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Un’operazione complessa e necessaria, quella compiuta da Simone Avincola, cantautore della scena romana: ripercorrere, attraverso un libro e un progetto musicale, le gesta di un genio come Enzo Carella, artista compianto mai abbastanza, indossandone baffi e canzoni, correndo in lungo e largo per le strade di Roma a recuperare interviste, testimonianze, pezzi di puzzle mancanti e prendendo col retino tutta l’aria che tirava in quel momento storico attraverso le parole dei tanti.

 

Enzo Carella

 

Un viaggio per tappe, fatto scivolare tra le pagine di ‘Dolce tu per tu’, volume autoprodotto, che prende il titolo da un verso di Barbara, canzone visionaria, sexy, dalle sonorità al sapor di giungomma alla fragola, sotto gonne sfacciate e immaginifiche, portata persino a Sanremo da Carella nel ’79 e arrivata sul podio come seconda, come un miracolo. Il testo era di Pasquale Panella, i capelli traballanti e l’aplomb da artista immenso raccolto in un mondo totalmente personale e caleidoscopico, quelli di un ragazzo indomabile, timido ma dall’occhio seducente. Enzo Carella era così ed è quello che emerge in questa galoppata di racconti messi in fila da Avincola, per stanare una vita poco nota ai più, ma soprattutto per indagare il segreto del non così grande successo di chi aveva sotto pelle la novità, l’idea avveniristica nella tasca destra e il coraggio in quella sinistra.

 

Le parole, bellissime, spese da molti, tra artisti e addetti ai lavori (Francesco Micocci, figlio di quel Vincenzo io ti ammazzerò, cantato da Fortis, che tanto ha segnato la canzone italiana come discografico, Gino Castaldo, penna storica del giornalismo musicale, Michele Mondella, promoter di Carella, Gianni Mazza, direttore d’orchestra che lo accompagnò in quel folle Sanremo, succitato e molti altri, soprattutto, molti musicisti che lo hanno conosciuto da vicino, tra cui, su tutti, i Goblin) ricompongono una storia importante, lasciata nel letto di un tempo cristallizzato e mai rispolverato, con il vigore, nei racconti, di chi aspettava che quel pezzo di sé, vissuto insieme a una figura carismatica e al contempo diafana, potesse essere ripescato.

 

Simone Avincola con Mille, protagonista nel brano “Parigi”

 

Traspare in tutte le interviste, però, la malinconia e la purezza di questi amici di palco e del dietro le quinte che, nel rispetto di una personalità schiva, hanno anche immaginato potesse bastare il vissuto con lui, senza proseguire oltre, in un delicatissimo asse di equilibrio tra la messa in opera di una vulgata da diffondere e la gelosia di un ricordo da custodire. In mezzo a questi fili di seta, che compongono spesso le vite difficili, di personalità speciali, si è infilato Avincola, lavorando alacremente tra testo, scelta della copertina (bellissima, a dir poco) e progetto musicale, in cui ricantare le gesta di Carella, come un omaggio inevitabile, urgente. La band, con cui i pezzi sono suonati e ri-arrangiati, in un mix efficace tra originali e personali idee, composta da pezzi da novanta: Edoardo Petretti, tastiere e sintetizzatori, Toto Giornelli, basso elettrico, Luca Monaldi, batteria e percussioni. Nel disco (ancora solo in formato digitale), collaborazioni ben riuscite, con Dente, Mille, Anna Castiglia, Ciliari che danno ai brani una freschezza e una forza e una personalità in tutti e quattro i casi (forse tifiamo poco poco di più per Parigi e Malamore) lodevole.

 

 

Due piccole linee di matita rossa e blu vanno però appuntate sul petto di Avincola, non per colpo o corruzione, né tantomeno per malamore, diremmo: anzi. Proprio per il bene che gli si vuole e per l’amore sconfinato nei confronti di progetti così forti: manca, e si vede e si sente, la mano di un editore, il quale avrebbe saputo mettere a punto una serie di piccole imprecisioni editoriali («sergenti e moschettieri ognuno ai suoi mestieri», diceva un vecchio proverbio) e forse avrebbe mitigato il racconto in prima persona, che, per convenzione, nelle storie da raccontare, non si usa, perché le storie sono sempre più avanti di chiunque le narri. Nei libri, come sul palco.

Stordendo il nervo il pensiero va in canzone, tutto il resto, per Avincola, il suo colpo migliore.

 

Artista:
Simone Avincola
Editore:
Autoprodotto
Anno:
2025
n° Pagine:
216
Prezzo:
15