Venerdì 29 maggio, Roberta Barabino ha presentato la propria versione di Esperando na Janela, un classico forrò del nord-est del Brasile, scritto da Tangino Godim e reso poi famoso da Gilberto Gil. Il pezzo sarà incluso nel disco di inediti che uscirà nell’autunno di quest’anno per l’etichetta 6T3.
Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di intervistare la cantautrice genovese.
Roberta, intanto perché la scelta di registrare una tua versione di Esperando na Janela?
Diciamo che questa canzone mi è arrivata come un dono; nel 2004 mio fratello mi aveva regalato un disco di Gilberto Gil e me ne sono innamorata. Esperando na Janela è una di quelle canzoni che le ascolti una volta e subito ti entrano. Pensa che mi sono talmente innamorata del pezzo, che non solo l’ascoltavo ripetutamente, ma mi ha portato poi a scrivere un mio brano.
Si percepisce questa cosa, tanto che alla fine la tua cover sembra un tuo brano.
Sì, è vero. L’ incipit sonoro è molto simile all’originale, ma poi la mia versione prende un’altra via. Se ascolti l’originale, la melodia è ovviamente la stessa, però c’è un ritmo, una sonorità molto diversa. Alla fine l’originale ha sonorità molto da ballo e in effetti è un forrò, una tipica danza del nord est del Brasile. Io l’ho scarnificata della parte ritmica e l’ho portata nella mia direzione più naturale, cioè quella che mi viene più spontanea e quindi l’ho intimizzata, mi vien da dire, parola che non so neppure se esiste, ma rende l’idea.
In effetti rientra molto nel tuo mondo poetico e musicale, molto intimista.
Sì, io non non ho nelle mie corde quel tipo di ritmo e quindi mi è venuto di portare il brano nel mio mondo, diciamo che me lo sono portato un po’ a casa.
Hai parlato prima dell’inglese, che approccio hai avuto invece con la lingua portoghese che non è proprio semplicissima?
No, infatti. Diciamo che mi sono concentrata più sull’aspetto fonico della lingua brasiliana. D’altro canto, anche se io non parlo genovese, il nostro dialetto per certe cadenze può ricordare un po’ il portoghese. Ecco, mi sono concentrata più su questo aspetto. lo parlo al limite lo spagnolo, che è però una lingua molto diversa; qui non ho badato tanto a correggermi, non ho lavorato molto sulla pronuncia corretta, perché non mi interessava più di tanto quell’aspetto, non volevo mascherare e nascondere la mia italianità.
Be’, come sai, sul discorso brasiliano-genovese, anche se rovesciato, c’è un precedente storico importante, che è U frigideiru di Bruno Lauzzi, cantata in un genovese che ricorda – anche grazie alle sonorità del pezzo – il brasiliano.
Esatto, infatti mi è venuto naturale. Pensa che una volta l’ho cantata in piazza San Lorenzo a Genova; alla fine si sono avvicinate due donne brasiliane tutte festose, perché credevano che io fossi brasiliana. Invece un mio amico, che vive in Brasile, mi ha detto che la mia pronuncia è pessima!
Che rapporto hai con la musica brasiliana?
Be’, è un rapporto d’amore assoluto, nel senso che l’ho scoperta già da ragazzina. I cantautori, come Toquinho, Gilberto Gil, Vinicius de Moraes, io li ho ascoltati tantissimo. Anche se non ho studiato la musica brasiliana e non l’ho mai cantata, l’ho ascoltata tanto. Sento che c’è un filo conduttore, una sorta di somiglia con Genova: una tristezza, una malinconia profonda, che ritroviamo anche nella canzone genovese. Poi loro hanno un mood diciamo più colorato, più esotico di rappresentare la saudade, che è un sentimento simile a quello che sentiamo noi.
Mi fai venire in mente Roberta Alloisio, perché quando parlavamo del suo XenaTango, lei parlava spesso del “magun”, che è un sentimento molto simile alle saudade.
Sì, siamo in quel mood lì anche noi genovesi. insomma. nel mio immaginario, quando ho scoperto i cantautori brasiliani, ho pensato: cavolo, questa tristezza esiste anche dall’altra parte del mondo; è la stessa cosa, solo che ha dei colori più pastello, ha dei colori diversi. Quindi li sento un po’ fratelli, fratelli come cittadini del mondo.
Senti, ti ho visto suonare nel concerto in ricordo di Don Gallo, in una situazione particolare: accompagnata sul palco da Francesca Sophie Giona al Mellotron. In autunno uscirà il tuo nuovo disco, dobbiamo aspettarci sonorità nuove?
Sì e no, con Mattia Cominotto, che è il produttore del disco , abbiamo lavorato con pochi musicisti, ma abbiamo voluto creare una specie di “bolla sonora” un po’ diversa dal solito; al tempo stesso resta però un disco molto scarno. Diciamo, che nei momenti meno scarni entriamo in questa “bolla”, dove, sì, ci sarà anche il mellotron, per esempio.
Puoi già anticiparci il titolo?
Diciamo che sarà una sorpresa, dai.
Roberta Barabino
