Viviamo come immersi in un sonno profondo, tra azioni ripetute quotidianamente e divenute quasi automatiche ed un clima mediatico che ottunde la nostra mente con un continuo flusso di informazioni e contenuti che ci rendono sempre meno reattivi e consapevoli della nostra essenza. Ma ci sono istanti in cui torniamo a galla, anche solo un attimo, per respirare. È questa l’idea alla base dell’album Il sonno delle balene di Phomea.

Il titolo del disco prende spunto una foto di Paul Nicklen in cui un capodoglio dorme, sospeso a pochi metri dalla superficie, sempre vigile e mai del tutto addormentato. I cetacei, infatti, si caratterizzano per una modalità di sonno “uniemisferico”: una parte del loro cervello riposa, mentre l’altro emisfero rimane attivo, permettendo loro di rimanere coscienti della presenza di predatori o di altri pericoli e di continuare a respirare. È questo l’atteggiamento – sembra volerci ammonire il musicista – che dovremmo assumere: è infatti sempre necessario mantenere consapevolezza di ciò che siamo. In alcuni momenti, come quello di un abbraccio, ci si può poi “risvegliare” completamente, cogliendo finalmente il senso dell’esistenza al di là di aspetti negativi come il culto dell’apparenza, l’inautenticità dei rapporti umani, l’essere costantemente connessi e in balia dello strapotere dei media.
Ricordiamo che Phomea, all’anagrafe Fabio Pocci, è al suo terzo album come solista: il suo disco di esordio, “Annie”, dedicato alla madre scomparsa, era uscito nel 2019, seguito tre anni più tardi da “Me and my army”, un progetto di ampio respiro, con testi in lingua inglese, in cui si era avvalso di ben venti musicisti e collaboratori. Per questo nuovo lavoro il cantautore pistoiese è tornato all’italiano come veicolo espressivo, mentre le sonorità si confermano quelle dell’indie e dell’alt-rock. Pocci è autore delle musiche e dei testi, ha suonato la maggior parte degli strumenti (chitarra, basso, pianoforte, violoncello, synth) ed è anche coproduttore del disco.
“Il sonno delle balene” si compone di dodici tracce e vuol essere, come ha commentato il musicista stesso, una sorta di viaggio lungo 45 minuti ed insieme un abbraccio in cui ritrovare “affetto, gioia, passione, malinconia, voglia di rivalsa, odio, paura, sollievo, solitudine. Un abbraccio non si programma, è una connessione spontanea dove provare a riconoscersi veramente”. Il percorso sonoro ha inizio sul Bagnasciuga: il breve opener è una sorta di dichiarazione di intenti, in cui si intuisce che l’amore possa essere un porto sicuro in cui rifugiarsi per sfuggire ad una realtà che non ci appartiene. A seguire, Un giorno perfetto – in cui spiccano il controcanto di Elisa Barducci e gli assoli di chitarra – evoca il vano tentativo di inseguire la perfezione senza mai raggiungerla. La title track si apre con voce e chitarra, mentre l’ingresso di chitarra elettrica, batteria e synth introduce al nucleo tematico del brano e di tutto il disco, il dualismo tra sonno (“quando dormo non penso più”) e veglia, intesa come necessaria presa di coscienza di sé e del proprio stare al mondo. Si cambia decisamente registro con Odio: qui il sound rock, quasi punk e più aggressivo rispetto ad altri episodi, riveste una serie di considerazioni sul vuoto di valori e sulla deriva ideologica che affliggono la società. Antidoto all’inevitabile smarrimento, secondo Phomea, può però essere riscoprire “il piacere e la bellezza dell’attesa”.
Perché è solo il nome a volte invoca invece un’oasi nel deserto, vale a dire la possibilità di trovare momentaneo sollievo alla superficialità e all’incomunicabilità. L’unica traccia in inglese è Stronger, in cui Fabio dialoga con la suadente vocalità di Elisa su un soffice tappeto sonoro di pianoforte, synth e batteria. Introdotta dalle trame di un violoncello, La vendetta è una valvola perfetta si gioca sulla ripetizione quasi ossessiva di due frasi, come altrettanti mantra, mentre in Alter ego voce, chitarra, fiati e synth descrivono il dissidio interiore insito nell’animo dell’io lirico, in un crescendo strumentale nella seconda parte del brano che allude all’inquietudine e all’inconciliabile scissione tra le due componenti della personalità dell’io lirico, una conformista, l’altra libertaria. Muoversi controtempo parte come una ballad acustica e vuole essere una riflessione su che cosa significa essere un artista, ma anche – e soprattutto – un individuo all’interno di una relazione di coppia. A chiudere il cerchio e a conclusione del viaggio ci ritroviamo ancora sulla spiaggia, dove è possibile tornare a costruire Castelli di sabbia dopo aver affrontato la marea, fronteggiando a cuore aperto la complessità che ci circonda.
“Il sonno delle balene” è un album che si caratterizza per testi intimisti e soluzioni sonore variegate ma nell’insieme coerenti. Una valida prova per Phomea, cantautore che meriterebbe adeguata visibilità in un panorama musicale come quello attuale, fatto (prendiamo a prestito uno dei suoi versi) “di plastiche non riciclabili”, in cui c’è bisogno di artisti che riescano a risvegliare le coscienze degli ascoltatori.

Foto di Gabriella Vanini
Autoprodotto
01. Bagnasciuga
02. Un giorno perfetto
03. Il sonno delle balene
04. Odio
05. Perché è solo il nome a volte
06. Casa
07. Stronger
08. La vendetta è una valvola perfetta
09. Alter ego
10. Cuore
11. Muoversi controtempo
12. Castelli di sabbia
Fabio Pocci/Lorenzo Pinto
Fabio Pocci: voce, chitarra, basso, pianoforte, violoncello, synth - Alessio Giusti: batteria - Elisa Barducci: voce femminile e cori
2025
