Questo lavoro di Patrizia Cirulli dal titolo intrigante – Il Visionario (Francesco d’Assisi) – è la rivisitazione in chiave acustica dell’album “L’infinitamente piccolo”, prodotto da Angelo Branduardi e pubblicato nell’anno duemila. Perché la cantautrice milanese abbia deciso di impegnarsi a riportare all’attenzione del pubblico un tale lavoro è un piccolo mistero, ma fa parte dell’entusiasmo che gli artisti hanno quando vengono colti dal ‘furore della creazione’. Però, dopo avere ascoltato l’album si comprendono le ragioni di tale scelta, perché la storia raccontata investe l’ascoltatore con una sorta di pace interiore. Una pace che, probabilmente, è stata la molla che ha creato questa dinamica sensoriale che ha orientato Patrizia Cirulli verso questa scelta artistica.
Una scelta che l’ha portata a riprendere un lavoro che, sulla base delle Fonti Francescane (famosa raccolta di testi relativi a San Francesco e Santa Chiara basato su materiale originale tramandato nei secoli), descriveva momenti di vita di un uomo apparentemente come tanti ma improvvisamente trasformato, in maniera potente e decisiva, fino a raggiungere la santità. Una santità quasi irrefrenabile vissuta ‘esibendo’ una straordinaria attitudine alla povertà come elemento fondamentale per la connessione con il Creatore. Una povertà atta anche a dimostrare che la felicità non è dovuta alla quantità e qualità di beni materiali posseduti, bensì alla pace interiore, alla connessione con il creato, dove la vera ricchezza è percepita attraverso la meraviglia della natura, dall’assenza di guerre, dalla lontananza dal delirio ossessivo del possesso, dalla letizia con gli altri compagni di umanità.

Se geniale fu l’idea e l’intenzione di Branduardi di costruire, venticinque anni fa, un progetto così particolare ed atipico nella discografia italiana, altrettanto intrigante è questa rivisitazione proposta con grande rispetto, attenzione, convinzione e profondità interiore. Undici i brani presenti nell’album che ipnotizzano l’ascoltatore con la voce particolare ed efficace di Cirulli accompagnata da un gruppo di musicisti capaci di aggregarsi con sonorità essenziali ed accattivanti.
Tutto l’album è avvolto in una sorta di alone di spiritualità e l’inizio con il Cantico delle creature invita subito chi ascolta a mettersi in uno stato d’animo di attenzione e spiritualità. Il brano richiama, con le liriche, il celeberrimo canto alla natura da considerarsi come fosse il primo manifesto ambientalista e di interpretazione della spiritualità della vita. Insieme si tratta anche di uno dei testi che ha dato vita e dignità alla nostra letteratura. I suoni sono delicati ed accompagnano le liriche colmi di tenerezza, approvazione e acquiescenza ai concetti espressi dal canto. Il Sultano di Babilonia e la prostituta (cantata da Patrizia in duetto con Rosario Di Bella) si apre con le note della viola e della chitarra che creano una cadenza sonora di particolare suggestione “che parla”, facendo apparire alla coscienza le immagini raccontate in un brano che trasmette una forte emozione epidermica anche grazie alle note cantanti del violino che toglie il fiato e provoca emozioni.
Il lupo di Gubbio è sorretta dalle note del violino e le percussioni creano un’atmosfera di mistero che fa entrare nella storia del famoso (o famigerato) lupo di Gubbio. Un lupo che, probabilmente, non era un feroce animale ma un brigante a cui Francesco fece cambiare vita donandogli la consapevolezza del proprio senso di umanità. Dedicata a Santa Chiara e alla sua congregazione claustrale è Audite poverelle (alla voce di Patrizia si affianca quella delle Kalìka, gruppo campano formato da tre splendide voci) che si propone con una sorta di canto da processione accompagnato, nel suo incedere, da sonorità di stampo medioevale. La si potrebbe definire una sorta di preghiera trasferita in un racconto ricordando che la vita che sta fuori dal convento non è migliore di quella che si raccoglie, invece, tra le sue mura.

