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Quale peso ha il passato, e quanto siamo disposti a lasciar andare per alleggerire il nostro bagaglio nel viaggio verso il futuro? Nella storia di una donna che ha tanto dato e tanto amato in gioventù, la maturità porta chiarezza: permette di guardare ciò che è stato con occhi nuovi, di accogliere le proprie leggerezze e di far quadrare il bilancio tra chi eravamo e chi siamo diventati. Con fierezza.

 

Oro E Rosa

 

E forse non è un caso che il nuovo album di Irene Grandi evochi il kintsugi, l’arte giapponese che ripara le crepe con l’oro: ciò che si è spezzato può diventare più prezioso, più vero. È lo stesso movimento che attraversa queste canzoni, sospese tra ciò che è stato e ciò che può ancora nascere. Dopo cinque anni di silenzio discografico, Irene Grandi torna con Oro e Rosa (Cose da Grandi / Ada Music Italy), un album che non è solo un nuovo capitolo, ma una vera e propria soglia. Un lavoro che arriva dopo un periodo di ricapitolazione artistica e personale: il viaggio nelle radici blues di Io in Blues, la celebrazione dei trent’anni di carriera con il tour Fiera di Me, la partecipazione al progetto internazionale The Witches Seed con le musiche di Stewart Copeland. Tessere di un puzzle che compongono un disegno più ampio: un bilancio di ciò che si lascia alle spalle e insieme un nuovo inizio.

 

Il titolo sintetizza la poetica del disco: due colori apparentemente diversi appartenenti alla stessa luce, l’aurora e il tramonto, il punto in cui tutto comincia e tutto si chiude. È in questa dialettica che si muovono le undici tracce, dove Irene attraversa le fratture del passato con una maturità nuova, trasformando fragilità ed errori in consapevolezza. Anche la copertina dell’album mostra una figura femminile di spalle, in cammino lungo un sentiero al tramonto, tra colori che non gridano ma accompagnano. Non c’è posa, non c’è esibizione: solo un passaggio. È un’immagine che evoca e che restituisce visivamente la stessa soglia che il disco attraversa: un confine sottile tra memoria e ripartenza. Su queste premesse si costruisce l’architettura del disco, che si apre con Favole, brano che mette subito a fuoco il tema della verità: il fruscio del vinile che dona autenticità, la confessione senza rabbia, il disincanto naturale di chi non ha più bisogno di credere alle favole per sentirsi vivo. È il primo passo verso quella maturità luminosa che attraversa tutto il disco e prosegue tra immagini, confessioni e ripartenze.

 

Oro E Rosa

 

La title track Oro e Rosa lavora invece per immagini: un mantra di colori che diventa una copertina emotiva. È il tentativo di ricomporre ciò che resta, di dare un nome alle sfumature che sopravvivono anche quando una storia si spegne. Con Colorado, il duetto con Carmen Consoli, il disco si apre a un immaginario più cinematografico: un piccolo film on the road, due voci che vibrano insieme nel deserto, una radio che “ruba le stazioni” come se le frequenze si spostassero continuamente. È un dialogo tra donne che condividono un salto, forse un patto, forse un addio. Universo, firmata da Francesco Bianconi, porta lo sguardo ancora più lontano: dalla stanza privata alla città, dalla memoria allo spazio. È un brano che osserva la fragilità che indossiamo come un abito, e Irene interpreta questo brano con una lucidità che ricorda i suoi momenti più intensi. Qui l’album respira, si allarga, si fa quasi filosofico, anche se, il cuore concettuale arriva con In un attimo, dove il tempo diventa materia viva: i sogni che svaniscono e ritornano, la memoria che dimentica e poi restituisce, l’idea che un solo istante possa cambiare ogni cosa. È la domanda più profonda del disco: se l’amore non ha fine, può davvero “fregare l’infinito”?

 

Accanto ai brani che colpiscono di più, l’album si muove anche attraverso tracce che lavorano maggiormente sulle sfumature: Traslochi dell’anima, con la sua metafora domestica e potentissima, racconta il bisogno di riordinare ciò che resta dopo una svolta; L’amore sognato conserva il rimpianto gentile di ciò che non si è compiuto; Guarda e Astronauti esplorano la distanza, l’attesa, il tentativo di toccarsi senza riuscirci davvero. Sono tappe che non chiedono di essere spiegate, ma solo ascoltate: piccoli movimenti interiori che completano il percorso emotivo del disco. A chiudere il viaggio c’è Fiera di me (brano con la supervisione ritmica di Stewart Copeland), un j’accuse che diventa auto-assoluzione. “Farò dei miei difetti la mia perfezione”: è qui che la crepa si riempie d’oro, il punto in cui la fragilità diventa forza. Una dichiarazione che bilancia vulnerabilità e orgoglio, e restituisce l’artista nella sua forma più autentica.

 

Oro E Rosa

 

Con Oro e Rosa, Irene Grandi firma uno dei suoi album più coerenti e maturi: un disco che non rincorre mode né nostalgie, ma si muove con passo sicuro tra memoria e presente. Cresce ascolto dopo ascolto, come tutto ciò che non vive di superficie, ma di profondità, perché accetta che la crepa non sia un difetto, ma il punto di forza da cui entra la luce. Un lavoro che non ricerca perfezione, ma verità, dove l’artista trova una forma di catarsi che va oltre il tempo e le sue ferite. E anche la sua voce, oggi, è più luminosa che mai.

 

Foto di Luca Brunetti

 

 

Artista:
Irene Grandi
Etichetta:
Cose da Grandi / ADA-Warner Music Italia
Elenco Tracce:
01. Favole
02. Oro e Rosa
03. Colorado (feat. Carmen Consoli)
04. In un attimo
05. L’amore sognato
06. Universo
07. Traslochi dell’anima
08. Sette
09. Guarda
10. Astronauti
11. Fiera di me
Produzione Artistica:
Irene Grandi Direzione creativa e artistica: Alessandro De Rosa
Musicisti:
Alessandro De Rosa, Leonardo Marcucci, Vincenzo Angrisani, Stefano De Siena, Davide Gobello, Lorenzo Tornaboni, Matteo Caretto: chitarre - Raffaele Trapasso: basso - Antonio Simioli: batteria - Giampaolo Pasquile, Marco Sabiu, Clemente Ferrari, Alessandro De Rosa, Giampaolo Pasquile & Pio Stefanini: tastiere / pianoforte / synth / programming - Michele Garruti: archi aggiuntivi - Jole Canelli, Jampa Capolongo: cori - Irene Grandi; Carmen Consoli (feat. in “Colorado”): voci
Anno di Uscita:
2025
Durata:
37:24