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Fabrizio Emigli è un artista e un operatore culturale di variegata esperienza: classe 1962, nato a Testaccio e rinato artisticamente nel leggendario Folkstudio di cui, per volere di Giancarlo Cesaroni, divenne infine l’ultimo direttore artistico della Sezione Giovani, è anche un grafico, ed è stato traduttore dei testi in colonne sonore di film importanti (per citarne uno, ‘La fabbrica di cioccolato di Tim Burton’, in cui dà anche la voce ai piccoli, solerti collaboratori di Willy Wonka); inoltre, da diversi anni coltiva uno spazio musicale, nel locale da lui gestito Antica Stamperia Rubattino, che si chiama ‘“Sopra c’è gente’, in cui, nell’accogliere artisti più o meno noti e metterli in una situazione privilegiata per proporsi all’ascolto di un pubblico ridotto e attento, riporta molta della sua esperienza appresa dal palco aperto del Folkstudio. Come cantautore ha il tocco classico ma sempre attuale, e oggi giunge al terzo album che raccoglie le sue composizioni più recenti: qualcuna già confezionata, arrangiata dal suo più stretto collaboratore Edoardo Petretti (qui insieme nella foto) ed edita su piattaforme musicali, una registrata con l’orchestra del Saint Louis qualche anno addietro, qualcuna ancora da mettere a punto e una cover di Francesco De Gregori che girava già nell’aria, ed ecco che fanno dieci, quel che basta per fare uscire dunque un bel cd e un vinile.

È un album elegante, caldo e accogliente come solo gli strumenti acustici sanno essere, raffinato e insieme facile da ascoltare, da cui è agevole lasciarsi trasportare tra suoni e parole, e che si muove nel jazz sfiorando tango, swing o la sintesi asciutta della sola chitarra con cui la voce si accompagna. Così, su questo tappeto morbido, si distendono le tracce in successione.

In Non trovo pace un bel pianoforte apre e accompagna un anelito all’elevazione dalla quotidiana sopportazione di un mondo che sta stretto e impedisce l’espandersi del vero sé, e troviamo Dio, l’azzurro e il cielo, “perché è da sempre il posto mio”; ancora il piano e poi la fisarmonica, con il basso di Marco Zenini, accompagnano, in Alina ballava benissimo, la visione poetica di un femminile che si esprime nella danza e nell’amore per la musica e la poesia, infranta dalla crudeltà di un destino che talvolta si può incontrare. È a questo punto che arriva Faccio sul serio, brano che dà il titolo all’album, denso di timbri tra piano e fisarmonica, corde e archi, atmosfera avvolgente e morbida nella bellezza delle armonie; il testo sa essere romantico senza perdere l’equilibrio, stendendo pennellate di contemporaneità (“spostiamoci dove non prende [… ] E anche annullando l’invio capiresti che faccio sul serio”); scorgiamo bene, qui, un filo che lega tutte le tracce: la rivendicazione di un’intimità anche spirituale in ribellione a tutto ciò che viene esposto al mondo senza più pudore, espressa con la forza di una musica ben scritta e ben suonata, con la bella chiusura di note discendenti fino alla profondità del basso.

E in perfetta coerenza con la traccia precedente si lega Mezzafaccia, che si avvale ancora di questi bellissimi arrangiamenti caldi e pieni; qui, il Jazz affronta il Tango, e si puntano gli occhi sulla parte di bellezza che non si deve mai perdere di vista (“Ti si vede mezza faccia, ma è la metà che più mi piace”) nonostante dolore del mondo (“Qui ci si rovina il trucco mentre muoiono mille persone, e a volte manca il respiro per respirare”; la mente si volge ai tempi cupi della pandemia…), e anche qui torna un’invocazione alla ribellione che diventa una vera preghiera: “Fa che scenda il coraggio sul nostro dolore […] Sia maledetto il silenzio/fuori e dentro le chiese”.

L’apertura disarmata di un “Mi sa che abbiamo perso” procede poi, in Non rivestirti mai più, nell’elencazione delle piccole sconfitte di ogni giorno, illudendosi che si sarebbe potuto porre riparo: “Quante tazze abbiamo rotto sicuri di saperle incollare”, fidandosi delle persone sbagliate (“A quanti abbiamo aperto doppiandogli le chiavi di casa”), e la supplica di restare sospesi per sempre nel momento più bello e vero: “Non rivestirti mai più”.

Il Nostro affronta poi uno dei più grandi e poetici cantautori italiani quale è Francesco De Gregori e una sua canzone importante: Bene. Qui la scelta del brano, che racconta una storia che finisce in una scia colma di malinconia (“mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri e non si trova mai”) ma che non perde in determinazione (“stai attenta a tendermi la mano perché il tuo braccio non lo voglio più”), si inserisce nel contesto intimista dell’album che riflette tra un presente difficile e uno sguardo alla ricerca di un futuro possibile. Ottimo davvero l’arrangiamento nel ritmo sincopato dell’incipit nell’andatura tra chitarra e piano prima dell’ingresso della fisarmonica, e si pensa a Lucio Dalla nell’apertura musicale del finale ricco di suoni.

Le tre cose che so è un dolcissimo pensiero positivo su un futuro che può cambiare in meglio: “Passerà questo tempo di attese, di giornate mal spese a spararci alla schiena”, “Di cantare io non sono capace/ma quel che mi piace è incrociar le parole”, su un’andatura melodica semplice e ripetitiva, quasi di filastrocca.

