«Stiamo sentendo Bob Marley per riscaldarci…». Sul grande schermo
cinematografico, posto dietro al palco ancora deserto, un gruppo di ragazzi
balla, canta e suona divertito. «E
gira gira il mondo…»: è Jovanotti
con la sua band, ripreso in diretta dai camerini pochi minuti prima di iniziare
il concerto, che saluta e scalda così il numeroso pubblico che lo aspetta. «Basta, andiamo!, pronti via». Inizia
in questo modo curioso ed insolito lo show del “Safari tour 2008” visto al PalaIsozaki di Torino. Al
capoluogo piemontese pubblico delle grandi occasioni, come sarà a Milano pochi
giorni dopo e a Roma, ed un po’ ovunque dove passa. Quando Lorenzo Cherubini sale
sulla scena è subito una grande festa. Di gente prima di tutto e poi di colori,
di braccia al cielo, di battimani e di cori. L’enorme palco ha una lunga
passerella che si butta tra il pubblico e Jovanotti corre tra i suoi fan mentre
parte il ritmo di Safari. Lo spettacolo non è solo sul palco ma diviene
una cosa unica tra chi canta, suona e le persone, che a loro volta cantano uno
ad uno ogni brano e si lasciano coinvolgere dalla musica. Sul grande schermo le
parole dei testi diventano immagini suggestive; Lorenzo indossa una giacca con
delle lucine ad intermittenza stile albero di natale che dopo il primo brano
sparisce. Attorno la band lo asseconda energica e trascinante: il solito,
strepitoso Saturnino al basso, addirittura due batterie per macinare più ritmo,
e poi percussioni, chitarre, tastiere. L’incedere
vertiginoso dei brani viene interrotto da Temporale,
dove l’atmosfera si fa più riflessiva e sugli schermi appaiono grandi direttori
d’orchestra ed un messaggio: “L’amore
smuove le montagne”. Questo è il rock di messaggi positivi di
Jovanotti, e non è un caso scorgere tra i pubblico anche tanti bambini che
ballano divertiti con i genitori. Poi il ritmo – o meglio, «Sua maestà il
Ritmo» come lo definisce lui – torna a prendere il sopravvento con Tanto, Una tribù che balla e Lorenzo comincia a correre come un matto su e
giù per la passerella. Il medley acustico con Saturnino e Riccardo Onori
all’acustica è un dolce tuffo «nell’antiquariato»; il collegamento con un
gruppo di astrofisici dell’Etna che ad ogni concerto mandano un’immagine in
diretta del cielo (per Torino la galassia Whirpool lontana due milioni di anni
luce) è spettacolo nello spettacolo e pretesto per un po’ di
Jovanotti-pensiero: «E’ bello anche
avere domande senza risposte: l’infinto cos’è? Non lo so. La morte? Non lo so.
Il dolore, la gioia, l’amore? Non lo so». Poi è ancora festa di ritmo e di
musica: per raccontare La gente della
notte, o ripassare i brani più recenti, dalla dolcissima e cantatissima A
te alla non meno intensa Innamorato. E ancora Fango, Come
musica e le immancabili L’ombelico del mondo, Piove e Ragazzo
fortunato. Pezzi che lo hanno ormai definitivamente consacrato tra i grandi
della musica italiana. Grande concerto e gran bella festa.
Jovanotti
PalaIsozaki, Torino
27/05/2008
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