Si potrebbe dire che esiste un solo modo per sopravvivere: non dimenticarsi mai di respirare. Facile da dirsi, meno da farsi. Alexander Lowen, nei suoi famosi esercizi di bioenergetica, ci racconta come le ansie, lo stress e i traumi ci impediscano letteralmente di respirare. In un mondo malato e spesso agonizzante come il nostro, basterà il respiro per vivere?
In una riappropriazione del corpo in relazione con lo spirito — il pneuma, il soffio vitale — possiamo forse trovare la chiave di lettura del quarto album di inediti della carriera solista di Carmelo Pipitone, dal titolo Quinto Quarto. Il “corpo” del cantautore siciliano è da sempre fuso con la chitarra, che non è mai un semplice accompagnamento, bensì uno scheletro esposto, un sistema nervoso vibrante che unifica i brani del disco, tutti intrisi di un’urgenza espressiva totale. Poi c’è l’anima del disco, che si muove su un asse geo-culturale radicato e affascinante, capace di unire la Sicilia, l’inglese, l’italiano e l’arabo.
“La respirazione riflette fedelmente il modo in cui una persona vive nel mondo. Chi ha paura di vivere pienamente, trattiene il respiro”. Pipitone sembra tradurre questa intuizione clinica in maniera viscerale, cruda ed essenziale, pur senza perdere quella pietas con cui si guarda un mondo rantolante.
L’aspetto entusiasmante del disco risiede nel fatto che i brani non sono astrazioni, ma sinfonie concrete, dove i sentimenti si fanno istintivi e radicali, regalando una palpabile sensazione di fisicità. Le infatuazioni di quel chitarrismo virtuoso e sghembo alla Robert Fripp sono a tratti esplosive e folli, ricordando i King Crimson di “Discipline”. Poi, però, arrivano i momenti di ricerca delle radici, in cui il lavoro sulla tradizione sembra apparentarsi a certi esperimenti di Paolo Angeli, per poi lasciarci perdere in orizzonti nebbiosi dove riaffiorano le evocazioni nottambule del Matt Elliott di “The Calm Before”.
In questo diario di bordo, dove il taccuino è l’essere umano stesso, le sfaccettature dell’album si rivelano stratificate: si passa da brani di “scontro” come Boffe a Manu China, a momenti di ironia come in Scemo Shuffle (un blues alla “Je so pazzo” ma vorace e distopico), fino a toccanti introspezioni come in Quasi Aprile.
Forse la traccia più commovente dell’album è Solchi tra le mani, dove voce e chitarra dialogano con il pianoforte di Paolo Pischedda in una dedica “a un amico del futuro”, a cui il cantautore chiede di continuare a suonare. Che sia proprio la musica questo amico speciale che muove il nostro respiro? Il brano sembra aprire esattamente questa prospettiva, come in un dialogo con il proprio strumento interiore. Un’immagine che fa riaffiorare, almeno poeticamente, “l’Insanguinata”, ovvero il modo in cui un altro grande, indimenticato chitarrista come Fausto Mesolella chiamava la sua chitarra, compagna di dolore e gioia, quindi di vita.
Che abbia ragione Fellini quando, in un famoso dialogo con Lucio Dalla, ipotizzava che alla fine della vita quello che rimarrà sarà solo un carillon che suona una canzonetta infantile? Così Mother’s Love apre il disco, come preludio di un viaggio a ritroso. Il piccolo Carmelo guarda Ben-Hur, l’indimenticabile kolossal del 1959, innamorandosi delle musiche di Miklós Rózsa.
Tra colpi di chitarra che sembrano battiti cardiaci e squarci di lucidità poetica, Pipitone firma un album tanto carnale quanto spirituale. Un’opera che non cerca il consenso, ma la vita vera, quella che si misura con l’intensità del respiro.

Carmelo Pipitone
Ad est dell’equatore
01. Mother's love
02. OM
03. Boffe a Manu China
04. Cane fantasma
05. Filo di lana
06. Scemo shuffle
07. Tossica mente
08. Livido al cuore patetico
09. Barabba
10. Solchi tra le mani
11. Quasi aprile
Carmelo Pipitone e Federico Fiamma
Carmelo Pipitone: voci, chitarre, basso, percussioni Paolo Pischedda: pianoforte in "Solchi tra le mani" Alì Belazi: voci in "Barabba" Mattia Boschi: violoncelli in "Solchi tra le mani" e "Mother's love" Gnut: voci in "Scemo Shuffle" Valerio Pompei: batteria in "Tossica mente" Max Codeluppi: chitarra elettrica in "Quasi aprile" Federico Fiamma: cori in "Livido al cuore patetico" e basso in "Tossica mente"
2026
