Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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Appare in tante foto Gianni Sassi dove si mostra sempre con un’espressione ombrosa, quasi scostante o, peggio, seccato. Eppure, a rifletterci bene, quella è l’espressione che rappresenta, in maniera reale e senza infingimenti, una personalità vulcanica che, raggiunto un obbiettivo, già sta(va) pensando come crearne un altro di pari importanza e dignità. Già, ma dove sono esposte queste foto? All’ADI Design Museum di Milano, all’interno della mostra dedicata a questa figura di spicco della cultura del nostro Paese. Una mostra organizzata insieme alla Fondazione Mudima (fisicamente messa in opera da Studio Azzurro), e suddivisa nei temi perseguiti da Sassi quali la grafica, il cibo, l’arte, la musica e il progetto di ‘Milano Poesia’. La curatela è di Aldo Colonetti, figura importante del mondo del design (e non solo) italiano. Una mostra, questa, che ha visto l’adesione convinta del direttore del Museo del Design, Andrea Cancellato, il quale, insieme all’aplomb del responsabile di uno strategico ambito culturale nazionale, ha come punto di riferimento la passione del bello, della musica, dell’arte, del design. Una passione che coltiva e manifesta con le innumerevoli e innovative mostre, che nel tempo hanno trovato “cittadinanza” all’interno del museo di Piazza del Compasso d’Oro.

 

 

Ma perché dedicare una mostra all’opera di Gianni Sassi e cosa lui ha rappresentato per la città di Milano che, nel marzo del 2023, gli ha dedicato una passeggiata nell’area di City Life in un percorso che parallelo e sovrastante la via dedicata a Demetrio Stratos…? (per maggiori informazioni riprendiamo l’articolo scritto per l’occasione: https://www.lisolachenoncera.it/rivista/primo-piano/gianni-sassi-milano-gli-dedicata-una-targa-nei-gia).

 

Fondamentalmente questa mostra è un tributo a un uomo che ha esercitato il suo lato artistico stando dietro le quinte e lavorando come fosse un motore di cambiamento, superando confini, aprendo mondi (a questo proposito è da sottolineare la sua adesione al movimento artistico Fluxus). Un uomo, Sassi, che vedeva il futuro quando ancora non esistevano le tecnologie che, oggi, rendono concreta la realizzazione di sogni altrimenti “impossibili”. Potremmo dire, con una certa dose di coraggio, che i suoi strumenti di lavoro erano la sua visione del presente proiettata nel futuro, carta, penna, macchina da scrivere, telefono, forbici e colla, carta e, ahimè, sigarette…Poi arrivò anche il fax…Il resto era utopia piegata alla realtà. Oppure, esattamente il contrario…

 

Gianni Sassi è stato un vulcanico precursore di cultura volta alla ricerca del bello, della perfezione, della proposta che non lascia tranquilli; agitatore e provocatore ma senza il desiderio dello sberleffo fine a sé stesso, bensì con l’intenzione di seminare dubbi con iniziative e proposte che “dissacrassero”, con cura e intelligenza, la cultura del suo tempo. Anche per questa ragione la mostra non poteva esimersi dal proporre alcune delle vite di questo geniale precursore di molte iniziative che, sottolineiamo, non era una sorta di punk ante litteram ma un fine uomo di cultura che decise di utilizzare strumenti di pensiero raffinati (ma rivoluzionari per il suo tempo) per raggiungere un pubblico eterogeneo che, in quella finestra temporale e sociale, attendeva una “deflagrazione” che, se non fu politica in senso stretto, certamente emerse come costruzione di un nuovo pensiero (uno solo…?) culturale.

 

 

Lui, questo signore nato a Varese e scomparso, troppo giovane, a Milano, ha utilizzato la sua città di elezione come laboratorio di cultura attraverso il suo essere, come si dice oggi, davvero multitasking impegnandosi in vari campi e organizzando più iniziative contemporaneamente. È stato geniale discografico inventando, in condivisione con Sergio Albergoni e Franco Mamone (quest’ultimo abbandonò però quasi subito l’impresa) quella “sua” CRAMPS (Company, Records, Agency, Management, Publicity, Service) che ha sfornato, nel periodo di attività, album di particolare valore artistico (tre nomi fra i tanti artisti di quella scuderia: AREA, Eugenio Finardi, Alberto Camerini) unitamente alla collana Nova Musicha e DiVerso che conducevano su percorsi di sperimentazione davvero ardita ma mai fine a se stessa (giusto comunque ricordare che oltre al lavoro di ricerca di artisti innovativi ci fu un grande sforzo produttivo, visto che furono ben 148 gli LP prodotti e pubblicati dalla CRAMPS).

