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Dopo la pubblicazione di un disco come Exuvia – in cui si parlava di rinascita e cambio di pelle – avevo ipotizzato che Michele Salvemini potesse abbandonare il nome Caparezza nel successivo lavoro. Non potevo sospettare che la situazione era ben più complessa e che Salvemini rischiava di non pubblicare proprio più nulla a livello musicale. In quei giorni, infatti, gli veniva diagnosticata una forma aggressiva di ipoacusia, di fatto l’anticamera della sordità. Molto difficile tornare a fare musica, molto probabile persino perdere l’udito.

 

Dopo il tour di Exuvia, Caparezza si trova costretto a ripensare completamente il suo ruolo di artista e dopo un momento di profonda angoscia trova risposta negli amati fumetti. È così che nasce il progetto Orbit Orbit: un fumetto autobiografico in cui il protagonista si trova svenuto in un camper (quelli utilizzati per i tour) e incomincia un viaggio (fisico e allegorico) nel cosmo alla ricerca della propria libertà. A lavorare sulle tavole vengono “ingaggiati” alcuni dei più importanti e promettenti nomi della graphic novel italiana: Sergio Gerasi, Nicola Mari, Renato Riccio, Stefano Tamiazzo , Riccardo Torti, La Came, Yi Yang e Marco Nizzoli.
Ma a lavoro ultimato, la musica torna a bussare alla porta di Capa. Da qui la voglia, l’esigenza di scrivere anche una sorta di colonna sonora del fumetto. Ed ecco Orbit Orbit, disco e fumetto. Un’opera unitaria che, però, può anche essere letta e ascoltata privandosi di una delle sue parti.

 

 

Un lavoro che idealmente si pone come conclusione – musicalmente e contenutisticamente –  di una trilogia introspettiva aperta da Prisoner 709 (la prigionia) ed Exuvia (la trasformazione e la fuga). Un disco in cui Capa fa convivere il rap con l’elettronica (i Kraftwerk), la new wave, il rock “spaziale” degli anni Settanta (i Rockets) la R’n’B e la classica. Tra riferimenti legati allo spazio e ai fumetti. Così come nei due precedenti dischi spariscono (o si attenuano decisamente) gli elementi ironici e sarcastici, così come certi funambolismi linguistici, si azzerano i riferimenti politici e la voce nasale “alla Capa”. Certo rispetto al passato qui i synth trovano amplissimo spazio a scapito – verrebbe da dire – delle chitarre elettriche che avevano caratterizzato la sua musica almeno da Museica in avanti.

 

Orbit Orbit è come detto un vero e proprio viaggio (spaziale, certo, ma anche interiore) verso la propria liberazione di uomo e artista. Per questo può essere anche letto come un meta-disco in cui l’autore riflette sul senso di fare musica oggi. Ogni brano si pone come un’ideale tappa tra ascese e cadute. Un concept album alla maniera delle opere rock degli anni Settanta, che quindi “racconta” una storia e non si basa solo su un concetto (qualcosa di simile d’altronde accadeva già in La dimensione del mio caos). 

 

Fluttuo orbito
Dopo essere svenuto Capa si ritrova a vagare nello spazio. La Terra viene vista attraverso un monitor a indicare (simbolicamente) la lontananza di Capa dalle piccolezze (politiche e sociali?) del nostro pianeta. Una canzone per certi aspetti eterea (soprattutto nel ritornello) che si presenta come perfetta ouverture, Orbit Orbitun tappeto di note di synth aprono la strada a un flusso di parole. Ma come detto tutto resta molto sospeso, tra suoni elettronici e cori in secondo piano.

