per provare che si può cambiare sposta il confine di ciò che è normale”. Boom, un inizio diretto, preciso, quasi un manifesto di quello che Battisti farà da lì in poi.

Tornando all’oggi, il concerto del Gerolamo ha visto sul palco Renato Caruso alla chitarra classica e Andrea Santoro alle chitarre elettriche, un duo che ha saputo affiancare Patrizia e la sua voce, di certo uno dei punti di forza di questa cantautrice milanese. Nel corso della sua carriera ha pubblicato cinque album, ottenendo numerosi riconoscimenti dalla critica musicale. Quattro volte finalista al Premio Tenco (sez. Miglior Interprete) vincitrice del Premio Lunezia in tre occasioni, si distingue per il suo stile artistico e creativo che esplora con fluidità il territorio della musica leggera e quella d’autore, alternando profondità lirica e leggerezza melodica. Tutte caratteristiche che anche in questo live ha espresso appieno. La sua esibizione ha coinvolto il pubblico in una riscoperta profonda (anche) di questa parte del patrimonio musicale di Battisti e grazie alle caratteristiche uniche di questo suggestivo teatro, l’acustica ha consentito agli ascoltatori di immergersi completamente nella musica e nei testi, creando un’esperienza sonora avvolgente.

In apertura di concerto due giovani musicisti, Lorenzo Cellupica (pianoforte) e Francesco Curcio (voce), arrivati direttamente dalle finali del ‘UnoJazz&Blues Contest’ 2025, manifestazione gemellata con Quel Gran Genio e che si tiene ogni anno nel Teatro del Casinò di Sanremo. I due hanno eseguito alcune canzoni di Battisti del periodo mogoliano, creando di fatto un ponte per quello che sarebbe stato poi l’ascolto successivo con le canzoni del nuovo corso battistiano. Pur essendo in formazione duo, hanno impresso ai tre brani presentati un’impronta jazzata che è palesemente piaciuta al pubblico.
Poi si cambia scena e sul palco fa il suo ingresso elegante e discreto Patrizia, accompagnata da Renato e Andrea. Sulle note della musica proposta e rivisitata appunto in stile semi acustico, i presenti hanno potuto valorizzare e riscoprire un patrimonio sonoro quasi dimenticato nel tempo. Grazie al suo timbro profondo e autentico, la Cirulli si immedesima completamente nel personaggio Battisti, stabilendo una connessione esclusiva con il pubblico, affascinato dalla sua intensità vocale. Una voce, talvolta volutamente scura, guida lo spettatore dentro l’universo “battistiano”, superando i confini del presente per trasportarlo in quel periodo storico ricco di contrasti in cui Lucio cercava nuove strade per comunicare. E non solo attraverso la musica.

I due fidati chitarristi riproducono le melodie dei brani con maestria, sfiorando le corde dei loro strumenti con un tocco ora delicato ma a volte più deciso. Renato Caruso, con la sua chitarra classica, arricchisce le note delle canzoni con eleganza, affiancato dalla sonorità vibrante ma raffinata della chitarra elettrica di Andrea Santoro.
Terminata l’esibizione completa delle tracce dell’album “E già”, il concerto si chiude con un bis di tre brani storici, così da chiudere il cerchio. Dopo questo album, nella vita artistica di Battisti arriverà la collaborazione con Pasquale Panella, ma questo è tutto un altro film e speriamo di raccontarvelo in qualche altra occasione. Magari già nella prossima edizione di ‘Quel Gran Genio’.
servizio fotografico a cura di Mauro Lucchini

Patrizia Cirulli
Teatro Gerolamo (Milano)
29/09/2025
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