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In mezzo ai razzi e a un batticuore, più su

 

Ci sono concerti che ti restano appiccati addosso e non ti lasciano in pace per giorni. Non basta quella stessa serata e nemmeno la nottata a venire per metabolizzare la quantità di informazioni, di sensazioni e lampi che ritornano a galla tra le viscere e i nervi del collo. Tutto trema e traballa sotto una manciata di note bellissime. È quello che è successo ai tanti, tantissimi spettatori presenti nel Teatro Fusco di Taranto, sabato 29 marzo, per assistere al concerto di Beppe D’Onghia.

 

 

Lui, dai colli bolognesi dove vive e lavora, risceso in patria, a Taranto, come Ulisse, in un’Itaca ammaccata e spenta colpevolmente da una abulia quasi endemica (molle Tarentum disse Orazio e molle Tarentum è stato, come profetico anatema), ha ritrovato un pubblico che lo ha accolto a braccia spalancate, e vivaddio. Un sold out per onorare un musicista di razza che, in più di due ore e mezza di concerto, ha spaziato nei vari ambiti e lembi del proprio essere per mettersi completamente a nudo musicalmente ed emotivamente. Lui, presente in ogni molecola di uno spettacolo organizzato per sezioni, tutte importanti, tutte diverse tra loro, tutte necessarie a comporre il mosaico di un uomo innamorato della musica (e la musica di lui). In prima battuta, un quartetto d’archi e il suo pianoforte, messo di tre quarti sul palco, a correre sulle note di composizioni strumentali inedite di D’Onghia, incentrate su grandi temi di attualità (la guerra, l’abuso della tecnologia, il disagio giovanile) e poste in essere non solo attraverso la musica, ma con l’ausilio di un grande schermo pieno di immagini, spunti, parole.

 

 

Una seconda parte, la centrale, in cui i racconti e i ricordi dei grandissimi artisti, con cui ha collaborato, hanno steso definitivamente sia la platea che lui stesso. Prendere il cuore, buttarlo oltre l’ostacolo e suonare (e anche cantare) nodi cardine di una carriera non è facile. Affrontare di petto, voce e piano, le canzoni scritte e arrangiate per Carboni, Bersani, gli Stadio e Dalla ha allargato occhi e cuore di chiunque abbia amato profondamente quei pezzi di storia e grammatica dei nostri giorni. In una terza parte, con lui sul palco, Graziano Galatone (noto per aver partecipato al Notre Dame di Cocciante), Roberta Gentile e Rossella Cappadone: tre voci bellissime prestate al racconto de La Tosca – Amore disperato di Dalla e a quel momento altro in cui Lucio volle cimentarsi lanciandosi verso l’infinito e oltre. Bis, applausi, inchini, per una serata di grande levatura, per un artista dei tasti, che, da sempre immerso nel suo pianino come Schoereder, ha trasformato in oro tutto quello che gli è passato tra le dita. Una celebrazione di una carriera, sì, ma anche una finestra sul futuro per tutto quello che il Maestro D’Onghia è e sarà. Come dentro ad un immenso replay. Facendo sogni tridimensionali.

 

 

Foto live di Sergio Malfatti, foto bianco/nero di Nino Saetti

 

 

 

 

Artista:
Beppe D'Onghia
Location Concerto:
Teatro Fusco - Taranto
Data Concerto:
29/03/2025