Renato Franchi è, come si diceva una volta, un musicista militante. Sia perché “ha militato” nel sindacato prendendosi cura e responsabilità di coloro che, nell’area del legnanese in cui ha lavorato e operato, necessitavano del supporto per la garanzia dei propri diritti, sia traducendo in parole e musica l’afflato politico e morale che lo ha sempre pervaso.

Con L’improvviso, sedicesimo album in ventiquattro anni di pubblicazioni discografiche (ma la sua avventura musicale nasce agli albori degli anni ’90) Franchi, con il gruppo che lo accompagna, ribadisce il concetto dell’arte musicale e letteraria come attenzione e stimolo a quanto accade intorno a noi e la sua storia artistica non può essere separata da ciò che è stato il suo agire politico-sindacale.

Quello che colpisce nella sua attività musicale è l’attaccamento agli ideali giovanili, con lo sguardo verso la sua famiglia modesta, ma mai indifferente, che è stata per lui stimolo ad una opportuna riflessione alla vita, così come ben descritto nella sua autobiografia ‘Lungo la strada. Anni di vita e di musica’ in cui la passione civile di Franchi emerge in tutta la sua forza e onestà intellettuale.
Pertanto, anche questo nuovo lavoro, L’improvviso, non può che leggersi come un altro passo nel percorso d’arte e di vita che ha portato avanti con coerenza, pazienza, coraggio. Anche coraggio, certamente, perché in un tempo in cui vendere dischi (come li si chiamava un tempo) è un’impresa titanica – visto che oggi la musica è digitale, “liquida” e, spesso, ascoltata in tempi molto rapidi che non rendono possibile acquisirne la profondità e qualità, specialmente quella in cui l’importanza dei testi è fondamentale – pensare di produrre un album è davvero un’impresa complessa e faticosa.
Ma poi, in verità, l’ascolto ricompone i sacrifici e, al di là delle vendite (vedi anche i “grandi” che producono album a beneficio dei tour), è il senso della propria missione etica ed artistica che viene gratificato. Ogni brano rappresenta una sorta di appendice alla sua autobiografia in quanto i temi proposti rappresentano quadri della sua vita e degli ideali per i quali, per tutta la vita, si è battuto.

Partiamo con l’ascolto dell’album e troviamo E rimango ad ascoltare, una delicata ballata colma di ricordi famigliari che si fanno memoria di eternità, cui segue L’improvviso, dove si utilizza la pioggia come metafora di quello che ci sovrasta e contro cui sembriamo inermi, senza possibilità di sfuggire al destino, quasi fosse un richiamo al libro dell’Ecclesiaste. Se guarderai il mio viso richiama invece l’attenzione sul lavoro dei Gang, la band dei fratelli Marino e Sandro Severini che in svariate occasioni hanno collaborato con Renato Franchi. Intrigante l’ingresso del sassofono nella parte finale del brano.
Si apre con le note della fisarmonica Luna d’aprile, richiamo alla Resistenza che non è ricordo bensì memoria da coltivare per dare senso alla democrazia che, seppure imperfetta e convalescente per le tante sofferenze, rimane baluardo contro ogni autocrazia e quindi, “…quando suona una fisarmonica si placa il tuono e la tempesta…”.

A metà disco troviamo Pane e piombo, un racconto della strage a Gaza, con liriche di dolore e richiami alla necessaria umanità prima che sia troppo tardi. Per tutti, anche di chi bombarda senza tregua…
Con Bologna, 2 agosto 1980 Franchi ci porta a condividere, attraverso il mood di una ballata popolare, il ricordo della strage della stazione che fece ottantacinque vittime e centinaia di feriti. Ode civile in ricordo di un’ennesima strage fascista contro persone inermi ed innocenti.
Piccola voce è una sorta di inno alla resistenza personale, al dovere di ricercare diritti e dignità, di comprendere che è attraverso l’unione delle forze che si raggiungono gli obbiettivi. Il tuo compleanno è un brano d’amore e il suono della fisarmonica e del violino ne rappresentano il giusto compendio musicale. Si finisce con Stand by me, anche in questo caso una canzone d’amore verso la società, verso la partecipazione, verso un orizzonte che non sarà più il “Sol dell’avvenire” ma che, certamente, un’avvenire condiviso lo troverà.
Un bel lavoro, ben ideato, con liriche “meditate” e molto curate (importante in questo senso l’apporto di Maria Macchia), suonato in maniera egregia e registrato con professionalità. Un album che non cerca chissà quali allori ma che vuole essere ascoltato per fare riflettere, motivare, ma soprattutto agire.
Renato Franchi & His Band
Renato Franchi
Renato Franchi: voce e chitarra; Joselito Carboni: chitarra elettrica; Gianni Colombo: pianoforte, tastiere, organo Hammond; Gianfranco D’Adda: percussioni, batteria; Roberto D’Amico: basso; Viki Ferrara: batteria; Dam Shim Sara Galasso: violino; Roberto Nassini: fisarmonica Ospiti Gianni Binaghi: sassofono (Se guarderai il mio viso) Max De Aloe: armonica cromatica (E rimango ad ascoltare) Max Piro: chitarra elettrica (L’improvviso) Testi e musiche: Renato Franchi e Maria Macchia
2026
