Il nuovo disco di Kublai, alter ego del cantautore Teo Manzo, è un lavoro di sette tracce che si conclude con la title track Lezioni di canto. Il progetto, di cui l’artista ha curato personalmente l’intera produzione dentro la propria casa, si presenta come un cantiere silenzioso ancora aperto.
Una canzone dopo l’altra si inciampa nei calcinacci, negli attrezzi e si ricostruisce quello che è successo o soprattutto quello che è rimasto incompiuto ed è proprio dell’incompiutezza che questa musica ci racconta.
Ci si incastra, o forse ci si rifugia, nei dettagli futili: “un dente del pettine che si è rotto”, “i ghepardi nel quadro sul letto”, frammenti. Quello che cogliamo è sempre parziale, come se potessimo vedere la scena solo dallo spioncino, senza mai spalancare la porta. Un po’ alla volta l’ascoltatore diventa un allievo di canto che, in attesa, assiste involontariamente alla fine della lezione precedente, filtrata dal muro: si ascolta da fuori, a distanza, senza mai entrare del tutto.

La lezione che sicuramente arriva e ben appresa è quella di un cantautorato italiano elegante, crepuscolare, a tratti surrealista. Vengono in mente riferimenti come Gianmaria Testa o, tra i contemporanei, Andrea Laszlo De Simone. Kublai interpreta quello che ha imparato con una scrittura matura che lascia emergere fragilità, nostalgie, e tutto ciò che resta quando la realtà non basta.
L’elettronica lieve che aleggia lungo tutta l’opera è usata come colore, come strumento aggiuntivo, non come dichiarazione di genere. La produzione vocale è differenziata da traccia a traccia e in certi punti sfiora addirittura un gusto barocco, creando un contrasto con la pulizia quasi naïf del comparto strumentale. Gli arrangiamenti sono scarni e le melodie risultano a volte statiche e, nonostante alcune soluzioni armoniche originali, è raro che i brani sfocino in un respiro più ampio: un’emozione più accesa, una dinamica estrema. Questa staticità, a tratti, può essere snervante ma è anche coerente: racconta bene il tema di un amore solo immaginato, un po’ sfuocato, impossibile da vivere nel reale e quindi costruito nella mente, di nuovo, incompiuto.
Nel complesso il disco si prende il proprio spazio: mezz’ora di ascolto, meditativa, sospesa. La narrazione resta sempre su un piano onirico, indiretto, evocato attraverso immagini la cui bellezza risiede nella lentezza e nella distanza. Certo: se avete voglia di adrenalina, passione, sentimento esibito, questo non è il disco per voi, ma se sapete ascoltare anche il non detto, se vi piace il silenzio e quella luce del giorno che si spegne lentamente, allora Lezioni di canto di Kublai è una mezz’ora ben spesa.

Kublai
Eusapia Records / Believe Music Italy
01. Prima
02. Casa di Vincent
03. Canzone dell’abaco
04. Fashion Week
05. Belva rara del ritorno
06. Vorrei chiamarti e non
07. Lezioni di canto
Teo Manzo
2025
27:50