 

Citazioni e riferimenti: “Come dopo Père Lachaise”, ferimento al cimitero di Père-Lachaise a Parigi; “Nuovo 2001/ Scimmie col monolito nero in mano”, citazionedi  di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick; “Apri la saracinesca, sono io, Hal”, HAL 9000, l’intelligenza artificiale di 2001: Odissea nello spazio; “Ora in testa ho un disco solare come il dio Ra”, riferimento alla mitologia egizia: Ra, il dio sole, ha il disco solare sul capo; “Ribalto Difool che nell’Incal cade nel pozzo”, chiaro riferimento a L’Incal, fumetto di Moebius e Alejandro Jodorowsky. John Difool ne è il protagonista, un investigatore che precipita letteralmente in un pozzo; “Fu la spada che impugnava il valoroso Valiant”, riferimento a Prince Valiant, il fumetto di Hal Foster; “Uomo nel cosmo come Flash Gordon”, citazione dal fumetto e serial di Flash Gordon (creato da Alex Raymond nel 1934); “Anche se non sono Buzz Aldrin, tengo per i viaggi spaziali”, Buzz Aldrin, astronauta statunitense, secondo uomo a camminare sulla Luna; “È il mio space calling, tipo Clash-London”, gioco di parole tra “space calling” e London Calling dei Clash; “Meta Quest”, riferimento al visore VR di Meta (Facebook); “Ryokan” è la tipica locanda giapponese; “Attraggo nel gorgo l’ammasso di El Gordo”, El Gordo è un ammasso di galassie tra i più massicci dell’universo osservabile; “Sotto scacco di una vita Kasparov”, Garry Kasparov è il celebre campione mondiale di scacchi; “Per aspera ad astra viaggio senza l’ayahuasca”, “aspera ad astra” è una locuzione latina  che significa “Attraverso le difficoltà, fino alle stelle”, l’ayahuasca è una bevanda psichedelica usata nei rituali sciamanici dell’Amazzonia.

 

Il pianeta delle idee
Il primo pianeta toccato dal protagonista è quello delle Idee; esseri quasi mitologici (ma senza consistenza) che chiedono al suo autore di dar loro corpo. Una canzone per certi aspetti paradossale, perché Capa decide di non procedere, quasi si assistesse ad una sorta di sospensione del giudizio. Mai fidarsi delle proprie idee, soprattutto quando queste diventano ossessioni. Le idee, quindi, come una sorta di zavorra da cui ci si deve staccare per poter davvero viaggiare liberi. Musicalmente è un brano tipicamente Caparezziano con ritornello corale. La parte del leone la fanno ancora una volta l’elettronica e le percussioni.

 

Citazioni e riferimenti: “Ascolto le loro lamentazioni/ potrei farne un libro come Geremia”, riferimento al Libro delle Lamentazioni, attribuito al profeta Geremia; “Alle ruspe nell’iperuranio”, Iperuranio è un concetto di Platone, luogo metafisico dove esistono le idee pure, perfette e immutabili; “Efesto è finito e si è inaridito il vulcano”, Efesto è il dio greco del fuoco e della metallurgia, fabbro degli dèi; “Sguaina la sciabola, tu sarai Sandokan/ Noi le tue tigri di Mompracem”, riferimento al personaggio di Emilio Salgari; “Come Tetsurō a bordo del Galaxy Express”, riferimento a Galaxy Express 999, manga e anime di Leiji Matsumoto, in cui il protagonista Tetsurō Hoshino viaggia su un treno spaziale alla ricerca dell’immortalità. “Mercenarie al soldo di Atena”, altro riferimento alla mitologia greca: Atena è la dea della saggezza.

 

Io sono il viaggio.
Abbandonate le proprie idee, Capa può ora viaggiare davvero libero nel cosmo senza una meta precisa. Il primo singolo ha fatto molto parlare di sé, dal momento che qui il rap sembra incontrare sonorità alla Daft Punk. Anche il ritornello si presenta etereo (tutto l’opposto del brano precedente) con la voce distorta dal vocoder di Capa.

 

Citazioni e riferimenti: “Sogno un viaggio di Melville, non un cargo di merci/ La mia vita per Moby Dick e non per un paio di pesci”, il riferimento ovviamente è a Moby Dick di Herman Melville; “Come sugli stemmi il gattopardo”,  rimando a Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa; “Giovane Aldobrando, lascio casa e corro il mondo”, Aldobrando, graphic novel di Gipi e Luigi Critone; “Come lo pterosauro di Arzach ho un personaggio sul dorso”, Arzach, fumetto di Moebius; “Io, Corto Maltese che osserva i gabbiani dal porto in paese”, Corto Maltese, fumetto di Hugo Pratt; “Piccolo principe, giovane Holden/ Sono il vecchio che va in mare e sfida ancora le onde”, tre citazioni: Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, Il giovane Holden di J.D. Salinger e Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway; “Imploro Prometeo che mi riporti il fuoco”, Prometeo, nella mitologia greca, ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini; “Indosso i panni di Phileas Fogg e mi involo/ Approdo per ripartire di nuovo”, riferimento al protagonista de Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne. 