Emigli non dimentica di omaggiare il suo amato Folkstudio e chi lo ha accompagnato in quel tempo magico, e inserisce in questa raccolta una canzone scritta a quattro mani con il maestro e amico Edoardo De Angelis (qui nella foto): Abbracciami. E ci sta una meraviglia. Non solo perché, in assoluta coerenza con il resto dell’album, ribadisce qui una ricerca di profondità perfettamente espressa musicalmente dalla scelta dell’arrangiamento, che è semplicemente voce e chitarra, riflessione da raccontare tra sé e sé ben prima di proporla al mondo; ma anche le parole sono una invocazione di interiorità da recuperare, di silenzio contro la confusione e l’effimero: “le rondini/le guardi per un attimo, è un attimo e non ci sono più” […] “a volte le parole son inutili/si accendono e si offendono e dopo non ritornano” […] “abbracciami, non dire più parole adesso, abbracciami”.

Conclude l’album uno swing lieve di spirito, di suoni e di parole, a vocazione orchestrale e d’atmosfera d’antan, quasi una favola, un mondo in cui i soldi non contano più (“Ti staccherò un assegno per farci un origami/o una cambiale in bianco per scriverci che m’ami” e “se la fame sarà troppa moltiplicheremo i pani”) e, senza timore o pudore alcuno, ci si muove tra la gente senza più nascondersi (“avrai il reggipetto a vista, a me si vedrà che ho pianto”). Passo a prenderti col tram, così, e “leggero sarà ogni slancio per non prenderci sul serio”; un finale che fa venir voglia di mettersi a ballare, sognanti, e chiude un album che, in questi nostri tempi davvero oscuri e angosciosi, restituisce speranza e fiducia nella forza della bellezza e della poesia. E, naturalmente, della parola cantata.

Artista:
Fabrizio Emigli
Etichetta:
Sopra c'è Gente
Elenco Tracce:
01. Non trovo pace
02. Alina ballava benissimo
03. Faccio sul serio (remastered)
04. Mezzafaccia (remastered)
05. Non rivestirti mai più
06. Bene
07. Le tre cose che so (remastered)
08. Abbracciami
09. Non trovo pace (con Orchestra)
10. Passo a prenderti col tram (remastered)
Musicisti:
#1: Edoardo Petretti (Pianoforte), Luca Pirozzi (Basso),Fabrizio Emigli (Chitarra);
#2: Edoardo Petretti (Pianoforte, Fisarmonica), Marco Zenini (Contrabbasso);
#3 e #6: Edoardo Petretti (Pianoforte, Fisarmonica), Marco Zenini (Basso), Francesco De Rubeis (Batteria), Davide Vaccari (Chitarra classica, Chitarra elettrica), Angelo Maria Santisi (Violoncello), Daniel Myskiv (Viola, Violino);
#4: Edoardo Petretti (Pianoforte, Fisarmonica, Ritmiche, Cori), Marco Zenini (Contrabbasso) #5: Edoardo Petretti (Pianoforte), Angelo Maria Santisi (Violoncello), Paolo Giovenchi (Chitarra acustica, Chitarra elettrica, Mandolino);
#7: Stefano Ciuffi (Arrangiamento e Direzione archi), Edoardo Petretti (Pianoforte), Enzo Pietropaoli (Contrabbasso), Leonardo Spinedi, Sabina Morelli (Violini), Moran Taddei (Viola), Simone Sitta (Violoncello), Alberto Lombardi (Chitarra);
#8: Fabrizio Emigli (Chitarra e Voce) #9: Marco Adami (Registrazioni, Arrangiamento, Chitarra), Alessandro Gwis (Pianoforte), Luca Pirozzi (Contrabbasso), Ezio Zaccagnini (Batteria), Giuseppe Tortora (Violoncello), Arcello Sirignano, Luisiana Lorusso (Violini), Lorenzo Rundo (Viola);
#10: Stefano Mastruzzi (Arrangiamento, Chitarra), Andrea Avena (Contrabbasso), Mario Nappi (Fender Rhodes), Roberto Palladino (Batteria), Giuseppe Tortora (Violoncello), Paola Fecarotta, Gianluca Di Natale (Tromba), Matteo Vagnarelli (Trombone), Adriana Ester Gallo, Marcello Sirignano, Maurizio Tarsitani (Violini e Viole), Prisca Amori (Violino), Marcello Rosa (Trombone Solo Finale). -----------------------------------------------------------------------------
Arrangiamenti: Edoardo Petretti;
Registrazioni: Gianluca Siscaro - Village Recording Studio;
Mastering: Federico Pelle - Basement Studio;
Registrazioni: Saint Louis Recording;
Studio Fonico: Gianclaudio Hashem Moniri;
Mix E Mastering: Eugenio Vatta ‘Start Studio’;
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Fabrizio Emigli testi e musiche, tranne Bene si Francesco De Gregori (Serraglio Edizioni Musicali) e Abbracciami di Edoardo De Angelis, Fabrizio Emigli, Edoardo De Angelis (Edizioni Musica Del Sud).
Le tre cose che so Produzione Fabio Ghignatti e Fabrizio Emigli (Edizioni A&P Beat);
Passo a prenderti col tram Produzione Vincenzo Giammatteo (Edizioni Stefano Mastruzzi Editore)
Anno di Uscita:
2024