Restare nel recinto, o saltarlo?
C’è un momento — prima o poi — in cui la comfort zone, se osservata con un minimo di attenzione, smette di sembrare confortevole e comincia ad assomigliare a una gabbia ben tenuta. Tempi anomali per un recinto di polli, il nuovo album di Massaroni Pianoforti, nasce esattamente lì: nel punto in cui la sicurezza si incrina e il salto diventa necessario, anche se fa paura.
Uscito il 23 gennaio 2026 per Il Piccio Records, il primo “salto” fuori dal recinto è già una scelta concreta: il disco non è disponibile su Spotify né su YouTube, piattaforme che — per Massaroni — non garantiscono un giusto riconoscimento agli artisti. Un gesto coerente, prima ancora che politico, che prepara il terreno a tutto ciò che verrà dopo.
Il disco è composto da undici tracce, cinque delle quali funzionano come intermezzi stagionali, scandendo il tempo come un metronomo emotivo: Inverno, Primavera, Estate e Autunno confluiscono in Uh, che grande novità («se non curi quei gigli, a pagarne saranno i tuoi figli»). Non semplici stagioni, ma bollettini esistenziali, “scompigli” da telegiornale che raccontano un presente instabile, meteorologicamente e moralmente, seguendo l’evoluzione — o forse l’abbandono — di quei gigli.

Massaroni Pianoforti — nomen omen: prima ancora di essere cantautore è accordatore di pianoforti — continua a lavorare sulle dissonanze. Quelle degli strumenti, certo, ma soprattutto quelle della vita quotidiana. Qui si “scorda” insieme al fratello Andrea e al produttore Andrea “Giamba” Di Giambattista, costruendo un suono che tiene insieme scrittura classica, archi e cori, elettronica discreta e strumenti acustici, sempre al servizio della parola, mai il contrario.
Il recinto evocato nel titolo non è solo una metafora sociale, ma un’immagine domestica, quasi affettuosa: siamo animali abitudinari, chiocciamo molto, protestiamo pure, ma spesso preferiamo restare dove qualcuno ci garantisce un apparente benessere in cambio di qualche uovo sottratto all’esistenza. Massaroni lo dice senza moralismi, includendo se stesso nel quadro. Questo disco è, nelle sue parole, “il calcio in culo” necessario per provare — quantomeno — a raggiungersi.
Poveri figli apre il disco come uno sfogo necessario, una filastrocca rabbiosa contro il chiacchiericcio permanente, gli opinionisti da salotto, l’illusione che la televisione — “televisione boom” — possa essere la soluzione a una crisi che è prima di tutto personale. È una canzone che ride mentre morde, che si prende gioco del sistema senza mai fingere di esserne fuori.
Liquirizia è il controcampo emotivo dell’album. Una canzone sull’amore che rifiuta ogni retorica: l’amore è ovunque, nelle lasagne di tua madre come nel cesso di una discoteca; non guarisce tutto, ma ha proprietà antinfiammatorie. Non promette eternità, ma continuità. Non è il weekend: è il suo lieto fine ricorsivo.
È solo andare raccoglie ciò che resta dopo la decisione. Non c’è eroismo, non c’è vittoria: solo valigie vuote, cicatrici, la difficoltà di restare e l’impossibilità di tornare. Andare non è fuggire, è accettare di non potersi più raccontare la stessa storia.
Il disco si chiude con Quando canto (canzoni poco note), che suona come una dichiarazione di poetica: cantare non per vanto, non per il palcoscenico, ma per liberarsi, per tornare a un punto essenziale. Canzoni poco note, sì, ma necessarie. Come questo album.
“Tempi anomali per un recinto di polli” è un disco artigianale nel senso più serio del termine: curato, pensato, limato. Non cerca l’urgenza dell’attualità a tutti i costi, ma ne restituisce una fotografia precisa e spietata. Un album che non offre soluzioni, ma mette a fuoco il problema: restare nel recinto, o saltarlo? Saltarlo, con il rischio di Perdersi al centro di Bologna, restando — come recita il nome del tour — “solo come un pollo”.

Massaroni Pianoforti
Il Piccio Records - Audioglobe / The Orchard
01. Poveri figli
02. Inverno
03. Perdersi al centro di Bologna
04. Primavera
05. Liquirizia
06. Estate
07. Via d’uscita
08. Autunno
09. È solo andare
10. Uh, che grande novità!
11. Quando canto (canzoni poco note)
Andrea “Giamba” Di Giambattista
2026
