Torniamo a ottobre 2024: Carlomagno – finalista nell’edizione 2025 del Premio ‘L’Artista che non c’era’, laureato in filosofia, con esperienze da grafico, illustratore e maestro elementare – trasforma una costellazione di idee, note e registrazioni in un EP compatto e coerente: Ultramondo.

Il disco – dieci brani per poco più di mezz’ora di musica – è impregnato da una fitta rete di citazioni e richiami che spaziano dalla cultura pop alla filosofia, e sul piano musicale intreccia l’alternative rock angloamericano con la tradizione della canzone d’autore italiana. Un disco d’esordio che si muove in equilibrio tra la fuga dalla vita concreta e l’attrazione per un’esistenza immaginata, parallela a quella reale, nutrita da continui riferimenti e rimandi, più espliciti o sotterranei che attraversano i testi, da De Saussure, a Enzo Del Re, da Montale ai PGR, alla Locomotiva di Guccini…
Affonda le mani (e parole) nelle crepe dell’immaginario collettivo e in quello individuale, in un passaggio fluido da uno all’altro, portando a galla le contraddizioni e gli sbilanciamenti della nostra epoca, dove il reale viene ormai percepito quasi solo attraverso la sua rappresentazione.

Due brani racchiudono forse l’essenza programmatica del disco: Azoto e Moloch. Il primo – brano punk, asciutto e diretto – è un piccolo manifesto esistenziale in forma canzone. Il cuore del brano sta nella supplica: “Dammi un mondo di carne e poesia” (con un rimando quasi baustelliano), come se si volesse scrostare la vita da tutte le sue sovrastrutture, tornando a un contatto più nudo, più vivo. Il brano procede per contrasti, affiancando il quotidiano e il metafisico, la lentezza e la ribellione. L’immagine delle “foto” e della vita che deve tornare ad essere “oltre ai bordi” è efficacissima, suggerisce un’esistenza che fugge dal reale, ridotta a mera rappresentazione di sé stessa.
Moloch è invece un atto d’accusa, che tiene insieme una visione apocalittica e un necessario movimento di liberazione. Il vecchio mondo che “muore soffocato” e il nuovo che “stenta a uscire dalla fica inaridita del mercato” sono immagini volutamente provocatorie, che fanno emergere l’impotenza di un sistema che sembra non essere più in grado di generare alcun futuro. Il ritornello è una sorta di litania profana: le benedizioni, completamente ribaltate rispetto al loro significato religioso, trasformano il brano in una sorta di anti-preghiera; invocazioni all’incoscienza e alla lotta collettiva.
Ultramondo – opera fortemente concettuale senza però perdere la forza del suono della forma-canzone – è insieme consapevolezza dura e cruda, e denuncia, della completa e inarrestabile digitalizzazione dell’esperienza umana. Carlomagno in questo esordio spezza gli schemi, rovescia i racconti preconfezionati e ci costringe a rimettere in discussione ciò che ci sembra ovvio.
Carlomagno
Fitz Records
01. Betania
02. Azoto
03. Fondali
04. In tempo
05. Monica in fiamme
06. Quattro quarti
07. Moloch
08. Edera
09. Secondo risveglio
10.Mirafiori
Enrico Dadone, Carlomagno, Bandini
Carlomagno (voce, chitarre, sintetizzatori e cori); Cali Low (batteria, sintetizzatori); Andrea Fusco (chitarre); Lorenzo Gaglianò (basso); Bandini (sintetizzatori e tastiere)
2024
38:05