 

Darktar
È il mostro interiore che ci divora, che si nutre delle nostre paure, delle nostre insicurezze, dei nostri sensi di colpa. Una sorta di buco nero dominato dalla pece e bitume (da cui quindi si rimane improgionati).

Orbit Orbit

Ancora una volta percussioni e coro a dominare nel ritornello. 

 

Citazioni e riferimenti: “Sono il corvo, sono Sandman”, riferimento a Il Corvo, fumetto di James O’Barr e a Sandman, fumetto di Neil Gaiman; “Mi risveglio e piango come il ciondolo di Berserk”, Berserk, manga di Kentaro Miura; “Le mie paure sono zombie/ Nella palude come Swamp Thing”, personaggio DC Comics creato da Len Wein e Bernie Wrightson; “Tanto, ai giorni nostri, vali quanto soffri, Johnny Knoxville”, attore e stuntman, leader del programma “Jackass”. 

 

A comic book saved my life
Segna il primo vero brano di liberazione. L’allegoria del viaggio viene sostituita in qualche modo dalla “cronaca”. Capa rievoca i momenti in cui gli viene diagnosticata l’ipoacusia e quando decide di intraprendere il mestiere di fumettista (passione d’altronde che lo accompagna fin da ragazzino). Un vero atto d’amore verso la nona arte e uno dei brani più orecchiabili dell’intero disco. Il titolo rieccheggia Last Night a DJ Saved My Life degli Indeep, mentre la musica dell’intro e delle strofe si basa su una campionatura di Le chemin dei Rockets.

 

Citazioni e riferimenti: “Sono un moccioso tra le merde, infatti sembro Arale/ O una fusione di Mafalda col puffo quattrocchi”, riferimenti a Arale Norimaki, personaggio del manga Dr. Slump di Akira Toriyama, a Mafalda, creazione dell’argentino Quino e al Puffo quattrocchi, personaggio moralista dei Puffi di Peyo; “Leggo Jac e Bonvi, poi provo a fare le mie strisce”, Jacovitti (Jac), autore italiano surreale e grottesco, Bonvi è l’autore di Sturmtruppen e Nick Carter; “E tu non mi cercare/ Sono Tristan da Cunha”, arcipelago nell’Atlantico, il luogo abitato più isolato del mondo; “Da Magnus a Go Nagai, la presa non molla mai”, Magnus, autore italiano di Alan Ford, Go Nagai, creatore giapponese di Devilman e Mazinga Z; “Rockets, Kraftwerk… sembrano usciti dalle tavole di Frank Hampson”, i gruppi Rockets e Kraftwerk sono stati tra i pionieri della musica elettronica, Frank Hampson, autore britannico di Dan Dare, fumetto di fantascienza; “Bowie vestito da extraterrestre/ Ziggy Stardust”, riferimento al personaggio inventato da David Bowie; “Divento un rapper… mi sento l’ultimo metabarone”, I Metabaroni è una saga di fantascienza di Jodorowsky & Gimenez, derivata dall’universo L’Incal; “Graphic novel in ogni disco… puoi chiamarmi Shōnen”, i Shōnen sono i manga per adolescenti; “La mia speranza brucia come il carro di Elia”, Elia è il profeta biblico rapito in cielo su un carro di fuoco; “Lo spettro di Jack Kirby mi riguarirà”, Jack Kirby è il co-creatore di alcuni supereroi Marvel come Capitan America, X-Men e Thor.

 

Il banditore
La vera sorpresa dell’intero disco. Intanto perché è la prima cover presente in un disco di Caparezza e poi perché tramite il grandissimo Enzo Del Re (sua la canzone originale del 1974) il “logorroico” Caparezza riduce il linguaggio a pura onomatopea (come d’altronde accade spesso nel fumetto). Se l’originale si presentava come un brano “spoglio”, Capa lo arricchisce di elettronica e forza percussiva, senza tradire minimamente la sua potenza iconoclasta. 

