
“Come stai Milano? Hai abbastanza neve per Cortina?…Io vi abbraccio e vi comprendo…” Inizia così, con ironia, il dialogo di Davide Van De Sfroos col suo pubblico, che affolla il Teatro Dal Verme, il primo febbraio, nella data milanese del suo tour ‘Folkestra’, che ha debuttato a metà gennaio, registrando ovunque il tutto esaurito. Un live pensato da mesi, artefice – “ha fatto tutto lui!”, esclama il cantautore – il Maestro Angapiemage Galiano Persico, meglio detto Anga, violinista e polistrumentista, nelle vesti di direttore di una piccola grande orchestra, composta da giovanissimi musicisti, quattro archi e tre fiati, sapientemente combinati con tre membri della band del cantautore laghèe: Silvio Centamore alla batteria e percussioni, Emanuele Garro al basso e contrabbasso e Paolo Cazzaniga ad occuparsi delle chitarre, tastiere e seconda voce.

La formula sembra una scommessa rischiosa: combinare le sonorità folk rock con un approccio classico può sortire un effetto ridondante, estraneo allo spirito che anima la creatività di Davide Bernasconi; invece, il successo è pieno e convincente. Gli arrangiamenti sono costruiti in modo che l’orchestra diventi proprio una ‘Folkestra’, tesa a sottolineare l’ispirazione compositiva dell’artista, che da sempre cerca di superare i confini dei generi, mescolandoli in modo sorprendente, e iniettando nei testi una sana dose di ironia, emozioni e pensieri positivi.
Nel concerto, molte sono le prove di questa sintesi: Madame Falena assume toni gypsy, Ninna Nanna del contrabbandiere viene insieme essenzializzata e arricchita dall’uso del clarinetto, che fa da controcanto a chitarra e pianoforte; Crisalide (le ali del falco), in questo concerto eccezionalmente suonata al piano da Maurizio Fasoli, viene ancor più addolcita da un volo di violini e dal bouzouki di Anga (non si contano gli strumenti che suona: violino, mandola, mandolino, percussioni, chitarra…, più sotto nella foto alle prese con i suoi tipici virtuosismi sul violino); le avventure dell’irriducibile Sügamara sono precedute da un’introduzione tratta da Chan Chan di Buena Vista Social Club, e ci portano nel cuore de L’Avana, intrecciandosi con le barre di Tony Presidio, di Vico C; l’epico inno del lago di Como, Akuaduulza, raggiunge il suo climax con l’uso dell’orchestra al completo, creando profonda armonia tra l’assolo dell’elettrica di Paolo Cazzaniga e i fiati. Infine, anche un brano musicalmente complesso come Il cavaliere senza morte trova la propria collocazione ideale, tra l’epica dei violini, la retorica dei fiati, l’energia di percussioni e basso, e i colori distopici della chitarra metal finale.

La qualità della scrittura di Davide Van De Sfroos è stata riconosciuta da tempo, e sul palco viene esaltata da brevi, intense riflessioni, che introducono alcuni brani, tra cui l’emozionante Infermiera: “E resiste la rosa, e continua a profumare, anche mentre si uccide, anche mentre si muore…e resiste la rosa, e usa le sue spine, per tentare di svegliarci e di ammirare il cuore di un mondo che ancora non riusciamo a meritare”, o il capolavoro E semm partii, con un chiarissimo richiamo agli immigrati di allora e di questi giorni, che suscita un lungo applauso: “...tanti hanno guardato il mare, e hanno capito che sarebbero partiti, per raggiungere qualcuno che era già partito, per lavorare, per cercare di trovare un senso, un’avventura, una salvezza. E siamo partiti anche noi: “Mamma mia dammi cento lire, che in America voglio andar…”, quanti sono andati in America, in Australia… e che qualcuno se lo ricordi, che si sta parlando di un’America sognata da tanti, raggiunta da molti, e forse da troppi che si dimenticano di essere stati loro, una volta, gli immigrati della storia”.

Le caratteristiche che rendono unici i concerti di Van De Sfroos, anche all’interno di una scaletta fissa, sono proprio la sua capacità di performer, di intrattenitore tra il serio e l’ironico, popolare e profondo, poetico e schietto, la sua ispirazione attenta all’attualità, al pubblico, e la sua sensibilità nel coglierne aspettative e umori.

La prova si ha quando, prima dei bis, dedica il tour a un suo fedele e instancabile collaboratore, Paolo Baffo Bono, scomparso a metà gennaio, ringraziando la moglie per la sua presenza in sala. Il fattore umano, che si può cogliere nell’intero corpus delle sue canzoni, molte delle quali prendono il punto di vista degli ultimi, dei perdenti, è la caratteristica che pervade ogni sua esibizione. Un live da non perdere (organizzato sempre da MyNina Srl di Gianpiero Canino), per capire che la musica italiana può ancora avere grande qualità e un cuore attento a valori da custodire.
Servizio fotografico live a cura di Roberto Sasso

SETLIST
Nona Lucia
Madame Falena
Pulenta e galèna frègia
El Carnevaal de Schignan
Infermiera
New Orleans
Sügamara
…e semm partii
Brèva e Tivàn
La figlia del tenente
Ninna nanna del contrabbandiere
Crisalide (Le ali del falco)
Fendin
Il cavaliere senza morte
El fantasma del ziu Gaetann
Yanez
Akuaduulza
BIS
La curiera
La balera
Davide Van De Sfroos & Folkestra
Teatro dal Verme, Milano
01/02/2026
