La menta selvatica è una pianta resistente, dall’aroma penetrante e dalle proprietà rinfrescanti e calmanti. Nell’antico Egitto essa veniva annoverata tra le erbe più preziose, mentre presso altri popoli dell’area mediterranea era usata per profumare le mense ed elevare lo spirito. Nel Salento, invece, già prima dell’anno Mille, nell’ambito della tradizione della “taranta” la menta veniva offerta alle donne morse dal ragno o affette da un disagio interiore.
Mila Trani, cantautrice milanese (ma di origine pugliese e di stanza a Barcellona) ha voluto rendere omaggio a questa pianta dalle forti connotazioni evocative e simboliche con il titolo del suo album di esordio, pubblicato dall’etichetta catalana Segell Microscopi. Non si tratta di una scelta casuale, bensì coerente con il suo percorso artistico. Mila è laureata in canto jazz e diplomata in pittura all’Accademia di Brera e questa sua duplice formazione è evidente nelle sue composizioni, nelle quali le sonorità evocano colori, immagini e atmosfere variegate e molteplici, intrecciandosi in vere e proprie sinestesie. Negli anni la cantautrice ha esplorato diversi approcci vocali e strumentali, studiando canto greco, curdo, turco, ottomano e indiano e percussioni afrobrasiliane e afrocubane; ha inoltre collaborato con diversi ensemble internazionali e ha curato progetti corali, orchestrali e teatrali ottenendo prestigiosi riconoscimenti.
Le composizioni di Trani rappresentano un crossover tra jazz e world music e in esse si rintracciano le influenze del fado, della musica brasiliana, del flamenco e della tradizione popolare italiana. Il suo primo EP risale al 2012, mentre Menta selvatica rappresenta, per il momento, il punto di arrivo della sua articolata ricerca musicale. Il disco – che consta di otto tracce originali più una cover degli Avion Travel, Sentimento – vuole essere una sorta di concept che esplora la femminilità in tutte le sue sfaccettature, dal conflitto interiore all’incontro con l’Altro e dagli affetti familiari al necessario distacco da essi verso la ricerca della propria identità. Le atmosfere dei brani emanano sensualità e la sinestesia sembra davvero essere la cifra stilistica principale dell’artista, con liriche e sonorità che evocano colori, odori e sensazioni tattili: “pelle”, ad esempio, è un termine ricorrente nei testi, quasi a voler esplorare il mondo con le percezioni sensoriali più intime e primordiali.
L’opener Avorio si gioca tra voce, chitarra e percussioni e trasuda voluttà, tra “ardore di carezze” e “incontro di pelle”.

Struggente è Sorella malinconia, in cui chitarra e archi accompagnano la protagonista in un viaggio a ritroso nei propri rimpianti e leniscono il doloroso ricordo di un’assenza. Si apre poi con il penetrante suono del ney di Christos Barbas la title track, che ci guida verso un tripudio dei sensi, tra aromi di mandorle, semi di papavero e fiori d’arancio, “petali di orgoglio” e “corone di dolore”. A seguire, Tupanara è un ironico ritratto di donna forte e malefica allo stesso tempo (“un metro e venti di malignità”), ispirato ad una lontana parente della stessa Mila. Essenza è un invito a ritrovare se stessi e a riconquistare la libertà (“togli quei vestiti che non ti appartengono, lascia respirare la tua pelle”): qui percussioni, chitarra e violoncello conducono l’ascoltatore insieme all’io lirico in un processo di riscoperta del sé.
Sentimento è invece, come si è detto in precedenza, un omaggio agli Avion Travel, band nei confronti della quale Mila nutre grande stima; nel brano ritorna il tema dell’esplorazione interiore tramite la metafora della barca che veleggia sul mare. Lontano è un canto a due voci – quella di Mila e quella della vocalist argentina Ana Rossi, che ha composto anche le liriche in spagnolo – e la sequenza si chiude con Cerco, in cui ancora una volta il dialogo tra chitarra e violoncello, insieme alle incalzanti percussioni, esalta la tematica dell’analisi introspettiva “nei solchi del tempo” e del desiderio di autenticità tramite la totale espressione di se stessi (“il rimpianto non esiste se lascia il posto alla libertà”).
Menta selvatica è un lavoro raffinato, che merita ripetuti ascolti per consentire all’ascoltatore di tuffarsi in un universo sinestetico, caldo e vibrante in cui timbri, sfumature, sapori e profumi si fondono nell’inebriante cocktail musicale di cui Mila Trani è sapiente autrice.

Foto di Roberta Lo schiavo
Mila Trani
Segell Microscopi
01. Avorio
02. Sorella malinconia
03. Menta selvatica
04. Tupanara
05. Essenza
06. Senza sfiorire
07. Sentimento
08. Lontano
09. Cerco
Bartolomeo Barenghi:chitarra - Sandrine Robilliard: violoncello - Martí Hosta: percussioni - Pau Lligadas: contrabbasso - Lluna Aragón: violino Featuring: Christos Barbas: ney in Menta selvatica - Ana Rossi: liriche e canto in spagnolo in Lontano
2025
41:00
