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Una nuova voce si fa strada nella scena del cantautorato folk, ed è destinata a restare: è quella di Luisa Briguglio, messinese di nascita, francese di adozione, che, col suo primo album Truvatura, suscita emozioni e il puro piacere dell’ascolto, fin dal canto – testamento iniziale, Figghia mia figghia, che ci colpisce per l’essenzialità dell’arrangiamento, e per la potenza del testo: “Figlia, mia figlia ti do questa penna, conservala quando muoio / Figlia, mia figlia ti do questa lettera, conservala quando muoio”. Il cuore del messaggio della cantautrice sta tutto qui, e motiva la scelta del titolo; perché, come dice lei stessa, “Cercavo un nome che mettesse insieme canzoni che hanno origini e storie molto diverse fra loro: composizioni originali, traduzioni, testi in dialogo con i poeti antichi. Il titolo in siciliano, che ho “trovato” alla fine, indica un tesoro leggendario nascosto in una grotta. Già così, la parola suggerisce l’idea di un bottino di oggetti preziosi accumulati nel corso del tempo.  Ma c’è qualcosa in più. Nella desinenza -ura, verosimilmente un participio futuro latino, possiamo leggere un anelito che per me è alla base di tutta la poetica del disco: le cose da trovare, le cose che saranno trovate”.

 

Per trovare, però, bisogna cercare, ed essere animati da un profondo desiderio, che si ritrova in ognuna delle otto tracce, altrettanti pilastri che reggono il ponte tra spazi e tempi diversi, tra poesia latina e italiana, tra Sicilia e Provenza – non a caso, il termine “trovatore” non significa tanto “chi trova”, quanto “chi compone versi”, perché “trobar”, in provenzale, voleva proprio dire “fare poesia”.

 

Truvatura

Talento tardivo – ha iniziato a cantare a 27 anni, dopo la laurea in lettere ed esperienze di insegnamento, teatro, danza -, Briguglio ha avuto la pazienza di raffinare le proprie doti, e ora è pronta a condividere con gli ascoltatori il frutto della propria ricerca. In A Stidda e ne Il Cacciatore, infatti, emerge netta la preparazione classica, perché nella prima il testo è la traduzione letterale di due poesie antiche, un frammento di Saffo e il carme 51 di Catullo, mentre nella seconda lei immagina di rispondere a Orazio, che, nell’ode I, 23, chiede a Cloe di smettere di sfuggirgli come “una cerbiatta”. Il fatto interessante è che la prima è interamente in siciliano, e la seconda contiene entrambe le lingue, italiano e siciliano, a riprova dell’intenzione comunicativa della cantautrice.

 

Ma sono anche i suoni ad affascinare, nel disco; la produzione di Ernesto Nobili è illuminata e accurata, e spazia in una serie di tonalità e scelte sonore, dall’essenzialità ipnotica e suggestiva di Notti, alle atmosfere sudamericane di Petra e Caminu (rivisitazione di un brano del mitico Atahualpa Yupanqui), fino ai Balcani de Il Cacciatore e al canto alla Balistreri di U ‘nnamurata e a morti, traduzione in siciliano del Romance de El Enamorado y La Muerte, da cui ha tratto una canzone anche Victor Jara. A completare il quadro, un omaggio alla Francia, che l’ha accolta, con Quand je serai prête, una canzone creata per la pièce teatrale Percée di Ondine Desfosses, e qui realizzata con un accompagnamento percussivo e un coro femminile intenso, che sottolinea la forza del testo: “Quando uscirò, raggi di sole, Niente più stanchezza (non ci sarà…) Niente più paura. Mi donerò – interamente Sarò piena – di luce. Datemi il tempo di essere me stessa. Solo il tempo di essere me stessa.”.

 

Possiamo dirlo chiaramente: Luisa Briguglio, freschissima dalla vittoria al prestigioso Premio Andrea Parodi, è pronta per essere se stessa. E noi ad ascoltare il suo canto.

 

Truvatura
Premio Andrea Parodi – Foto di Massimo Sechi
Artista:
Luisa Briguglio
Etichetta:
Liburia Records /World
Elenco Tracce:
01. Figghia mia figghia
02. A Stidda
03. Il Cacciatore
04. Notti
05. U ‘nnammuratu
06. Quand je serai prête
07. Petra e Camino
08. Navi
Produzione Artistica:
Ernesto Nobili
Musicisti:
Luisa Briguglio: voce solista e chitarra, testi e musica - Ernesto Nobili: Chitarre, Basso, percussioni, Tastiere - Matteo Nocera: Batteria, percussioni ( tracce 1, 3, 4, 5, 8) - Sergio Di Leo: Sax e Clarinetto (traccia 3) - Ciro Riccardi: Tromba e Flicorno baritono (traccia 3) - Joe Zerbib: Trombone (traccia 3) - Cristiano Della Monica: Percussioni (tracce 2, 3, 7) - Denise Di Maria: Charango, arrangiamento Charango (tracce 2, 7) - Giacomo Pedicini : Contrabbasso (traccia 7) - Francesco Di Cristofaro: Duduk (traccia 8) - Carlo Di Gennaro: Putipù (traccia 5) - France Duclaroir: contrabbasso (traccia 8) Sara Cucé: artwork - Hélène Attya-Amar, Cloé Chappaz, Morgane Collinot, Ondine Desfosses, Périne Guillaume, Malesa Rinaldi, Alexandra Stagliano, Morgane Teissier, Gioia Zanaboni: cori (traccia 6)
Anno di Uscita:
2025