 

Autovorbit
L’unico brano che in qualche modo fa l’occhiolino al Caparezza di una volta, sia nell’uso della voce che nel riferimento all’attuale situazione politica e storica. Ma ciò che interessa a Capa è di ribadire il senso di non appartenenza rispetto alla scena musicale contemporanea dove conta esserci. Nel momento in cui fluttua nello spazio, in cui è fuori orbita, non vi è nessuna voglia di tornare sulla terra, tanto meno su questa Terra. A fine brano si cela l’autocitazione (che poi sarà esplicita in The NDE) di Fuori dal tunnel.

 

Citazioni e riferimenti: “Itaca è solo una ressa di bagnanti”, Itaca è l’isola di Ulisse nell’Odissea di Omero; “Leggevo Braccio di Ferro negli anni di piombo”, Braccio di Ferro (Popeye) è il protagonista del fumetto americano di E.C. Segar,  gli anni di piombo sono il periodo di terrorismo politico in Italia (anni ’70); “Fino al duce che diceva: ‘Indietro non si torna!’”, citazione diretta di Benito Mussolini, che pronunciò la frase “Indietro non si torna” in vari discorsi; “Fino a che ritorna il Vietnam, ritorna Hiroshima”, riferimenti a due traumi della storia contemporanea: la guerra del Vietnam e la prima bomba atomica sganciata su  Hiroshima; “Per appiccare fuochi, sì, Prodigy”, The Prodigy, gruppo britannico di musica elettronica; “Ogni mio disco è il nuovo canto del cigno di Čhecov”, Anton Čechov, scrittore russo, autore de Il canto del cigno.

 

Curiosity (oltre il bagliore)
Un’ottima intro di synth ci proietta verso un Caparezza che sembra si muova dalle parti dell’invettiva sopra le righe alla Piero Ciampi. L’immensità dell’universo si contrappone alla piccolezza della nostra Terra (per non dire dell’umanità). Tutti i nostri mali si relativizzano (in particolare nell’inserto dell’astronauta Maurizio Cheli) di fronte alle dimensioni dell’Universo. Se la metafisica si pone la grande domanda del destino umano dopo la morte, Caparezza cerca disperatamente di sapere cosa c’è oltre il bagliore delle stelle, qui chiamate in causa in un ritornello che pare fare il verso al Confusianesimo. L’unica ancora di salvezza dell’uomo è la ricerca, andare oltre se stesso.

 

Citazioni e riferimenti: “Abbiamo bisogno di bianchi scafandri, cuori e comandi pulsanti/ di preferire a carati e diamanti, alieni coi tratti da Mantis”, Mantis è un personaggio del fumetto  I Guardiani della Galassia; “Io, quarto dottore nel TARDIS, invoco…”, citazione dalla serie “Doctor Who”: il Quarto Dottore (Tom Baker) è il più iconico e visionario, il TARDIS è la navicella che viaggia nel tempo e nello spazio; “Sirio, Rigel, Vega, Deneb, Alnilam” sono tutte Stelle; “O inaridisco, Wadi Rum”, il Wadi Rum è un deserto giordano, detto “Valle della Luna”, set cinematografico del film The Martian; “Dammi nuovi scatti di James Webb, l’astronave a scacchi di Tin Tin”, il James Webb Space Telescope è un telescopio spaziale NASA, l’astronave a scacchi di Tintin è una citazione del fumetto Obiettivo Luna di Hergé.

 

Gli occhi della mente
Uno dei brani più alti del disco, sorretto da una splendida campionatura di Delirio, pezzo interpretato da Gianni Morandi nel 1974. Se però in quel caso il delirio derivava dall’assenza degli occhi della donna amata, per Caparezza esso è dato dagli occhi della nostra mente, che ci fanno vedere cose non vere, che distorcono la realtà (tra complottismo e autoindulgenza). Un viaggio nelle nostre psicosi, nelle nostre paranoie, nei nostri deliri (appunto). Paradossalmente l’unica risposta a una verità che sembra continuamente sfuggirci è davvero rintanarsi nella nostra immaginazione.

