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Nel nuovo spettacolo ‘W L’ITALIA – sogni… canzoni… squallori!’, Francesco Tricarico torna a raccontare il Paese e sé stessom con il consueto sguardo ironico e spietato. Il debutto è previsto al Teatro Menotti di Milano il 10 e 11 giugno 2026 per la rassegna CrossOver: sul palco un viaggio tra canzoni, visioni oniriche e squarci di realtà, in un’Italia che sembra non riconoscersi più ma che cerca ancora una forma di speranza.

 

Per intraprendere questo viaggio inusuale dentro e fuori di sé, Tricarico – accompagnato sul palco da Michele Fazio al pianoforte – ha composto nuovi brani musicali e in prosa, che saranno proposti per la prima volta in questa occasione e andranno a incastonarsi fra successi da tempo riconosciuti – Vita TranquillaMi Manchi negli occhi, A Milano non c’è il mare, Io sono Francesco – insieme a canzoni del periodo più recente – Un’estate bellissima, L’Italia del Boom, Sorridiamo, nonché il mantra in divenire Mi state tutti immensamente e profondamente sul cazzo 1.

 

 

 

In questo nuovo spettacolo sembri unire celebrazione e disincanto. Qual è l’immagine dell’Italia che vuoi restituire: un atto d’amore severo, una satira, o un sogno che tenta di ricordarci chi siamo?

Ho cercato di condensare una celebrazione e insieme un disincanto che tiene insieme satira, sogni e il ricordo di un tempo passato, di un’identità che si sta un po’ smarrendo davanti a tante novità e confusione. Credo che l’obiettivo finale, se obiettivo c’è, sia ritrovare la speranza, ma non come la intendeva il grande Mario Monicelli, piuttosto nel senso più nobile del termine.

 

Il protagonista si sveglia ma non viene più riconosciuto, neppure dai figli: come hai costruito questa metafora della perdita d’identità? È un racconto sull’artista, sul Paese o su entrambi?

Una mattina camminavo per Milano e mi è venuto in mente questo smarrimento di un uomo, di una persona: la progressione di non riconoscimenti diventa sempre più angosciante, per alcuni aspetti divertente nella sua follia surreale e per altri estremamente angosciante. La metafora con l’Italia è arrivata dopo, ma è strettamente legata: c’è un progressivo non riconoscersi che nasce proprio da quella passeggiata nel centro di Milano.

 

Nello spettacolo vanno a convivere realtà, allucinazione e ironia. Come gestisci in scena la soglia tra questi piani senza perdere il filo emotivo del pubblico?

Il filo emotivo nasce dal coinvolgimento progressivo nelle tre dinamiche: gli squallori, le “allucinazioni”, la realtà di canzone e narrazione. All’inizio c’è uno smarrimento voluto, perché i tre livelli procedono insieme. Poi, piano piano, si crea un forte coinvolgimento emotivo nel portarli su un unico piano di lettura. In un certo senso si gestiscono da soli: sono questi tre piani a guidare le emozioni e a rimetterle insieme.

 

foto di Checco Tonti

Da sempre ti muovi fuori dagli schemi, tra candore e graffio. In che modo questa tua natura irriverente e volutamente anacronistica informa la scrittura scenica e musicale di questo spettacolo?

Lo fa in modo viscerale e spirituale, interno ed esterno. È il mio modo di osservare le cose e di elaborare le situazioni, e inevitabilmente si riflette nella scrittura e nell’espressione: cercare qualcosa di eterno nelle profondità e metterlo in un mondo estremamente contemporaneo. È dallo scontro tra queste due realtà che nascono i contrasti.

 

Il duo con pianoforte è una scelta di essenzialità. Come hai pensato a Michele Fazio e come avete strutturato la sua presenza scenica?

Con Michele Fazio al pianoforte abbiamo scelto di togliere gli abbellimenti.
Mi affascina la bellezza della nudità, l’essenza di ciò che è e basta, senza cercare di apparire altro. O forse è un apparire altro, ma volontario.

 

foto di Ylenia Stefoni

 

Ironico, poetico e disincantato: quali dispositivi scenici o ritmici usi per far coesistere leggerezza e ferocia critica senza sbilanciare lo spettacolo?

La coesione tra i mondi in scena sono io: la voce che racconta, canta e narra. Sono tre aspetti che appartengono un po’ a tutti; qualcuno li mette a fuoco, qualcuno no. E forse gli aspetti sono anche più di tre. La distinzione fra i momenti e i passaggi è scandita da luci, suoni, posizioni sul palco e da qualche artificio sonoro che scoprirete a teatro.

 

Cosa ti aspetti dal battesimo milanese al Menotti e come immagini l’evoluzione del progetto nella rassegna CrossOver e oltre? Prevedi adattamenti per spazi diversi o un’edizione discografica dei nuovi brani?

Al Menotti sarà la prima di ‘W L’ITALIA’, da lì capiremo come procedere insieme a Franco Godi, che lo ha prodotto per Best Sound.  Sicuramente alcuni o tutti i brani avranno un seguito e cercheremo di raccoglierli in un nuovo disco. La messa in scena potrà adattarsi a contesti diversi, grazie alla nostra scioltezza, malleabilità ed essenzialità. Vedo tutto un po’ in divenire: dopo il 10 e l’11 giugno capiremo meglio questo spettacolo che mi affascina molto. E poi mi incuriosisce molto anche la risposta di chi lo ascolterà.

 

foto di Matteo Mora

Informazioni

W L’ITALIA – SOGNI… CANZONI… SQUALLORI!

Mercoledì 10 e giovedì 11 giugno – ore 20.00

Milano, Teatro Menotti – via Ciro Menotti 11

 

Posti numerati: € 21,50

Biglietteria Teatro Menotti e online: bit.ly

Artista:
Francesco Tricarico