Incontriamo Neffa in una stanza della Sony a Milano. Un luogo in cui è rinchiuso chissà da quante ore per parlare con i giornalisti. Ha lo sguardo che sembra quello di Jack Nicholson in Shining e la prima cosa che mi dice è “Benvenuta nella stanza del pazzo”. Quella che segue non è una semplice intervista, ma una chiacchierata con un fiume in piena che ti travolge non appena apre bocca. Un fiume pieno d’amore pronto ad andare controcorrente pur di scorrere dritto per la sua strada.
Partiamo dal titolo del
tuo ultimo cd, “Sognando contromano”, che proviene dalla canzone Nessuno. Cosa significa per te sognare
contromano?
Per
risponderti a questa domanda devo fare qualche passo indietro e partire da
quando, qualche anno fa, ho sentito un noto cantante in tv rispondere alla
domanda “Parlaci della tua musica” dicendo che non si può. Ai tempi rimasi un
po’ spiazzato perché pensavo che invece attraverso la musica puoi parlare molto
di te.
Fatta
questa premessa ti spiego il significato di sognare
contromano che è strettamente connesso alla realtà che ci circonda, a
questo flusso di informazioni mostruoso a cui siamo sottoposti. Oggi nello
spazio di un giorno nascono tantissimi cantanti e canzoni, io invece preferisco
il silenzio a tutto questo flusso, specie a quello delle informazioni
sbagliate. Oggi posso dire che le canzoni parlano per me, al loro interno c’è
quello che volevo comunicare e che ho sentito negli ultimi 2, 3 anni. Quindi
aveva ragione quel cantante di cui ti ho parlato prima.
A
questo si aggiunge la mia fede nell’amore. Per me l’amore è tutto. Di fronte
all’amore e alle canzoni mi volto e vedo la realtà: l’uomo continua a volersi
chiudere nel buco della convenzione. La società odierna mette al primo posto i
propri interessi piuttosto che quelli dell’uomo. Allora mi chiedo “Se l’amore è
tutto perché non gli andiamo incontro? ”. Per me è impossibile vivere senza
pensare ad un futuro. Quelli che vedo arrivare contromano sono i miei referenti
e sono anche vittime di questa società. Io sono il sognatore e sto andando
contromano anche se magari, visto che faccio parte di una minoranza, sto
sbagliando, ma non posso smettere di sognare. Il sogno è una speranza, non
posso non pensare che domani sarà meglio di oggi. Chi vive per un sogno morirà
una volta sola.
Ricollegandomi a quello
che hai appena detto sull’amore e alla frase contenuta in Nessuno dove canti che bisogna arrendersi incondizionatamente
all’amore, mi chiedo come mai tutto questo bisogno d’amore. Altri artisti di
recente, ad esempio Dolcenera, hanno dedicato un intero disco a questo tema.
Come mai secondo te?
Quando
parli d’amore è perché non ce l’hai e ce n’è un bisogno perché probabilmente
non ce n’è. Poi è chiaro che ognuno ha una concezione diversa dell’amore, ma
alla base di questo continuo parlarne c’è sicuramente una mancanza.
Una cosa che mi ha
colpito molto di tutto il disco è la cura nei suoni, in certi dettagli. Pur
essendoci suoni scarni, ci sono quegli assoli messi in un determinato punto che
arricchiscono il testo. Mi riferisco soprattutto a brani come In un sogno, La mia stella, Giorni
d’estate. Hai curato anche tu questo aspetto e a cosa e a chi ti sei
ispirato?
Non
tutte le mie canzoni nascono allo stesso modo. A volte parto con un’idea ben
precisa e la faccio eseguire al mio chitarrista, ed altre volte lui suona
qualcosa che mi piace e da là costruiamo la canzone.
In
generale gli arrangiamenti sono la mia via di verità: quando sento una musica
sento già tutto. La musica arriva a me immediata ed io sono solo un mezzo di
cui essa si serve per venire fuori.
Sul
resto, preferisco non dire a chi mi sono ispirato.
Altra cosa che salta
all’occhio scorrendo la tracklist è la presenza di un brano in inglese (The hill), cosa che era successa già in
tuoi altri lavori. C’è una tua voglia di aprirti ad un pubblico estero?
In
realtà non sono molto fan degli italiani che scrivono in inglese se non hanno
un mercato estero. Io sono italiano, sono un provinciale e devo cantare in
italiano, anche perché il mercato a cui mi rivolgo preferisce ascoltare i testi
in italiano. La comprensione di un testo in italiano è decisamente superiore a
quella di una canzone in inglese. A volte, però, mi capita di scrivere
direttamente in inglese e spesso il testo originale è molto più bello ad un
secondo testo che posso scrivere in italiano.
Nel caso specifico, The hill l’ho scritta il 30 agosto 2005, la sera in cui una parte
di me è nata. Doveva uscire nel 2006 ma non ho fatto in tempo a scrivere il
testo in italiano e così mi ero ripromesso di inserirla successivamente.
Riascoltandola mi sono accorto che il testo andava bene ma che mancava qualcosa
a livello di energia, e così ho aggiunto la batteria e il basso e quel finale
di cui sono proprio contento.
Neffa
http://www.neffa.it/