 

Citazioni e riferimenti: “Basta un dottore con i ferri per gli interventi/ e invocano l’Olimpo i peggio miscredenti”, l’Olimpo è il monte dove risiedono gli dei nella mitologia greca; “Come Calvin ho dato vita ai corpi dei pupazzi”, riferimento al fumetto Calvin and Hobbes di Bill Watterson in cui Calvin, bambino solitario, parla col suo peluche Tigre; “Promisi a me stesso che non mi sarei piegato al delirio/ e adesso vivo nel mio dominio, taglio legami col divino come Hiroito”, Hiroito, Imperatore del Giappone, che dopo la Seconda guerra mondiale dovette rinunciare al proprio status divino; “Contro i tuoi dolori da giovane Werther, l’immaginazione è l’arma più potente”, citazione dell’opera di Goethe I dolori del giovane Werther.

 

Come la musica elettronica
Riflessione sul tema dell’invecchiamento. Ci si può dire vecchi a 52 anni? Forse sì, se si fa rap e – come visto altrove – non ci si riconosce nelle dinamiche sociali, economiche e musicali di questa epoca: “Piccolo, non chiedermi pareri sul tuo disco/ Se mi piaci corri un grosso rischio/ Ti auguro San Siro, San Francisco/ Ma io la tua roba non la capisco, sono vecchio”. Ma invecchiare vuol dire anche riflettere sulla propria morte e soprattutto su quella di chi ci ha lasciato: “Aumentano gli amici morti per davvero/ Non intendo che non pubblicano più sui social/…/ Non sono le lapidi a terrorizzarmi/ Ma reggere il dolore fino a che sopporto/ La nostalgia che cresce dentro a peso morto”. Ancora una volta musicalmente il brano è retto dai synth e dalle percussioni, mentre il controcanto è affidato a sonorità R’n’B.

 

Citazioni e riferimenti: “Sono quello che accomuna il corvo e lo scrittoio”, probabile  allusione a Edgar Allan Poe, autore de Il corvo; “Tempo mi tinge d’argento come Silver Surfer”, Silver Surfer è un eroe cosmico della Marvel; “Scrivo ancora in una Moleskin”, nota marca di taccuini; “Il mio corpo è un tempio e va benone/ Nel senso che cade a pezzi, Partenone”, riferimento al Partenone di Atene; “La nostalgia che cresce dentro a peso morto / Poi mi squarcia come fa un alieno xenomorfo”, riferimento al film Alien di Ridley Scott; “Per restare in piedi come Stonehenge/ Serve spessore”, Stonehenge, in Gran Bretagna, ospita il più famoso complesso megalitico. 

 

The NDE
In qualche modo la logica prosecuzione della riflessione precedente, quella sulla morte. Anche se in questo caso si tratta di una morte puramente simbolica. La NDE (Near-Death Experience) è l’esperienza ai confini della morte. Capa si immagina di vedere il suo corpo dall’alto, come fosse appunto morto. Ma è questa esperienza che gli permette di liberarsi degli ultimi fardelli che lo legano alla Terra: il corpo e la musica. Solo così, privandosene, può dirsi definitivamente libero, diventare leggero e in ultima istanza sentirsi paradossalmente vivo. Il brano è l’unico che musicalmente ha un qualche aggancio con i due dischi precedenti, per cui ai synth e alla batteria questa volta si aggiunge un ponte giro di basso.

 

Citazioni e riferimenti: “È il mio fuoco di Gondor”, citazione dal Signore degli Anelli; “Ma non sono morto/ Affatto, sangue Wanda, rosso scarlatto”, riferimento a Wanda Maximoff (Scarlet Witch), personaggio Marvel; “Cinquant’anni, osservo la mia vita che va in fumo, Asterios Polyp”, citazione del graphic novel Asterios Polyp di David Mazzucchelli, la storia di un uomo che ripensa alla sua esistenza dopo averla distrutta; “Sono fuori dal tunnel, arrivato a corto di fuel”, autocitazione. 

