Francesco Varricchio, cantautore, chitarrista e armonicista beneventano, in arte Fresco Blu, un album ed un EP all’attivo, torna con un nuovo progetto discografico dal titolo esplicito: Arrevutamm’. Nove tracce in dialetto campano, musicalmente eterogenee, un viaggio “infernale” fra i bassifondi dei comportamenti sociali del nostro tempo, dal razzismo allo sfruttamento lavorativo, alla perdita di valori fondamentali come il rispetto, la tolleranza e la solidarietà; un percorso attraverso macerie e disgregazione raccontato senza perifrasi, in modo diretto, non da osservatore disincantato, ma con la passione e l’ironia di chi è nel pacchetto di mischia. Non più giovanissimo, più vicino ai cinquanta che ai quaranta, Fresco Blu scrive, compone e canta da quando era adolescente, per appagamento personale. L’esigenza di pubblicare i suoi lavori è sopraggiunta solo di recente, dopo aver sperimentato molti generi musicali, dal cantautorato, al rock, al pop, al blues, fino al funk e al jazz. Sembra di capire che l’artista scelga il “vestito” musicale a seconda dei testi e dei contenuti che veicola, ed in effetti Arrevutamm’ è un coacervo di generi musicali diversi, un concept per metà, quella delle parole e dei temi, e una raccolta per l’altra metà, quella sonora e degli arrangiamenti.
Arrevutamm’ vuol dire, in italiano, capovolgere, sovvertire, rivoltare. Un buon titolo per un album che chiama esplicitamente alla consapevolezza ed al risveglio delle coscienze, alla ribellione contro l’apatia e l’indifferenza, una “chiamata alle armi” plasticamente raffigurata nella copertina del disco: un soldato equipaggiato di tutto punto, che percorre un paesaggio sgranato, un deserto o il suolo di Marte, in ogni caso un luogo inospitale, ma che dietro le spalle porta con sé una chitarra, e non un’arma. Che poi le armi sarebbero due, perché l’armonica è un trait-d’union di quasi tutte le tracce del disco.

Il brano di apertura, Rummore, è un funky molto incalzante, una raffigurazione del caos metropolitano, intriso di prevaricazione, arroganza e violenza. Nessuna alternanza brano veloce/brano lento: quello che segue, Tant’ a te che te ne fotte mantiene alti i bpm, sul tempo di un energico country-rock di denuncia dell’indifferenza collettiva, con un finale in cui troneggia l’armonica e un banjo. L’incipit musicale della terza traccia, Nu poco ‘e dignità! rimanda chiaramente – e volutamente – alle atmosfere del Pino Daniele di “Bella ‘Mbriana”, mentre lo storytelling prende spunto da un fatto personale, un prestito mai restituito, che sembra aver particolarmente ferito il creditore insoddisfatto.
Lo swing di Amm’ sbagliato via, ed i ritmi più latini di Don Martino, introducono la parte forse più originale del disco, tre brani che raccontano storie di riscatto: in ‘O padrone mazziato si coglie la sferzante ironia e la denuncia contro il “padrone” sfruttatore e arrogante, che però finisce giustamente malmenato al ritmo di un blues; Nadir, la traccia più bella dell’album a parere di chi scrive, è un funk profondo e toccante che narra la storia di un ragazzo di colore costretto a subire umiliazioni e discriminazioni quotidiane; l’atmosfera musicale cambia ancora, e sulle note leggere di un reggae si dipana Vuliv’ fa’ ‘o pacco a me!, racconto ironico di un raggiro sventato.
Nel complesso il disco si fa ascoltare piacevolmente, per i temi trattati, e per la trama musicale molto varia ed eclettica, che fa da traino a testi a volte ironici, a volte aspri, altre volte rabbiosi. Si coglie però una ricerca ricorrente della rima facile, ed a chi ascolta non è richiesta particolare immaginazione: è tutto dichiarato, sviscerato, dettagliato. Tanto, forse anche troppo esplicito.
Autoprodotto
01. Rummore
02. Tant’ a te che te ne fotte
03. Nu poco ‘e dignità!
04. Amm’ sbagliato via
05. Don Martino
06. ‘O padrone mazziato
07. Nadir (da una storia vera)
08. Vuliv’ fa’ ‘o pacco a me!
09. Accà tu nun può passà!
Francesco Varricchio
2025
35:05
