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Fabrizio Grecchi è un pianista e compositore milanese dal profilo eclettico. Un aggettivo che non usiamo a caso, visto che la sua carriera spazia dalla composizione di colonne sonore per cinema e teatro alla creazione di musiche per programmi televisivi passando anche per i jingle pubblicitari a cui aggiungiamo anche una forte passione come videomaker e una vena professionale dedita anche all’insegnamento.

 

Nel 2012, accogliendo una sfida lanciata da ‘Piano City Milano’, ha dato vita al suo progetto Beatles Piano Solo. Il riscontro entusiasta del pubblico ha trasformato quell’intuizione in una missione artistica che, da allora, lo porta in tournée in Italia e all’estero, con tappe significative in città iconiche come New York, Parigi, Marsiglia o Liverpool.

 

 

 

Elemento centrale del format “Beatles Piano Solo” è la reinterpretazione: Fabrizio Grecchi modifica tempo e armonia mantenendo intatta la melodia originale, per permettere al pubblico di riconoscere i brani e partecipare cantando.

 

Reduce da una recente esibizione al Museo Storico Nazionale dell’Università di Atene, Grecchi ha portato il suo format in due appuntamenti prestigiosi che celebrano il profondo legame tra musica e letteratura. Il 10 luglio è stato ospite del Premio Bindi a Santa Margherita Ligure, festival dedicato alla nuova canzone d’autore, mentre il 23 luglio salirà sul palco del Premio Lunezia ad Aulla, rassegna storica focalizzata sulla valorizzazione del rapporto tra musica e parola.

 

“Si tratta di due piazze estive importanti”, raccontava il musicista alla vigilia degli eventi. “Ho dovuto adattare la dimensione più intima del mio spettacolo, non sempre facilmente riproducibile in contesti all’aperto, effettuando una selezione dei brani. Il mio obiettivo è proporre uno spettacolo godibile, senza cedere alla tentazione di rendere i Beatles più “facili” o pop di quanto già non siano”.

 

Tra un concerto e l’altro, tra un’ospitata ad un Premio Musicale e uno showcase, lo abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa in più del suo mondo musicale e di questa passione viscerale per il quartetto di Liverpool.

 

 

 “Sento la mancanza di John Lennon”

La riflessione di Grecchi parte da un’analisi della nostra contemporaneità: “Guardandomi intorno oggi, in un momento storico segnato da guerre e crisi globali, mi chiedo spesso quale rotta indicherebbe John Lennon. Sono certo che avrebbe saputo tracciare una direzione per il mondo. Per quanto mi riguarda, la musica è diventata la mia vitale ancora di salvezza».

 

L’arte: dalla natura all’algoritmo

Per Grecchi, il ruolo dell’artista è cambiato profondamente insieme alla società, perdendo di vista la sua funzione ancestrale. “L’artista non ha ‘inventato’ l’espressione, l’ha ereditata. Molto prima che esistessimo, il mondo possedeva già la sua arte: il canto degli uccelli, il respiro del vento. Noi abbiamo solo decodificato quel linguaggio primordiale, sviluppandolo di pari passo con la tecnologia: abbiamo soffiato in canne per creare flauti e teso pelli per dare ritmo ai tamburi”.

 

 

Questa prospettiva apre un confronto con la nostra epoca: “L’arte nasceva come necessità di sopravvivenza e memoria. L’uomo delle caverne non decorava per vanità, ma per lasciare qualcosa ai posteri: disegnava gesti, tecniche per accendere il fuoco o per la caccia. Quel gesto arcaico era un dono gratuito, un atto di trasmissione indispensabile. I Beatles ne sono l’esempio moderno perfetto: da Yesterday, che ha segnato una rivoluzione compositiva, fino a Eleanor Rigby, dove hanno osato eliminare quasi ogni strumento convenzionale, dimostrando il coraggio di slegarsi dai canoni”.

 

Il paradosso del presente, secondo Grecchi, risiede nel passaggio dallo spirito al profitto.

“Con l’avvento dello show business esasperato, la creatività umana è stata forzatamente inserita in un sistema di prezzi e profitti. Oggi, con Spotify e l’intelligenza artificiale capace di generare quadri in stile Monet in pochi secondi, abbiamo perso la bussola. Non siamo più in grado di distinguere l’opera nata da un’esigenza interiore dal prodotto confezionato dall’algoritmo. Abbiamo trasformato l’inestimabile in merce e, nel farlo, abbiamo smarrito la capacità di riconoscere il valore autentico dell’arte”.

 

Progetti per il futuro

Nonostante le riflessioni critiche, la vena creativa di Grecchi è sempre in movimento.

Diplomato in psicopedagogia infantile, dedica oggi una parte della sua attività artistica al sociale. Insegna pianoforte a bambini e ragazzi con autismo e parteciperà al progetto “Il Pellicano”. In Kenya, si dedica all’insegnamento della musica in scuole periferiche e si sta occupando di reperire fondi per i bambini della Agaza School nei sobborghi di Malindi.

Quando gli chiediamo del futuro, ci svela una novità: “Sto ultimando un libro che racconta la storia dei Beatles sotto forma di fiaba”.

Un progetto letterario certamente curioso, di cui seguiremo gli sviluppi.

 

 

 

foto tratte dai profili ufficiali dell’artista

 

Artista:
Fabrizio Grecchi