 

Pathosfera
Qui Capa si mantiene in perfetto equilibrio tra il rap e il fruibile pop contemporaneo, con una melodia molto accattivante (sostenuta per tutto il brano da un arpeggio di chitarra in Fa Diesis) e un ritornello che ti prende immediatamente. Brano già amatissimo dai fan. Ormai staccato dalla Terra, Caparezza trova conforto in quella che Leopardi chiamava atarassia di stampo epicureo: la totale perdita di empatia verso quello che ci circonda. Una sorta di bolla contro l’insorgere delle emozioni che possono dilaniarci. Ma è proprio quando si è raggiunto questo stadio che si fa l’esperienza opposta. L’assenza di pathos non è vita, solo il “sentire” ci rende davvero uomini, ci fa vivere. Ed è alla fine, quindi, della canzone che il viaggio da ascesa si trasforma in discesa. Capa – forse sul modello di Extraterrestre di Finardi – vuole tornare sul pianeta Terra.

 

Citazioni e riferimenti: “La vita è una corsa che non pago, Ajeje Brazorf”,  riferimento ironico al personaggio del trio di Aldo, Giovanni e Giacomo: in uno sketch Aldo dichiara al controllore Giovanni di chiamarsi Ajeje Brazorf per non pagare il biglietto del bus; “Vuoto sintezoide come White Vision”, riferimento alla versione priva di emozioni di Vision, personaggio della Marvel: un essere perfetto ma senz’anima; “La mia famiglia era una montagna, Nanga Parbat/ La parete frana e già mi manca l’aria”, il Nanga Parbat è una delle montagne più pericolose del mondo; “È per cavarmela che soffoco la rabbia/ Sono quello freddo della ganga, Dottor Manhattan”, il Dr. Manhattan è un personaggio della serie a fumetti Watchmen; “E finirò nel manicomio ad Arkham”, manicomio criminale dell’universo DC comics a Gotham City, “Gli occhi prosciugati come il lago d’Aral”, il lago d’Aral, un tempo vastissimo, è oggi quasi scomparso; “E guarda, non fa più una grinza la faccia/ Si confonde tra quelle dell’Isla de Pascua”, riferimento ai Moai, le famose statue in pietra dell’Isola di Pasqua in Cile.

 

Cosmonaufrago
Caparezza riprecipita sulla Terra e riflette sul senso del suo viaggio cosmico. Cercava libertà, ma si è reso conto che alla fine tutto è prigionia, dalla tuta spaziale, alla radio che trasmetterà le sue canzoni. La conclusione è che la vera libertà risiede solo nella propria immaginazione: “L’immaginazione è la mia libertà, unica, leale, candida”. La canzone è divisa in tre parti: nella prima il ritmo concitato del dettato dà l’idea della caduta; quindi il momento dell’impatto con l’acqua che segna un rallentamento del brano; la splendida conclusione è in crescendo – anche in questo caso molto R’n’B – tra batteria, chitarra elettrica, synth, cori e tromba. Un pezzo che dal vivo spaccherà.

 

Citazioni e riferimenti: “Tutti sti pro-life mi chiudono nel corpo in cui sono recluso vivo”, riferimento politico e bioetico: i movimenti pro-life che negano libertà di scelta (sull’aborto o sul corpo); “faccio un buco blu, Belize”, riferimento al Great Blue Hole in Belize, un’enorme dolina marina visibile dallo spazio; “A chi vuole imporre la sua libertà, volto le mie spalle, Handala”, Handala è il celebre personaggio creato dal vignettista palestinese Naji al-Ali; “Ve ne sono grato, cara libertà, ve ne sono grate, Alcatraz”, Alcatraz è un’isola a ridosso di San Francisco famosa per aver ospitato un  carcere di massima sicurezza; “Come Søren Kierkegaard, sento la vertigine”, riferimento diretto al filosofo danese Kierkegaard (1813–1855). Nella sua opera Il concetto dell’angoscia, descrive la libertà come vertigine della possibilità.

