Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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Arrivato alla quattordicesima edizione, il Lilith Festival continua a mantenere la promessa insita nel suo sottotitolo: ‘Festival della musica d’autrice’ e nel suo slogan: “Le donne ce le suonano”.

Nella meravigliosa cornice di Villa Durazzo Bombrini di Genova, Lilith affascina già dal nostro arrivo. La Villa è uno dei tanti lasciti che le ricche e nobili famiglie di Genova hanno regalato al quartiere di Cornigliano, inizialmente residenza di benestanti, fino a quando l’industrializzazione selvaggia (leggasi ILVA) decise di piazzarci un’acciaieria nel mare antistante, provocandone la fuga.

Lilith ti conquista non appena metti piede nel parco della Villa, mentre percorri il lungo viale che porta alla zona palco; la creatura di Sabrina Napoleone e Cristina Nico riflette perfettamente la loro idea di arte e cultura, accogliente, inclusiva, affascinante.

 

Il Lilith, a prescindere da quale sia la serata (o le serate) a cui si ha la fortuna di assistere, fa fondamentalmente una cosa che dovrebbe essere obbligatoria per ogni festival: crea alternative, immagina spazi, costruisce percorsi. Bene fanno i presentatori di questa edizione, l’attrice Lisa Galantini ed il ‘nostro’ Andrea Podestà a sottolinearne l’importanza nel panorama musicale odierno, proprio per i suddetti motivi.

Detto che anche nella zona merchandising – cibo e l’atmosfera siano perfettamente coerenti con l’idea del festival stesso, tra sorrisi e menù etnici, ho avuto la possibilità di assistere alla serata del 25 luglio, che prevedeva le esibizioni di Beatrice Antolini, Mare e Giulia Mei. Nonostante le difficoltà causate dal maltempo, la serata è stata superiore alle mie già alte aspettative.

 

 

Ad aprire Mare, giovane musicista genovese autrice di un EP interessante un paio di anni fa (“Ultramorfosi”) per l’etichetta Pioggia Rossa Dischi, da noi seguita con grande attenzione e fautrice di proposte sempre valide.

Il suo set oscilla tra il pop elettronico degli esordi ed una svolta più vicina al rap dei nuovi brani, che a quanto pare usciranno presto. “La trap ha fatto anche cose buone” mi viene da dire ascoltando alcuni incisi nei pezzi più recenti, ma forse sarebbe meglio dire “con la trap si possono fare anche cose buone”, perché, fuori da ogni ironia, Mare dimostra di avere una bella scrittura, centrata sul suo vissuto personale e proposta con grinta, sorretta da una voce davvero notevole; arriva chiara al pubblico, che dimostra di gradire.

Una promessa è una promessa, quindi quando a maggio avevo dato appuntamento a Giulia Mei proprio a Genova, sapevo di non poter mancare ed è lei il motivo principale della scelta di questa tra le tre, tutte validissime, serate del Lilith.

Dopo averla apprezzata in versione acustica e solista, mi incuriosiva molto la versione full band con cui sta portando in giro il suo recente album “Io della musica non ci ho capito niente” (leggi la recensione uscita sull’Isola). Se sola al piano Giulia brilla per presenza, bravura e carisma, riempendo il palco senza problemi, la versione a tre regala chiaramente colori nuovi al live, avvicinandolo di più alle atmosfere anarchiche e variegate dell’album. Quindi Giulia può permettersi un pezzo strumentale al pianoforte in ricordo delle ansie da saggio, subito prima di un intermezzo techno supportata dai compagni di viaggio Vezeve e Dario Marchetti; la cosa che colpisce di più è la capacità di Giulia di trascinare con lei il pubblico pur variando e parecchio il ritmo della serata. Emoziona, come del resto fa nell’album, il brano Mio padre che non esiste, cantato senza sedersi al piano, ma restando in piedi vicino al pubblico, in un momento intimo e sincero che avvolge Villa Bombrini di commozione.

 

 

Si chiude con Bandiera, brano ormai iconico e davvero rappresentativo di certe istanze che dovrebbero essere universalmente riconosciute e soprattutto tutelate; un brano che chiaramente Giulia canta “con” e non “per” il pubblico, scendendo dal palco per coinvolgere ulteriormente le prime file.

 

A chiudere la serata la variegata proposta musicale di Beatrice Antolini, musicista di valore, dotata di una bellissima voce, molto evocativa e fautrice di un sound originale, senza negare le proprie influenze, dal pop al prog a Franco Battiato, passando, almeno dall’impressione avuta durante il suo set, a Bjork e PJ Harvey.

Accompagnata da un’ottima band, Beatrice ammalia il pubblico con un set affascinante, incentrato sul suo recente “Iperborea”, album che sviscera a fondo il concetto stesso di Amore.

 

 

Anche lei, come Mare e Giulia Mei, racconta il mondo da un punto di vista femminile, sottolineando la necessità quasi obbligatoria di fare i conti con le proprie insicurezze, trasformandole in forza, stessa immagine che mi appare chiara vedendola sul palco, dove offre e restituisce energia a chi la ascolta, in uno scambio che conferma e rafforza.

Una serata decisamente di alto livello a Villa Bombrini, Lilith Festival si conferma appuntamento cardine per la musica d’autrice e di conseguenza per la musica tutta (ricordiamo anche che queste caparbie donne, cantautrici, organizzatrici, da un po’ di anni hanno aperto anche un’etichetta…); uno spaccato di una realtà che andrebbe valorizzata e presa in considerazione molto più di quanto accada oggi.

Del resto, dicevamo prima del sottotitolo: le donne ce le suonano, ce le cantano e sempre più spesso ce le insegnano, le cose importanti.

 

Sabrina Napoleone e Cristina Nico, le due principali colonne del Lilith Festival & Label con Beatrice Antolini al centro

 

Scatti di Marina Mazzoli

Artista:
AA.VV. - Lilith Festival
Location Concerto:
Villa Durazzo Bombrini - Genova
Data Concerto:
25/07/2025