Gli estremi che si toccano, o no?
In realtà tante entità diverse, per organico, stile, approccio, longevità e tutto il resto…

Questo titolo già l’abbiamo usato: ecco perché #2. Già una volta (almeno) avevamo infatti compiuto questo percorso lungo tutto l’arco strumentale possibile. Partivamo allora, come ora, dal solo, in questo caso chitarristico, attraverso Lumithia (Cam Jazz) di Eleonora Strino (foto sopra), cd di bella fattura (e una certa eleganza) attraverso temi soprattutto della firmataria ma chiuso dalla celebre Alfonfina y la strada, in cui la Strino si produce anche alla voce.
Un tono analogo, ma più marcatamente cameristico, segna pure Cantastorie (Encore Music) del duo formato da Renato Catria, tromba, e Daniele Del Gobbo, pianoforte, cd molto ordinato, lineare, formalmente impeccabile, che affianca brani originali a pagine di autori vari (Donizetti, Wheeler, Jobim…) annessi al linguaggio molto pulito, nitido, del duo.
Sempre un duo, di tutt’altra natura, firma poi Blowing on the Knots (Rosebud Relevant). Si tratta del pavese Gianni Mimmo e dell’inglese Viv Corringham, che tessono una trama ben più spinta sul versante sperimentale, di cui sono alfieri riconosciuti, mettendo a decantare assieme il sax soprano dell’uno e la voce dell’altra su un piano del tutto paritetico (la voce, in questi casi, opera esattamente come uno strumento), nel segno dell’improvvisazione totale, altra specialità dei due artisti.
Voce in bella vista in altri due cd. Il primo è Aria (nusica.org) del quintetto omonimo, in cui la voce, appunto, di Giuditta Franco è affiancata da trombone, chitarra/banjo, contrabbasso e batteria. Anche qui i tracciati sono assai frastagliati, ancorché disposti lungo brani (sette) predefiniti che privilegiano un incedere incruento, nebuloso, non di rado rarefatto, in possesso di una marcata identità, coglibile anche in Humanity (WoW) di Leonardo Radicchi, quanto meno nella suite del titolo, in cui al suo trio con basso e batteria si uniscono le voci di Camilla Battaglia, Marta Raviglia e Lorenzo Cannelli, generando un’opera ancora concentrata, assorta, benché non priva di soprassalti e feconde intemperanze, laddove i sette brani che seguono (tutto materiale originale) percorrono invece sentieri più battuti. Sarà un caso se nella prima Radicchi è al clarinetto basso e nei secondi al sax tenore?
Un altro tenore, quello di Alex Dal Checco, guida il trio Psoas, che, completato da Giulio Cuppari, chitarra, e Giosuè Consiglio, batteria, firma Satori (Aut), riprendendo – chissà se intenzionalmente? – il titolo di un celebre album di Lee Konitz per fissare le coordinate di un lavoro solido e concreto, soprattutto per suono d’insieme, nonché di bella personalità, avanzata ma senza velleitarismi, laddove in The Search of Meaning (Inner Urge) il VMV Trio rimpiazza il tenore con l’alto, in mano a Vincenzo Di Gioia, però dotando qua e là il succitato e il batterista Vito Tenzone anche di pianoforte e tastiere (monogamo invece il chitarrista Marco Cutillo), generando una musica a sua volta di bella sostanza formale e climatica, senza eccessi, per certi versi quasi magmatica.
Pianoforte (anche preparato) decisamente sugli scudi in Emem (Auand), ancora nome del disco e del trio, forte di Simone Graziano, Francesco Ponticelli, contrabbasso, e Marco Frattini, batteria e percussioni. Singolarmente anche qui il clima globale si schioda solo di rado da una marcata coesività, come un substrato incamerante il totale da cui si elevano periodici fragori (peraltro sempre piuttosto contenuti). Un altro trio, Acquaphonica della pianista romana Federica Colangelo, sfoggia in Forward (Folderol) geometrie neanche troppo dissimili, benché con una componente ritmica più netta, anche in senso squisitamente coloristico, stante la presenza come ospite del percussionista indiano B.C. Manjunath. Il tutto ne guadagna anche in dinamismo e vitalità globale.