 

Dicevamo della sua poliedricità di operatore culturale e di creativo e infatti Sassi ha costruito nuove strade nel campo della pubblicità, così come ha creato eventi pubblici di musica e poesia. Ma ha anche realizzato riviste che hanno spaziato dalla letteratura al cibo oltre ad essere riconosciuto come impeccabile art director e fotografo. Ha seminato e costruito molto, ma sempre con quell’insondabile condizione interiore di persona insoddisfatta e alla ricerca di ‘altro’, quasi che quanto veniva realizzata qualche sua intuizione, qualche idea, la viveva solamente come una tappa per un percorso più vasto verso il futuro.

 

Gianni Sassi e John Cage (Foto di Fabio Emilio Simion)

 

La mostra milanese è curata in modo particolare e colpisce anche per la disposizione fisica del materiale esposto, alle installazioni e ai filmati proposti (a tal proposito, merita di essere sottolineato il grande lavoro di Faycal Zaouali che ha messo a disposizione gran parte del materiale esposto, ha operato per la parte grafica e composto fisicamente la mostra). Attraversare gli spazi dell’esposizione e muoversi tra le opere di Sassi è una sorta di iniziazione alla sua figura e al suo lavoro e, pertanto, dovrebbe essere fruita e vissuta come strumento interpretativo della cultura di una ben precisa finestra temporale, la cui apertura è stata una ventata di aria fresca in anni “avvincenti e  burrascosi” che ha saputo inserirsi a pieno titolo all’interno della cultura di un periodo a cavallo di due secoli, giungendo fino all’odierno tempo in cui i social rischiano di disintegrare la fantasia grazie alla loro facilità di costruire un effimero “mordi e fuggi” (e non ho citato l’AI, quella la avete aggiunta voi in automatico…).

 

La mostra, per la sua ricchezza, ha la necessità di essere osservata con cura, interiorizzata, trasferita nel nostro quotidiano per cercare di comprendere come la musica, la poesia, la letteratura, la pubblicità, la fotografia (e tutto il resto che troverete) possano essere strumenti di decodificazione della realtà che ci aiutano a cambiare la prospettiva della vita, anche quella interiore. Gianni Sassi, per chi scrive, si è manifestato come un’ape impollinatrice che, saltando da un tema all’altro, ha riempito di contenuti il pensiero mio e di tanti. E lo ha fatto in un contesto temporale di grande trasformazione, aiutandoci ad esprimere un pensiero critico colto, sempre orientato al futuro e al continuo cambiamento.

Nella visita agli spazi della mostra si incontrano figure di persone culturalmente importanti per la sua storia quali il già citato Sergio Albergoni, Gino Di Maggio, Marco Maria Sigiani, Gianni Emilio Simonetti mentre dall’esperienza musicale sono evocati i personaggi elencati prima come Demetrio Stratos, Area, Eugenio Finardi, Alberto Camerini oltre a John Cage, Franco Battiato, Claudio Rocchi, Skiantos, Arti & Mestieri. Aggiungiamo, infine, le testate di alcune riviste quali ‘Alfabeta’, ‘La Gola’, ‘SE – scienza esperienza’.

 

Ricordando la figura di Gianni Sassi ci si ritrova all’interno di un viaggio che racconta un tempo, che racconta di noi, che richiama a sogni im-possibili, che ci richiama all’impegno, che vuole parlare al mondo anche con l’arte del silenzio (John Cage docet). Ci si immerge in un viaggio dove il nostro vicino che osserva le foto, i libri, le riviste e, magari, vede piovere lettere dal cielo, è una persona con cui condividere un pensiero. Ci si ritrova a pensare al tempo trascorso, veloce e implacabile, che però ci ha fatto crescere, perché gli stimoli ricevuti tanti anni fa sono ancora presenti e possono essere utilizzati come strumenti di un pensiero critico di qualità. Senza se e senza ma…questa mostra credo possa essere interpretata come una sorta di viaggio iniziatico per un ritorno a casa. Con una certezza: non ci si perde ma ci si ritrova.

 

E dopo tante parole, chiudiamo con una esplicativa citazione di John Cage, che campeggia all’ingresso di uno degli spazi espositivi: “I suoni se ne stanno nella musica per rendersi conto del silenzio che li separa”, una frase, un concetto, che rende bene l’idea di cosa avesse compreso la genialità di Gianni Sassi.

 

 

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Iniziative collaterali (gratuite)

 

SABATO 1 marzo, ore 18: Gianni Sassi: la Musica / CRAMPS & Multhipla, DiVerso, Nova Musicha Con Enzo Gentile, Patrizio Fariselli, Eugenio Finardi.

