
Il 3 novembre scorso si è tenuta a Firenze una delle due date al Teatro Verdi del tour ‘Amuri Luci’ di Carmen Consoli. La cantautrice catenese sta infatti portando in giro il nuovo disco con una lunga serie di concerti che hanno avuto inizio ad Assisi alla metà di ottobre e che la vedrà attraversare lo stivale fino alla fine dell’anno, toccando i principali teatri italiani.
Il concerto è ‘bipartito’, e vede la prima metà dedicata all’ultimo lavoro discografico (“Amuri Luci”), mentre la seconda è dedicata ai brani del suo repertorio storico. Sul palco la voce e la chitarra di Consoli sono circondate da bouzouki, altre chitarre, mandolini (Massimo Roccaforte), batteria (Puccio Panettieri), percussioni (Valentina Ferraiuolo), basso, contrabbasso (Marco Siniscalco) e violino (Adriano Munaria, che suona anche le chitarre). Il sound è corposo, concreto, tante corde e percussioni che, con i legni di Giacomo Scaglitta Calà (presente nella prima metà di spettacolo) e la voce, si impastano perfettamente, restituendo una palette sonora omogenea e avvolgente.

La serata è aperta da Francamente (Francesca Siano), cantautrice intrigante, dalla bella sensibilità da cui traspare anche una grande consapevolezza. In proscenio, a sipario chiuso, illuminata dai fari laterali al palco che lasciano in luce anche una parte di platea, la giovane artista incanta il Verdi con quattro canzoni intervallate da parole misurate e consapevoli, intessendo un piccolo recital in cui il racconto di sé attraverso le canzoni passa dal dialogo con la contemporaneità e le istanze che alla cantautrice torinese (che da qualche anno vive a Berlino) stanno più a cuore; un intervento apprezzatissimo dai fan di Consoli che, a fine serata, hanno salutato Francesca con grande entusiasmo nel foyer del teatro.

Una volta terminato l’intervento di apertura, la sala si fa buia e, dopo una piccola attesa, inizia Amuri Luci. Circondata dalla sua raffinata band, troviamo in scena la Cantantessa con un vestito bianco, “tagliato” a metà dalla sua immancabile Maton. Una combinazione che rende la sua figura quasi magica, come una stregona pronta ad officiare un rito fatto di suoni e immagini. Salta subito all’occhio, infatti, la scelta di avere delle proiezioni particolari, sia alle spalle dei musicisti, sia davanti a loro, con un tulle rettangolare che occupa la porzione centrale di palco per poi dividersi in due più piccoli rettangoli che vanno a posizionarsi ai lati della scena. Proiezioni che, a volte, escono dai confini del palco e vanno ad inglobare i primi palchetti.

Questi elementi visuali ci riportano alla tournée di Max Gazzè dell’inverno 2023, e fanno pensare allo zampino di Stefano Di Buduo e Giuseppe Fischetti, anche se dai social dell’artista per ora non si sono ancora letti tutti i nomi dei collaboratori tecnici. Ad ogni modo si tratta di una soluzione molto efficace, che rende l’esperienza unica e che va, in una certa misura, anche a rendere più fruibile la prima parte di concerto in cui la lingua siciliana, con passaggi in greco e latino, sicuramente può essere uno scoglio. Nei video si vedono immagini con soggetti e toni vari: da animali a elementi naturali, fino ad arrivare alle piazze dei mesi scorsi con bandiere palestinesi, e si passa dal bianco e nero a scene fortemente blu o rosse. L’eterogeneità di materiali visuali si ricompone attraverso il ritmo delle immagini; lento e capace di coinvolgere lo spettatore e riportarlo a un respiro unico, condiviso. Lo scoglio della lingua non è da poco, infatti è un concerto sicuramente più godibile e apprezzabile con un minimo di preparazione, con uno o, meglio, più ascolti del disco alle spalle. Anche in questo sta la grandezza e l’audacia di Consoli: con questa parte di spettacolo la Cantantessa ci invita all’impegno nell’ascolto, e ci ricorda che il concerto non è solo il grande evento instagrammabile, ma può essere un momento rituale, che richiede una partecipazione completa dello spettatore, con cuore e mente.

