C’è stato un tempo nel quale, invaghitasi del rock d’oltre Manica e d’oltre oceano, la musica italiana ha ben pensato di dimenticarsi della propria tradizione musicale, discendente dal melodramma e dalla musica classica, per virare verso il rock. Un rock declinato in chiave italiana, con esempi anche interessanti come quelli del prog, con PFM, Il Banco, le Orme e altri ancora. Sono arrivati poi gli anni ’90 del secolo scorso con i Litfiba e un movimento di altri gruppi interessanti, quindi i Negrita circa un decennio dopo. Infine, negli ultimi tempi, abbiamo assistito al “fenomeno” dei Maneskin, e ancor prima a Vasco e/o altri rocker con carriere altalenanti, illudendo qualcuno che l’Italia potesse essere considerata una grande nazione anche in questo genere musicale. La storia ha invece sempre restituito al mittente, alla bella e dolce Italia, questa tesi, confermando che nella penisola si gioca un campionato minore in ambito rock fatta salva qualche sporadica eccezione. Il DNA, la storia e la cultura musicale italiane si legano soprattutto ad altri generi, che hanno portato e portano ancora oggi l’Italia a livelli di eccellenza.

E per portare subito un esempio concreto, ecco che ci arriva sottomano un nuovo album che dal rock è distante come i due poli nel globo. Ascoltando il recente e bellissimo disco Atelier del friulano (con sangue partenopeo nelle vene) Remo Anzovino ci si rende immediatamente conto di quanto l’Italia sia un fertile terreno musicale quando si esprime recuperando e rispettando le proprie radici, adeguandone i suoni al contesto attuale, più leggero e smart. Anzovino con questo nuovo Atelier, che arriva dopo ventuno album e a distanza di due anni da “Don’t Forget to Fly”, il suo ultimo lavoro in studio molto apprezzato dal pubblico, si innesta nella grande tradizione della musica classica italiana, oggi definita contemporary classic. Il disco mostra le caratteristiche peculiari dell’avvocato-pianista friulano, tra le quali emerge in particolare la scioltezza espressiva e la godibilità del suono, che pare proprio generato dalla fusione tra musica e arte pittorica, sfera nella quale il pianista si muove con grande naturalezza così da conquistare, nel 2019, il ‘Nastro D’Argento – Musica dell’Arte’ per le colonne sonore dei docufilm realizzati per la serie ‘La Grande Arte al Cinema’ e dedicate a icone come Monet, Van Gogh, Gauguin, Borromini e Bernini, Frida Khalo, fino alle meraviglie del Museo Egizio di Torino. Non è un caso allora che anche il luogo della registrazione sia speciale: è l’atelier del pittore e scultore Giorgio Celiberti, una delle personalità più prestigiose dell’arte italiana e internazionale del ‘900 e del nostro secolo.

È stato proprio il maestro a voler ospitare la musica di Anzovino nel suo studio, contribuendo così alla creazione di un progetto irripetibile, registrato live in un luogo tanto intimo quanto affascinante con il pubblico – in alcuni casi mantenendone gli applausi – in due esclusive serate a invito. Anche l’artwork nasce dallo speciale rapporto tra i due artisti: il titolo è scritto a mano da Celiberti e il packaging esclusivo dell’album – in LP e CD – contiene al suo interno una copia di ‘Emozioni d’amore’, l’opera originale immortalata nella foto di copertina di Paolo Grasso. Anzovino sembra proprio un pittore per come pennella le note, ammorbidisce i suoni e costruisce linee melodiche che coccolano l’ascoltatore. I primi brani, tra cui quello d’apertura, Chaplin, unico inedito del lavoro, realizzato circa vent’anni fa per la sonorizzazione dal vivo del capolavoro di Charlie Chaplin ‘Il circo’, aprono all’ascoltatore un mondo fatto di colori lievi e tenui ma caldi, morbidi. Il primo guizzo ritmico lo incontriamo in Natural mind, che offre un tessuto di notte basse sulle quali Anzovino va a ricamare incisioni sonore, lasciando spazio anche ad una voce che emette suoni prospettici. On a tightrope si muove a passo di tango, dimostrando la propensione di Anzovino a contaminare i suoni attingendo a piene mani da tutte le culture musicali, da quella napoletana al tango, dalla classica al jazz.
Atelier è un dono prezioso che la musica italiana fa al mondo, un disco che vale tanto per il neofita quanto per l’esperto di suoni, per chi vive di classica ma anche per chi ascolta abitualmente altro. È musica senza confini nel vero senso del termine e proietta Remo Anzovino in quel filone già entusiasmante che vede il pianismo italiano ai vertici mondiali con un mostro sacro come Ludovico Einaudi e, seppur con alcuni distinguo, inseriamo anche Giovanni Allevi e che ora può ospitare a pieno titolo anche Remo Anzovino. La grande arte del pianismo melodico italiano è un valore aggiunto che la cultura del Belpaese può mettere in campo per accrescere ulteriormente la reputazione dell’Italia come riferimento mondiale dell’arte a 360°. Un album solo piano con ventun brani, tutti da assaporare e gustare in egual misura, che sanciscono un incontro tra diversi colori, timbri e registri musicali. Un nuovo viaggio tra le mille possibilità espressive e stilistiche del pianoforte. Del brano Galilei suggeriamo la visione del nuovo clip (si può vedere ed ascoltare cliccando qui) che consente non solo di ascoltare la melodia poetica ma anche di comprendere il senso di un album nel quale musica e arte pittorica si uniscono e si fondono, mostrando il “set” nel quale il disco è stato registrato. Remo Anzovino ci regala con Atelier e con le sue immagini sonore la perfetta contaminazione tra la sua musica e l’arte figurativa nella quale si innesta e dalla quale trae, evidentemente, la linfa vitale. L’Atelier Tour inizierà il 14 Marzo da Firenze (Sala Vanni) con diverse date in tutta Italia, un’occasione da non perdere per ammirare dal vivo questo grande artista.
Foto di Paolo Grasso

Remo Anzovino
Decca Italy / Universal
01. Chaplin
02. Tabù
03. Deriva
04. Natural mind
05. Irenelle
06. On a tightrope
07. L'immagine ritrovata
08. Yo te cielo (Cancion para Frida)
09. Following light
10. Life
11. Sant’Ivo alla Sapienza
12. Vincent
13. Avec my Ninphe
14. Les jours perdus
15. Galilei
16. Estasi
17. Nocturne in Tokyo
18. Istanbul
19. Igloo
20. Metropolitan
21. Hallelujah
Produzione artistica: Remo Anzovino Consulenza Artistica: Luca Bernini
Musiche di Remo Anzovino Registrato il 21 e 22 giugno 2024 dal vivo nell'Atelier di Giorgio Celiberti a Udine da Stefano Amerio.
2025
78:00