Un incedere più descrittivo, ma senza fronzoli, attraversa poi Maree (Aut) del batterista Filippo Sala, con Enrico Terragnoli ai plettri (ecc.) e Danilo Gallo, basso (sempre ecc.), che però qua e là (per esempio in Moon, terzo dei dieci pezzi in scaletta) s’impenna, per poi tornare nel proprio alveo, fatto di bonton un po’ sghembo, obliquo, il che vale e non vale per Wanderlust (Dodicilune), sempre a firma di un batterista, Mattia Zanlorenzi, ancora con Gallo e un autentico senatore della chitarra, Claudio Lodati, che conduce la musica (temi del leader e di Paul Motian) lungo gli itinerari morbidi e rarefatti, a tratti anche un po’ enigmatici, nebbiosi, che gli sono propri. Album, quindi, di bella filigrana, elusivo e seduttivo. A mezza voce.
Ancora un trio a trazione chitarristica, però col bandoneon (o il pianoforte) di Daniele Di Bonaventura al posto della batteria (e Yuri Goloubev al contrabbasso) agisce in Pont de vie (Abeat) del chitarrista rigorosamente acustico polacco Maciek Pysz, album di profumo purissimo, per l’assetto strumentale ma soprattutto per l’approccio dei suoi membri (brani per lo più di Pysz), il che si sposta su un terreno più epico-festoso, pur anche qui intriso di profumi palpabilissimi, in Trio Osaki (Playaudio) di Mauro Ottolini, trombone (ecc.), sempre con una chitarra classica (Marco Bianchi) e un altro mantice, qui la fisarmonica di Thomas Sinigaglia. La riuscita di questo cd sta nel fatto che Ottolini, uomo-musica quanto mai vorace, contiene il tiro entro limiti che a volte oltrepassa, confezionando un album delizioso, calibrato, gustoso e intelligente.
È un ovvio omaggio a Miles Davis (un secolo dalla nascita) Suite for Miles (Tuk), il nuovo cd del trombettista Giovanni Falzone alla testa della sua Libera Band, un quintetto come tanti e gloriosi ne ha guidati l’omaggiato, con sax alto, piano e basso elettrici e batteria. Il taglio è come sempre molto personalizzato (temi di Falzone, Davis e Wayne Shorter), vivace, ricco di colore e calore, con un Davis che vi trova posto ora più esplicitamente, ora più tra le quinte.
Strumentario quasi identico, col ritorno della chitarra per il piano, in Ελπίδα (Elpida) (Dodicilune) di Enten Eller, quartetto che ha brillantemente festeggiato i suoi primi quarant’anni al recente Torino Jazz Festival (foto sopra) e che qui ospita Gianluigi Trovesi al sax e clarinetto contralto. I membri ufficiali sono com’è noto Alberto Mandarini, tromba, Maurizio Brunod, chitarra, Giovanni Maier, contrabbasso, e Massimo Barbiero, batteria, tutti, tranne Maier, anche autori dei brani in scaletta, otto in tutto, compresi uno di Trovesi e uno di Walter Lonardi, membro del gruppo ai suoi albori. La musica scorre fluida, discorsiva, capace di attrarre senza fagocitare, tutto ciò che arriva anche da una lunga e feconda vita musicale insieme.
Torna Trovesi in The Code Talkers (Felmay) di Tiziano Tononi, a sua volta in quintetto, però molto più variegato, con violino (Emanuele Parrini), sax sopranino e fagotto (Roger Rota), contrabbasso e flauto (Joe Fonda). Ne deriva un caleidoscopio di umori e colori assolutamente ammaliante, originalissimo, come i dischi targati Tononi sanno di regola rivelarsi. Fra le cose più belle, sapienti, uscite quest’anno.
Trovesi, Tononi, Parrini, Maier e Mandarini li abbiamo gradevolmente ritrovati ancora a Torino in seno alla rediviva, gloriosa Italian Instabile Orchestra (foto sotto), impegnata in un concerto (eccellente) attorno al suo ultimo cd, Plays Ellington (Felmay), edito di recente ma in realtà inciso a Porto a fine 2013 (Trovesi assente) in quello che fu l’ultimo concerto dell’orchestra prima di un lungo silenzio rotto solo nel 2024 a Roma e ora, appunto, a Torino. Muovere un pachiderma del genere, oltre tutto con diversi suoi membri non proprio di primo pelo, è impresa non di poco conto, ma speriamo che la cosa possa avere un seguito. Il valore di cd e concerto (arrangiamenti e direzione di Giancarlo Schiaffini) lo impongono.

Fonti fotografiche:
doppiojazz.it (Miles Davis), mitosettembremusica.it (Strino), Alberto Bazzurro (Enten Eller, Instabile).
AA.VV.
https://camjazz.bandcamp.com/album/lumithia
http://www.encoremusic.it/wp_2021/prodotto/cantastorie/
http://www.giannimimmo.com/home/record/blowing-on-the-knots
http://www.nusica.org/web/label/42-aria/?lang=en
http://www.instagram.com/leonardo_rad/
http://www.autrecords.com/
https://innerurgerecords.bandcamp.com/album/the-search-of-meaning
https://auand.com/au3028/
https://folderol.it/album/federica-colangelo-acquaphonica-forward/
http://www.dodicilunedischi.it
http://www.abeatrecords.com/music/artist/maciek-pysz/
http://www.azzurramusic.it/it/component/virtuemart/trio_osaki
http://www.tukmusic.com/it/catalogue/suite-for-miles/
http://www.felmay.it
