Mi ricordo molto bene quel nome, “Orange”, scritto sulla grancassa della batteria. E mi ricordo bene quel giovanotto: alto, con una folta barba nera, che suonava la batteria con decisione, trasporto e pulizia ritmica. Era il 26 marzo del 1973 e l’ensemble Battiato Pollution suonò nel teatro parrocchiale di San Giovanni Bosco di via Mar Nero, in quel del quartiere di Baggio, Milano. In quella via abitava Franco Bianchi, detto Francone, che aveva da poco lasciato Battiato con il quale aveva suonato negli inizi milanesi dell’artista siciliano e quel concerto fu una sorta di saluto a questo musicista/dipendente del Comune di Milano…

Sul palco una bella formazione: Franco Battiato, insieme ai componenti del gruppo Cristalli Fragili (Gianni Mocchetti al basso elettrico, Mario “Ellepi” Dalla Stella alla chitarra elettrica, Gianfranco D’Adda alla batteria) e un giovanissimo, ma già valente musicista, Roberto Cacciapaglia. Battiato era reduce dagli album “Fetus” e “Pollution” che lo avevano ‘incoronato’ come uno dei musicisti più innovativi di quello straordinario periodo artistico e sociale. L’album “Sulle corde di Aries” sarebbe stato pubblicato da lì a poco e di cui, nel corso del concerto, venne proposto, in anteprima, il brano Sequenze e frequenze. Questo prologo era necessario per introdurre uno degli autori del libro ‘Lavorare con un genio. Franco Battiato raccontato dai suoi artisti’ scritto da Gianfranco D’Adda insieme allo scrittore e giornalista Walter Pistarini.

Il libro è soprattutto il racconto della frequentazione professionale, artistica, di amicizia di D’Adda con Battiato nel corso di decenni. Un rapporto di grande amicizia che ha certamente gratificato il musicista di Rescaldina, cittadina del legnanese e che è stato luogo importante per i primi anni di lavoro artistico di Battiato (i musicisti dei Cristalli Fragili provenivano da quel luogo).
Sono molti i racconti e gli aneddoti, soprattutto del primo periodo del viaggio artistico di Battiato, proposti dal libro che, tra l’altro, è arricchito da una fitta serie di immagini e di foto di “cimeli d’epoca” facenti parte della collezione di D’Adda (c’è anche il disco di platino per “La voce del padrone”, regalato a D’Adda da Battiato). Ciò a dimostrazione del legame di amicizia e fiducia che li legava. Ma quello che maggiormente colpisce sono i racconti che D’Adda offre al lettore di un Battiato privo di retropensieri, libero, aperto alle novità, mai superficiale, mai supponente, mai sopra le righe.
Nelle pagine del libro gli interventi dei musicisti a cui è stato richiesto un pensiero, un ricordo, una sua visione di Franco Battiato emerge la raffigurazione di una persona buona e generosa, professionale e geniale, non uno sgobbone “da H24” in studio di registrazione ma di un pianificatore preciso e con le idee chiare già precostituite prima di entrare in sala di incisione. Un precursore capace di “vedere la musica” in maniera mirabile laddove, altri, vedevano solo note sul pentagramma. Capace di trarre suoni laddove non se ne vedeva né la presenza né l’utilità eppure, una volta raccolti ed ordinati si trasformavano in un grande patchwork sonoro che non lasciava indifferenti. Che il musicista siciliano fosse un genio lo abbiamo compreso ad ogni suo passaggio artistico e, anche, attraverso quelle performances annichilenti per gli spettatori (chi scrive ha assistito ad alcuni di questi eventi che, oggettivamente, spiazzavano l’ascoltatore. Però, poi…).

Nelle pagine del libro si susseguono gli interventi di vari compagni e preziosi compagni che hanno accompagnato Battiato nel suo percorso artistico e umano. Ci sono passaggi di Roberto Cacciapaglia (la cui straordinaria carriera artistica è nata proprio attraverso il primo Battiato), Filippo Destrieri (a cui si devono geniali interventi musicali scaturiti dalle sue tastiere), Lino “Capra” Vaccina (con il dono delle note percussive nelle mani e nella mente), Michele Fedrigotti (pianista di e arrangiatore di prim’ordine e direttore di orchestra), Vincenzo Zitello (nato musicista di archi e poi trasformatosi in arpista senza pari), Stefano Senardi (discografico di grande talento e passione che convinse Battiato a trasferirsi in Polygram), Gianluigi Pezzera (tecnico del suono di prim’ordine e colonna di sala importante per “Fetus”), Paolo Raimondi (attore e regista teatrale che ha raccontato il Battiato teatrale di “Baby sitter”), Renato Franchi e Gianni Colombo (per le analisi di alcuni brani di Battiato), Roberto D’Amico (per i suoi ricordi Teatro “La Torre” di Rescaldina da tempo non più in attività), Juri Camisasca (amico di lunghissima data che ha condiviso con Battiato arte e spiritualità).
Tutti gli interventi hanno comunque mantenuto saldo un concetto: che Battiato era artisticamente un genio, che non ha mai “abusato” di tale condizione, che ha sempre saputo coltivare amicizie che ha sempre, quando è stato necessario, “gratificare” con gesti di spontanea e naturale benevolenza senza mai nulla chiedere in cambio. Era, evidentemente, un uomo buono diventato, nel tempo, naturalmente saggio e paziente vivendo in simbiosi con le note in attesa, senza timore, del giorno del trapasso o, meglio ancora, dell’ascesa verso quei “mondi lontanissimi”, verso “l’oceano di silenzio” superando, infine, “la porta dello spavento supremo” per immergersi ne “l’ombra della luce”.
La copiosa discografia ed altrettanto interessante bibliografia (insieme ai ringraziamenti a moltissime persone che hanno dato stimoli a Gianfranco D’Adda per la stesura del libro), chiudono un tomo di 350 pagine in carta lucida adatta alla pubblicazione delle immagini presenti.
(Le foto dell’articolo sono tratte dai profili social ufficiali degli artisti)

Gianfranco D'Adda - Walter Pistarini
Jaca Book
2026
350
24.00
