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Per dodici anni la voce di Roberto Colella è stata il cuore pulsante de La Maschera, una delle realtà più significative della nuova canzone d’autore napoletana. Oggi, con Ce Sta Sempe Na Via, il suo primo album solista di inediti, quel bisogno di racconto non cambia. Cambia però il punto di osservazione.

 

Perché questo disco nasce dopo una fine.

 

Dopo lo scioglimento de La Maschera, dopo un percorso artistico che lo ha portato dai vicoli di Napoli ai festival internazionali, Colella sceglie di restare solo. Ma non è una solitudine che chiude. È una solitudine che interroga, che scava, che prova a capire come si possa continuare a camminare quando le certezze vengono meno.

 

Il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti: Ce Sta Sempe Na Via. C’è sempre una strada. Sempre una possibilità. Sempre un passaggio nascosto tra le crepe delle cose.

 

Un messaggio che cuce tutto il disco come un filo invisibile.

 

Già dall’apertura con La Casa Sull’Albero, Colella costruisce una delle immagini più potenti dell’intero lavoro. La casa sospesa diventa rifugio e osservatorio, luogo in cui allontanarsi dal rumore del mondo per provare a comprenderlo. È una canzone che parla della paura, ma soprattutto del confine sottile che separa il timore di cadere dal desiderio di sentirsi vivi. Un confine antico quanto l’uomo, lo stesso su cui si è consumato il destino di Icaro: non la storia di una caduta, ma quella di un uomo che sceglie il volo sapendo di poter perdere tutto. Perché esistono altezze che valgono il rischio di precipitare, e verità che si scoprono soltanto quando si accetta di lasciare il terreno sotto i piedi.

 

Da lì in avanti il disco danza continuamente tra dimensione privata e collettiva.

 

Tutt’’o Core Mio è una canzone d’amore senza età: potrebbe essere il dolore acerbo di un ragazzo o il ricordo fragile di un uomo anziano che continua a cercare la sua metà al di là del tempo.

 

Poi arriva Saul e Isabela, ispirata alla leggenda cilentana della Preta ‘Ncatenata di Trentinara. Una ballata magnetica, quasi ipnotica, in cui l’amore proibito assume contorni fiabeschi grazie agli arrangiamenti per quartetto di legni che trasportano il brano in una dimensione sospesa tra tradizione e sperimentazione.

 

Ma è quando lo sguardo si allarga verso gli ultimi che emerge una delle caratteristiche più autentiche della scrittura di Colella.

Canto dei Soli racconta i nuovi schiavi del nostro tempo. Venditori ambulanti, migranti, uomini e donne costretti a vivere ai margini. Figure che attraversano giornate infinite sotto il sole, trovando nella musica e nel canto l’unico spazio possibile di resistenza. Non c’è retorica. Solo umanità.

 

La stessa umanità attraversa Ali, Ne*ro! e Ali, Bomaye!, lo spaccato politico del disco. Dal peso delle parole e la violenza che possono generare a Muhammad Ali come simbolo universale di dignità, coscienza civile e riscatto sociale. Il pugile diventa metafora di tutti coloro che continuano a combattere per restare fedeli ai propri ideali, anche quando la sconfitta sembra inevitabile.

Colella guarda poi al tempo che sfugge in Tiempo Perz’, una riflessione amara quanto lucida sulla vita che accade mentre siamo impegnati a rincorrere altro. Una canzone che sembra suggerire che forse la vera perdita non è il tempo trascorso, ma quello che smettiamo di abitare.

 

Il momento più doloroso arriva con Canto della Memoria. Qui la voce è quella di un bambino di Gaza. Non c’è spazio per slogan o schieramenti. Solo la tragedia dell’innocenza travolta dalla guerra. Una preghiera scarna che restituisce centralità alla sofferenza umana, al di là di qualsiasi colore politico.

 

Ce Sta Sempe Na Via
Foto di Robbie McIntosh

 

Eppure, nonostante il peso di certi temi, Ce Sta Sempe Na Via non è mai un disco disperato.

 

Anzi.

 

Ogni brano sembra cercare una forma di luce.

 

La si ritrova nel gospel laico di Pe’ Fà Ammore Na Vota, sostenuto dai Blue Gospel Singers, dove la condivisione diventa antidoto alla solitudine. La si ritrova nella rilettura di Sozinho, classico della musica brasiliana scritto da Peninha e reso celebre da Caetano Veloso, trasformato da Colella in una dichiarazione d’amore non solo verso una creatura, ma verso il creato, a partire da ciò che merita di essere custodito con più cura: la propria terra. E la si ritrova soprattutto nella conclusione affidata a Tutto Passa.

 

Un brano che sembra raccogliere l’intero senso del percorso: le ferite passano, le illusioni passano, perfino le certezze passano. Quello che resta è la capacità di cambiare forma senza perdere sé stessi.

 

Dal punto di vista sonoro, il disco conferma l’abilità di Colella nel muoversi tra tradizione e ricerca. Quartetti d’archi, legni, cori gospel, mandolini, sax soprano e contaminazioni contemporanee convivono senza mai apparire sofismi. Ogni scelta sonora sembra al servizio della narrazione, come se ogni strumento fosse un frammento diverso della stessa storia.

Che poi è la storia di tutti.

 

Perché Ce Sta Sempe Na Via non parla soltanto di Roberto Colella. Parla della fragilità, della paura, del desiderio di appartenenza. Parla di chi cerca un senso nelle proprie cadute e di chi continua a credere che, anche nei momenti più bui, esista ancora una strada da percorrere.

 

Una strada che non elimina il dolore.

 

Ma che impedisce di attraversarlo da soli.

 

Ce Sta Sempe Na Via

 

 

 

Artista:
Roberto Colella
Etichetta:
Full Heads / Audioglobe
Elenco Tracce:
01.⁠ ⁠La casa sull’albero
02.⁠ ⁠Tutt’’o core mio
03.⁠ ⁠Saul e Isabella
04.⁠ ⁠Canto dei soli
05.⁠ ⁠Sozinho
06.⁠ ⁠Ali, ne*ro!
07.⁠ ⁠Ali, Bomaye!
08.⁠ ⁠Tiempo perz’
09.⁠ ⁠Canto della memoria
10.⁠ ⁠Pe' fà ammore na vota
11.⁠ ⁠Tutto passa
Produzione Artistica:
Massimo Blindur De Vita
Musicisti:
Roberto Colella: voce, backing vocals, chitarra classica e acustica, chitarra elettrica, piano e tastiere, mandolino, sax soprano Michele Maione: percussioni, balafon, drum machine Massimo Blindur De Vita: basso, piano e synth, chitarra elettrica, percussioni, mandolino e octavemandolin Riccardo Schmitt: batteria Ondanueve String Quartet: archi in tracce 2 - 5; Blue Gospel Singers: coro in tracce 4 - 7 - 10; Vittorio Coviello: flauto in traccia 3 Agostino Napolitano: clarinetto in traccia 3 Lia Merlino: oboe in traccia 3 Giuseppe Daniel Zucchetto: fagotto in traccia 3; Paolo Sessa: organo traccia 10 Francesco Di Leva: voce in traccia 6 I ragazzi dell’I.C. Falco di Scafati: voci traccia 9
Anno di Uscita:
2026
Durata:
32:39