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Il cantautore e poeta è scomparso il 6 settembre
È stato a lungo collaboratore di Cristiano De André. Aveva firmato I notturni, l'opera incompiuta di Faber

Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo”. Mi sono tornate in mente queste parole, che Moravia pronunciò al funerale di Pasolini, apprendendo la notizia della morte di Oliviero Malaspina. Sì, perché Malaspina era un poeta. E non tanto per i versi che aveva scritto nelle sue raccolte poetiche o nei suoi testi per musica. Quanto piuttosto, perché essere poeti è uno stato dell’essere. Malaspina era poeta per il suo modo di essere, per il suo garbo, la sua gentilezza, per la capacità – propria dei poeti puri – di leggere il mondo con lo sguardo puro di un fanciullo. Malaspina era un poeta perché non si adattava ai ritmi frenetici della società attuale, non accettava la logica utilitaristica di quel mondo che pure doveva (?) frequentare. Malaspina era un poeta perché sapeva trasformare la parola in bellezza.

 

 

Nato in provincia di Pavia il 27 ottobre 1961 si era avvicinato alla poesia già giovanissimo con la raccolta Il ballo della fanciulla in fiamme nel 1986. Dopo la laurea in Lettere decidere di intraprendere la strada della canzone. E sarà un inizio col botto: si aggiudica infatti per ben tre volte (su quattro edizioni) il Premio Città di Recanati tra il 1990 e il 1993 (con Romanzo popolare, Figlio di un do minore e Appunti su carta velina). Ed è a Recanati che avviene l’incontro fondamentale, quello con Cristiano De André, che riconosce immediatamente la sua incredibile capacità di scrittura. Da lì a poco i due scrivono Notti di Genova, prodromo di una collaborazione che porterà a quello che forse è il capolavoro assoluto di Cristiano, l’album Scaramante del 2001. Ma Cristiano farà anche da tramite tra Oliviero e papà Fabrizio: “La collaborazione con Faber – mi aveva raccontato tempo fa – nasce per merito di Cristiano. Un giorno  gli fa leggere le mie poesie, contenute nella raccolta Vivere davanti alla luna fredda e ascoltare il mio primo Ep Caravaggio. Fabrizio mi chiama tramite Cristiano e mi invita a fare quattro chiacchiere a casa sua a Milano. Dopo cinque minuti mi sembrava di conoscerlo da una vita. Qualche mese dopo mi chiama per dirmi che ha fissato un appuntamento alla BMG per ristampare Hai! Hai! Hai! e per farmi avere un nuovo contratto”. 

Ma quella di Faber non è solo stima di facciata, diciamo così. Davvero il cantautore genovese capisce la grande capacità artistica di Malaspina, tanto da volerlo con sé per il progetto – purtroppo incompiuto – dei Notturni; non solo (mi aveva confidato anni fa lo stesso Malaspina): “C’erano anche altri progetti insieme. Alcuni erano di tipo extramusicale, per esempio avevamo in programma un romanzo a quattro mani e un libro sull’ingiuria”.  De André, inoltre, gli fa aprire i concerti del suo tour del 1998: “ Faber che mi chiese di aprire il tour estivo 1998. Come puoi immaginarti io ero ovviamente al famoso settimo cielo. La mossa strategica di Faber era di non annunciarmi con locandine o sul palco. Arrivavo direttamente sul palco mentre il pubblico aspettava lui. Credo fosse un marketing umano per vedere le reazioni del pubblico. Furono sempre positive. Lo ricorderò come uno dei periodi più belli della mia vita”.

 

Qualche anno prima, Malaspina pubblica due album – Caravaggio (1995), e Hai! Hai! Hai! (1996) – che lo segnalano come una delle voci più potenti e innovative all’interno della canzone d’autore, tanto da essere invitato nel 2002 alla rassegna del Premio Tenco. L’apprezzamento della critica e del pubblico è ampiamente confermato anche dall’accoglienza dell’album Benvenuti mostri del 2003, un lavoro di grande intensità poetica e sociale, che affronta ancora una volta temi come l’oppressione delle minoranze, la lotta sociale e il confine labile tra oppressori e oppressi. 

 

Malaspina alterna negli anni Duemila l’attività di scrittore a quella di autore musicale e cantante. Nel 2009 pubblica I racconti del pesce che piange e che ride, (Edizioni Saecula), quindi La prossima volta saremo felici, (Galata) nel 2017 e con Giuseppe Cristaldi Drammaturgia degli invissuti, (Fallone) nel 2019. A livello musicale fa uscire nel 2005 Marinai di terra e nel 2014 lo splendido Malaspina, un lavoro molto ricco musicalmente che spazia da una certa influenza fossatiana (Vita ancora viva) a Piero Ciampi (Il vuoto), passando per venature più rock o ballate autorali. Un disco dai toni quasi apocalittici, uno scenario post atomico, in cui troviamo brandelli di una civiltà distrutta da se stessa: “L’ipocrisia dei figli accetta/ le innocenti menzogne dei padri” (Migranti); abitato da uomini che hanno perso la loro umanità, da una finanza che ha reso tutto merce e scambio, da una politica che è diventata davvero “solo far carriera”: “A cosa ti serve il denaro/ se dentro di te c’è il deserto?” (Il vuoto). Ma in Malaspina il pessimismo non lasciava mai spazio alla rassegnazione. Perché egli sentiva che sacche di resistenza si annidavano ancora nel DNA di alcuni di noi. Un lavoro che è anche la summa della poetica di Malaspina: da una parte la prosaicità della vita di tutti i giorni, con le sue brutture e i suoi afrori e dall’altra l’anelito alla spiritualità. Ed è proprio un dio – da non confondere necessariamente con Dio – che Malaspina spesso chiama, invoca, quasi implora. L’altra ancora di salvataggio per Malaspina è sempre l’amore, poco importa anche in questo caso se fisico-carnale o spirituale.