 

Perlificat
Ritornato sulla Terra, Capa vede le rovine di un mondo che si fa fatica ormai a decifrare, dove le metropoli sono trasformate in luoghi di incomunicabilità, come in un film distopico, dove l’uomo venera la ricchezza, senza rendersi conto che proprio i ricchi sono i depositari della sua infelicità. Eppure quello che sembra una visione pessimista si trasforma titanicamente in tutt’altro. Il senso ultimo dell’artista è quello di svelare dentro il guscio la perla, che l’ospite (del pianeta) parassita si trasformi in una perla. Il nuovo Caparezza avverte quasi un impegno etico: quello di perlificare – con la propria immaginazione – la sua arte: “Ogni mia voce dice: ‘Perlifica! Fallo per te, non per la classifica/ Fallo per le idee, per la vena creativa perché è salvifica’”. Il brano più ambizioso in assoluto dell’intera sua discografia, con il coinvolgimento di più di 70 orchestrali, coro e soprano e che sarebbe dovuto durare mezz’ora!

 

Citazioni e riferimenti: “Che fatico a decifrare come il code Enigma”, riferimento alla macchina Enigma, usata dai nazisti nella II Guerra Mondiale per cifrare i messaggi; “Perdo l’entusiasmo come Kripstak, ci sta”, Kripstak, producer italiano noto per melodie malinconiche e atmosfere depresse; “Che trasformano metropoli in Metropolis di Fritz Lang”, riferimento al noto film Metropolis di Fritz Lang; “Che li prende a mattonate in testa come il topo Ignatz”, nella storica striscia Krazy Kat di George Herrimann, il topo Ignatz lancia mattoni in testa a Krazy Kat; “Non sarei vivo senza Franco Bonvicini e senza Stanley Kubrick”, altro riferimento a Franco Bonvicini (Bonvi) e Kubrick; “Senza i 4 dello studio Kling Klang”, il Kling Klang è lo studio dei Kraftwerk, pionieri della musica elettronica; “Suono il piano, non ti cago, testa china, Schroeder”, Schroeder è il bambino sempre assorto nel suonare il pianoforte, innamorato di Beethoven nella striscia Peanuts di Charles Schulz; “Come quando hai fame e svuoti il minibar. Milligan”, Spike Milligan, comico, poeta, scrittore e attore anglo-irlandese.

 

In conclusione, Orbit orbit è un album che forse non ha la potenza di Exuvia o il livello qualitativo di Museica; ma che al tempo stesso conferma la grandezza e l’unicità del cantautore di Molfetta: quella di saper costruire un’opera visionaria, dove convivono gli elementi culturali più disparati, l’alto e il basso, l’aulico e il prosaico. Caparezza, insomma, si dimostra ancora una volta capace di stupire, di sparigliare le carte, di non ripetersi all’infinito. Qualcuno forse dirà che manca il brano “killer” (anche se Pathosfera ne ha tutte le caratteristiche) a cui ci aveva abituato nei precedenti dischi; eppure, paradossalmente, è proprio questa scelta a riaffermare la sua diversità rispetto alla maggior parte degli artisti mainstream, sempre alla ricerca del singolo perfetto per la programmazione radiofonica. È anche questa coerenza, questa libertà creativa, che lo conferma come uno dei più grandi cantautori italiani.

 

Foto di Alberto D’Andrea

 

Orbit Orbit

Artista:
Caparezza
Etichetta:
BMG
Elenco Tracce:
01. Fluttuo, orbito
02. Il pianeta delle idee
03. Io sono il viaggio
04. Darktar
05. A comic book saved my life
06. Il banditore
07. Autovorbit
08. Curiosità (oltre il bagliore)
09. Gli occhi della mente
10.Come la musica elettronica
11. L'esperienza di premorte
12. Patosfera
13. Cosmonaufrago
14. Perlificat
Produzione Artistica:
Caparezza
Musicisti:
Michele Salvemini (Caparezza): voce, arrangiamento, tastiera - Gaetano Camporeale: arrangiamento, tastiera aggiuntiva - Alfredo Ferrero: arrangiamento, chitarra - Giovanni Astorino: basso elettrico - Giancarlo De Trizio: batteria acustica, percussioni, batteria elettronica
Anno di Uscita:
2025
Durata:
60:01