Ciò detto, la prima metà trascorre come un incanto, e l’ultimo album viene eseguito per intero. Una pausa di una decina di minuti prepara alla seconda metà di spettacolo. A dire il vero, a parere di chi scrive, questa pausa spezza fin troppo la magia, il respiro condiviso e ritrovato di un altro tempo, ma si tratta di gusti e avrà le sue ragioni tecniche. Ad ogni modo, i tabagisti ringraziano e si riapre il sipario: Consoli indossa ora una gonna nera e una camicetta, offrendo un atteggiamento più rock. Lo spettacolo entra in un’altra fase, quella della “celebrazione”, della condivisione del percorso di quasi trent’anni che ha portato Consoli ad essere l’artista affermata che è. La voce rimane forse un po’ troppo indietro nel mix, il che la rende ben piazzata tra gli strumenti ma complica la fruizione e la comprensione delle parole, ma potrebbe essere una scelta.
Di questa seconda metà, fiori all’occhiello sono L’ultimo bacio, Parole di burro e In bianco e nero, eseguite voce e chitarra, dove gli arrangiamenti chitarristici ci riportano alle soluzioni viste nell’album “Eco di sirene”, perfetti, raffinati, pieni, virtuosi senza essere leziosi o inutilmente spettacolari. Un equilibrio unico che testimonia l’enorme forza di scrittura di Consoli – le cui canzoni funzionano anche con il meno possibile – e il suo “chitarrismo” meraviglioso e così caratteristico.

Si fa notare poi l’atteggiamento dei musicisti e della cantautrice sul palco, che rimanda a una desueta – almeno nel campo della musica popular – educazione e compostezza del musicista. Mi sembra di ricordare le lezioni al liceo musicale dove alcuni insegnanti invitavano gli studenti a rimanere fermi col corpo, a non muoversi troppo, per cercare l’espressività solo nel suono e nella tecnica. Ecco, non siamo chiaramente a questi livelli di rigidità, ma si vede che i musicisti sul palco sono un tutt’uno col loro strumento e attraverso ogni sfumatura del suono sanno esprimersi senza dover trasformare la gestualità che si associa all’interplay in uno spettacolo nello spettacolo. Questo non è né un bene né un male, dipende dai gusti, ma sicuramente è un atteggiamento che risuona con l’eleganza che è propria dell’intero spettacolo.
Con questo nuovo tour, dunque, Carmen Consoli si conferma come un’artista raffinata, colta e profonda, che ha saputo fare della canzone un mezzo di indagine di sé e della società; uno strumento potente di espressione che, malgrado la sua essenzialità, può prestarsi bene a descrivere anche la complessità. Sui temi che emergono dal nuovo disco e sulla poetica della cantautrice si potrebbe parlare a lungo ma, di questa serata fiorentina, ciò che sento importante sottolineare è che lo spettacolo che Consoli sta portando in giro è uno di quelli che ogni palato buono deve godersi; un concerto che come dicevamo prima richiede al fruitore il giusto impegno, la giusta partecipazione intellettuale, emotiva e spirituale, che non regala nulla ma impegna l’ascoltatore nel ritrovare un’altra velocità, un altro tempo. Il tempo della condivisione, della riflessione e dell’ascolto; il tempo in cui la sensibilità con cui si raccontano le storie è il vero contenuto.

Le foto presenti nell’articolo sono riferite ai concerti di Udine (Raffaella Vismara), Firenze (Luca Brunetti, Monia Pavoni, Luna La Chimia) e Palermo (Giuseppe Mazzola).
Grazie a tutti/e per i bellissimi scatti.
Raffaella Vismara
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LB Luca Brunetti Photographer
https://www.facebook.com/lucabrunettiphotographer
Monia Pavoni
https://www.facebook.com/monia.pavoni
Luna La Chimia Photographer
https://www.facebook.com/LunaLaChimiaPhotographer
Giuseppe Mazzola Photography
Carmen Consoli
Teatro Verdi (Firenze)
03/11/2025
