Certi viaggi sono fisici, altri si fanno con la testa, immaginando, oppure con il cuore. Molto spesso quello che si racconta è il percorso, che inevitabilmente ci cambia, ci modifica, ci trasforma. L’attenzione viene messa sul punto di partenza e su quello di arrivo. In questo caso, nel caso Dario Sansone, in Santo Sud, quei due punti partenza e arrivo li fa coincidere. Sì perché Dario si allontana da Napoli, intraprende un percorso che lo porta a guardarsi dentro e intorno (quella è la consapevolezza vera di ogni viaggio), fino a ritornare di nuovo a Napoli, arricchito da conoscenze che continuano a sedimentare, per trasformarsi poi in arte. Come in questo caso, dove il tutto diventa un bellissimo disco di dodici tracce che racconta le sfumature umane e sonore dei tanti Sud che si assomigliano, si mescolano e che guardano in alto, al ‘santo’ forse, per misurare le distanze in cui ci si muove.

Dario ha registrato buona parte di questo disco in Francia, a Parigi, con il musicista Seb Martel e ha mescolato la sua musica con quella che ha incontrato e assorbito. Sin da subito emerge un timbro scuro delle chitarre che rimanda a influenze africane, sussurra canzoni con la sua bellissima voce in un modo che si avvicina a chi ascolta, crea un’atmosfera di intimità grazie alla quale si possono percepire meglio le storie di questo disco, fatte di persone (Namoury), di amori (L’Ammore Succere, La Nostra Canzone), di lotte e di poesie (‘Na Poesia E ‘Na Jastemma, La legge del Potere), insieme a parole di pace per la Palestina (Sole). Napoli poi e così, quando ti riaccoglie ti fa sentire parte di un mondo ancora più grande, capitò a Carosone dopo il suo periodo “africano” tra le due guerre, quando tornò con i suoni di Karavanpetrol o a Sergio Bruni, che senza spostarsi da Napoli raccoglieva le influenze arabe che passavano dal golfo riproposte con i suoi “vibrati”, per non parlare di tutto il mondo jazz e blues che scendeva dalle navi americane del Porto, e che ha segnato le vicende di un paio di generazioni di musicisti, incluso Pino Daniele.
Questo disco va messo in quella storia lì, quella che resta, quella che non segue le mode sonore del momento ma che ricerca e mescola, restando in bilico tra la world music e la canzone d’autore. Perché di questo parliamo, di un bel disco di canzone d’autore. Santo Sud non è semplicemente il debutto solista del cantante dei Foja, ma la continuazione del viaggio di un cantautore, di un artista che ha anche altri talenti, perché è un importante e capace disegnatore (il libretto del cd ne è un’ulteriore prova), che trova anche nel cinema un suo spazio espressivo, come dimostrano i grossi riconoscimenti già avuti. È in questa cornice che ascolterete e coglierete la profondità di queste canzoni, pronti a scoprire davvero un mondo chiuso in un disco, che sconfina una nota alla volta.

Dario Sansone
Inri/Metatron
01. Where is My Place
02. Mamma
03. Santo Sud
04. Sole
05. Cu’ ddoje parole
06. ‘Na poesia e ‘na jastemma
07. Namoury
08. L’ammore Succere
09. La legge del Potere
10. La Nostra Canzone
11. ‘Avita mia
12 La Canzone del Sol (maggiore)
Seb Martel
2025
43:05