È invece il sommo poeta, Dante Alighieri, che parla di Francesco in Divina Commedia, Paradiso – canto XI e la voce di Cirulli, accompagnata dalla musica creata dalle note del violino e chitarra, ne declama le parole con affabile profondità. Si propone come una mistica filastrocca (con un’intensa interpretazione vocale della Cirulli) Il trattato dei miracoli in cui vengono enumerati una serie di miracoli del Santo ma senza insistere sulla straordinarietà degli eventi bensì con una sorta di naturale capacità di sovvertire le regole di natura grazie alla potenza della fede. Il titolo di Nelle paludi di Venezia, Francesco si fermò a pregare e tutto tacque racconta, con una canzone delicata, la figura di Francesco nella dimensione mistica della preghiera, sua reale forza di trasformazione del sé e della realtà. Un brano in cui la figura di Francesco viene presentata in chiaroscuro con preziosa delicatezza sonora e vocale.
La musica creata dalla chitarra arpeggiata e dal violino, unita al suono scuro delle percussioni, si affianca a sorreggere la voce di Cirulli che, con voce grave ed impostata declama, in La Regola, passaggi della ‘Regola Francescana’ trasportandoci in un mondo lontano dal tempo e trasferendoci domande, forse senza risposta, su un mondo così lontano ma capace di generare giganti della storia e della spiritualità. Conseguente al brano precedente è La predica della perfetta letizia in cui la ricerca della felicità interiore è mutuata dalla necessità di far bene…il bene. Il violino e le percussioni sorreggono le liriche che indicano quanto la ricerca della felicità non possa essere demandata al raggiungimento del benessere materiale ma dalla sapienza, dall’empatia, dalla solidarietà, dalla pazienza, dall’autodisciplina, dall’umiltà predicata e praticata. Un brano intenso e ritmato che rincorre e cerca le ragioni delle virtù predicate da Francesco.
È come una voce che si erge nell’oscurità della notte quella che si apre in La morte di Francesco dove il suono della chitarra elettrica dipinge inattese note pastello in versione pinkfloydiana. È la morte e la gloria nei cieli quella che viene raccontata. Sempre con lo spirito di umiltà francescana, sempre con la consapevolezza della finitezza umana e del passaggio per un altrove colmo di infinito. A parere di chi scrive forse il brano che, insieme al Il Cantico delle Creature rappresenta la summa di questo lavoro. Un lavoro come questo, dalla forte tensione mistica, non poteva terminare che con parole di affidamento presenti in Salmo. Voce, violino, chitarra e tutto scorre come un fiume tranquillo verso la sua foce.

Patrizia Cirulli ci sta abituando a continui scambi di visioni artistiche e anche questo disco conferma la qualità del suo lavoro con la scelta dei temi da affrontare, con il cambio di stili musicali, con la capacità di utilizzare al meglio la sua voce e le sue capacità interpretative. In tutto questo, poi, l’ensemble musicale (lo stesso che la ha affiancata nello splendido progetto dedicato alle poesie di Eduardo De Filippo dove Patrizia ha scritto le musiche, leggi qui la recensione) che l’ha supportata fa la sua bella figura lavorando di cesello e rigore su liriche di particolare bellezza.

Patrizia Cirulli
Incipit Records / Egea Music
01. Il Cantico delle Creature
02. Il sultano di Babilonia e la prostituta
03. Il lupo di Gubbio
04. Audite poverelle
05. Divina Commedia, Paradiso – canto XI
06. Il trattato dei miracoli
07. Nelle paludi di Venezia Francesco si fermò a pregare e tutto tacque
08. La regola
09. La predica della perfetta letizia
10. La morte di Francesco
11. Salmo
Mimmo Paganelli
Direzione musicale: Marcello Peghin; ---------------------------- Patrizia Cirulli: voce; Marchello Peghin: chitarra classica dieci corde, chitarra basso, viola caipira, chitarra elettrica e live electronics; Maria Vicentini: violino e viola; Paolo Zuddas: percussioni ------------------------------------------------------ OSPITI: Rosario Di Bella: voce nel brano Il Sultano di Babilonia e la prostituta; Kalìka (Vania Di Matteo, Anna Rita Di Pace, Giulia Olivieri: voci nel brano Audite poverelle; Gianluigi Capasso: arrangiamento vocale del brano Audite poverelle; Antonio Migheli, Giovanni Ardu, Mario Corona, Roberto Iriu (coro Su Concordu ‘e Su Rosariu di Santulussurgiu): voci nel brano La morte di Francesco ----------------------------------------------------------- NOTE: Musiche di Angelo Branduardi eccetto Il Sultano di Babilonia e la prostituta di Branduardi e Alessandro Parente e Salmo di Ennio Morricone; Testi di Luisa Zappa Branduardi basati su Fonti Francescane; Disegni interni al libretto e foto di copertina a cura di Graziano Bertoldi: Registrato e masterizzato da Attilio Lombardo negli studi 'The Chicken Coop Studio' di Alghero (SS)
2025
45:05
