Sette tracce autoprodotte per un disco che trasuda l’energia pura del rock, quello pestato e suonato, quello che butta fuori rabbia e pensieri, per rompere convenzioni e barriere e ricostruire poi un percorso capace di riappropriarsi delle esistenze individuali e collettive. La band fiorentina Giorni Appesi va dritta al punto con un suono che arriva diretto in faccia e con testi che nascono dal disagio e dai repentini stravolgimenti imposti dall’improvviso lockdown, conseguenza del virus.
Metanoia è il titolo di questo disco, che ragiona anche sull’origine etimologica della parola greca, presa come spunto per un cambiamento radicale, anche interiore, frutto di un pensiero che nasce solido dopo dubbi e turbamenti. La messa in discussione del quotidiano che sembrava immutabile, lo sguardo su un mondo che cambia ma che in fondo rimane sempre nelle mani dello stesso sistema che lo domina. D’altra parte la collocazione del rock, per storia e vissuto, almeno in teoria, dovrebbe essere in opposizione ai cosiddetti poteri forti, quelli dominanti.
Ma l’urlo dei ragazzi toscani è solido e convincente anche perché supportato da una notevole veste musicale, che basandosi sui canoni classici musicali del rock assorbe, interpretandole differenti influenze, dal grunge al reggae/funk, riecheggiando quel periodo di fine anni Ottanta, inizio Novanta, quando si faceva sentire quella sorta di crossover in cui il rock si mischiava a vari altri generi, parliamo del periodo dei Rage Aganinst The Machine, dei primi Red Hot Chili Peppers, dei Fugazi e tanto altro. In questo disco c’è una capacità di rimanere sé stessi pur confrontandosi con quei mondi sonori, senza rinunciare ad approcci un po’ più morbidi come in Frenesia. I Rage echeggiano in Castelli di Fango, il reggae in No Alla Terra.
Il progetto risulta molto credibile e lascia intendere anche a una buonissima predisposizione live. Se si dovesse ricreare un circuito indipendente, fatto di locali, spazi e festival che non inseguano numeri e vetrine, capace di riportare band in giro per lo stivale, ci sarebbe nuova vita anche per un sano rock che sa pestare e pensare come quello inciso nei solchi di questo disco dei Giorni Appesi.

Giorni Appesi
Autoprodotto / DISTortion Music
01. Shamo
02. Giorni Appesi
03. No Alla Terra
04. Panico
05. Frenesia
06. Castelli di Fango
07. Temporaneamente
Autoprodotto
Francesco Morucci: voce Fabio Grosso: basso Gregorio Lucchese: batteria Costantino Mastronardi: chitarra
2025
24:19