 

 

Dopo Il Bisogno più profondo uscito nel 2021, Malaspina era tornato a scrivere e a incidere. Nel 2026 era prevista l’uscita del nuovo disco dal titolo La stanza degli addii con la collaborazione fondamentale di Salvatore Papotto e sarebbe uscito per La Stanza Nascosta Records. “Solo due – ci racconta Claudia Erba – sono i brani conclusi, testi sono di Oliviero Malaspina e musiche di Salvatore Papotto. Ci sono inoltre alcuni provini musicali sui quali Oliviero aveva scritto dei testi completi, alcune musiche concluse sulle quali Malaspina aveva solo abbozzato dei testi e dei frammenti testuali che l’artista aveva consegnato a Salvatore e sono custoditi nell’archivio dell’etichetta. Si tratta di un lavoro in gran parte in fase di pre-produzione. Oliviero aveva dato carta bianca a Salvatore Papotto per quanto riguarda la produzione artistica dell’ album. Aveva in mente un grande ritorno a livello artistico e voleva coinvolgere in fase di registrazione molti musicisti italiani importanti. Nei testi troviamo cenni autobiografici (ne Il Miraggio, in particolare, c’è un ricordo della madre), denuncia sociale e riflessioni sulle tematiche della separazione, del dolore e della malattia. Fra i brani anche uno dedicato a Freddie Mercury e Nureyev”.
Sì, sarebbe senz’altro stato un grande ritorno il suo, perché della musica e delle parole di Oliviero Malaspina tutti noi avevamo e abbiamo sempre più bisogno.

 

Alla notizia della sua scomparsa, le piattaforme social sono state invase da numerosi messaggi di affetto e ricordo, che ne hanno celebrato la grandezza umana e artistica. A cominciare dall’amico fraterno Cristiano De André:  “Ho appreso da poco la bruttissima notizia… È venuto a mancare Oliviero Malaspina, un caro amico, un grandissimo autore, cantautore e collaboratore in vari dischi miei. Un poeta. Come non ce ne sono più. Sono esterrefatto e addolorato da questa orrenda notizia. Ricordo con affetto tutti gli anni e le notti passate insieme a scrivere e i tanti momenti dove mi sei stato di vero conforto e supporto, come solo un caro amico può fare. Mi stringo con un abbraccio alla famiglia. Che la terra ti sia lieve Oli e che il tuo viaggio possa essere meraviglioso.”

Anche Giuseppe Cristaldi ha espresso il suo profondo cordoglio con parole toccanti: “Mi hai spezzato il cuore, amico mio. Mi hai ridotto in piccoli frammenti E non c’è vento che mi spazzi via per raggiungerti. Mi hai spezzato il cuore Oliviero mio, anima densa, ironia silente, poesia errante in carne e ossa. Mi hai spezzato il cuore, fratello.”Salvatore Papotto, che stava collaborando – come detto – al suo nuovo progetto discografico, ha voluto sottolineare la sua sensibilità: “Dal punto di vista umano se ne va un amico, un genio artistico, la persona più sensibile che abbia mai conosciuto.”

 


Infine, anche il Club Tenco ha voluto rendere omaggio a Malaspina, riconoscendone il valore e l’importanza nel panorama artistico: “Il ClubTenco apprende la triste notizia della morte del cantautore e poeta Oliviero Malaspina . Ospite della nostra Rassegna nel 2002, collaboratore fra gli altri di Fabrizio e Cristiano De André e Raphael Gualazzi, era un intellettuale sensibile, un’anima delicata e aveva una penna raffinata e potente. Alla sua famiglia arrivi il nostro più sincero e sentito cordoglio.”

 

Malaspina, come i veri poeti, cercava disperatamente il senso ultimo dell’esistere. Un senso che passava anche – paradossalmente – dalla morte, perché come aveva scritto (con Cristiano De André) pensando alla scomparsa di Faber: “La morte esiste, ma è solo un piccolo destino/ perché poi c’è l’amore, l’amore / a volte lontano / a volte troppo vicino”. E allora che ti sia vicino tutto l’amore di chi ha avuto il grande privilegio di conoscerti, caro Oliviero. Ci mancherai e molto, ma per dirla con il tuo caro Faber: “è stato meglio lasciarci/ Che non esserci mai incontrati”.

Artista:
Oliviero Malaspina