 

A questa iniziativa hanno partecipato…coloro che, ai tempi, c’erano. Eccome se c’erano…Eugenio Finardi e Patrizio Fariselli, coadiuvati dall’impeccabile Enzo Gentile a fare da “lanciatore di stimoli”. Invitata ‘al tavolo’ (che non c’era) la fondamentale Monica Palla, collaboratrice e ombra di Gianni Sassi per circa venticinque anni. Per finire, Stefano Piantini, tra gli ideatori della mostra, che però non ha preso la parola (con tanta abbondanza di memoria…). È stata un’ora di piacevoli ricordi da parte dei presenti ma, soprattutto, della consapevolezza di essere stati parte attiva di un’esperienza fondamentale per la propria formazione artistica e umana. Finardi e Fariselli hanno ricordato la loro età al tempo dell’incontro con Sassi (ragazzi…) così come Monica Palla ha ricordato che a lei, giovane ventenne (ragazzina…), toccò l’onere di occuparsi della copertina dell’album Fetus del quasi esordiente Franco Battiato (di cui Sassi, a quel tempo, curava l’immagine). Una copertina che, chi ha buona memoria, ricorderà non passò inosservata…

 

Particolarmente sottolineata la figura di Demetrio Stratos, artista di straordinario talento, così come il lavoro svolto egregiamente da Sassi nella creazione dei testi dei brani degli AREA che, lo sappiamo, non proponevano musiche di particolare facilità melodica. Eppure, nonostante tutto, nella versione Frankenstein, Sassi riusciva a produrre liriche che si adattavano perfettamente al suono del gruppo e contribuivano a fare crescere il senso di un lavoro collettivo che aveva continuità con il messaggio che intendeva veicolare attraverso la musica. Dalle parole degli ospiti è emerso, inoltre, un grande rispetto per il loro “datore di lavoro”. Un rispetto dovuto al riconoscimento della genialità e visione che questi aveva così come al riconoscimento della disponibilità ad accettare suggerimenti quali, ad esempio, la disponibilità ad inserire nella confezione degli album (come ha raccontato Finardi) i nomi dei musicisti impegnati nei vari brani proposti, come segnale di rispetto per il loro lavoro. Simpatico anche l’aneddoto consegnato da Fariselli quando ha ricordato l’errore di stampa del nome di Stratos nel primo album degli AREA che venne trascritto, erroneamente, in Statos. Sassi, senza scomporsi, avvisò Demetrio che, da quel momento, si sarebbe chiamato Statos. Ovviamente nell’album successivo (e poi nelle ristampe del primo) l’errore fu corretto ma l’aneddoto è la fotografia del modo di essere di un uomo di imprevedibile capacità di trasformare un errore in qualcosa di…inedito. Per chi magari non lo sa o non lo ricorda il nome corretto di Demetrio Stratos era Efstràtios Dimitrìou che, come ricordava Fariselli, amava cantare in inglese (lingua che ben conosceva, insieme al francese) e alla cui frustrazione linguistica, Sassi rispondeva che avrebbe usato l’inglese quando sarebbero andati in tour in qualche Paese anglofono. Cosa che non avvenne mai…Buona l’attenzione del pubblico. Certamente con età media “gagliarda”, ma non per questo con la passione nel cassetto…  

 

SABATO 8 MARZO, ore 18: Filippo Pennacchio presenta il libro Gianni Sassi Fuorigabbia (Mimesis) Con Filippo Pennacchio e Stefano Piantini.

 

SABATO 15 MARZO, ore 17.30: Proiezione del film Gianni Sassi – L’occhio, l’Orecchio, la Gola (durata: 77 minuti) Con Roberto Manfredi.

 

SABATO 22 MARZO, ore 17.30: Milano Poesia / Futura Con Aldo Colonetti, Antonio Troiano e i poetry slammer Filippo Capobianco, Martina Lauretta e Francesca Pels.

 

DOVE?

ADI Design Museum – Piazza Compasso d’Oro 1 (Milano)

https://www.adidesignmuseum.org/

 

QUANDO?

Da sabato 22.02.2025 a sabato 22.03.2025

 

ORARI?

Lunedì: 10:30 – 20:00

Martedì: 10:30 – 20:00

Mercoledì: 10:30 – 20:00

Giovedì: 10:30 – 20:00

Venerdì: chiuso

Sabato: 10:30 – 20:00

Domenica: 10:30 – 20:00

 

SEI ABBONATO?

Tessera Lombardia – Valle d’Aosta: in abbonamento

Tessera Extra: in abbonamento

 

NON SEI ABBONATO?

  • Biglietto intero: 15,00 € / Biglietto ridotto: 12,00 €

 

 

(Foto autorizzate e rese disponibili dagli archivi ufficiali della Mostra)

Artista:
Gianni Sassi