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Deve portare a un gran senso di liberazione, per un artista, poter pubblicare oggi un disco senza l’assillo della classifica e degli ascolti (effimeri) delle piattaforme streaming. Ed è un gran senso di liberazione, per noi, semplici fruitori, poter ascoltare un disco come questo Reunion, scevro da vincoli, dalla necessità di piacere a tutti i costi. Saverio Lanza torna dopo ben 18 anni ad un disco da solista. E lo fa con un lavoro memorabile. Intendiamoci, non che Lanza sia stato con le mani in mani in tutto questo periodo, tra progetti più legati alla forma canzone – penso, naturalmente agli album e ai concerti con Cristina Donà, ma anche ai lavori con Irene Grandi -, alle colonne sonore, alle sperimentazioni corali e agli allestimenti artistici (con i Pastisse). 

 

In tempi di reunion – ci sono riusciti persino i fratelli Gallagher! – il titolo di questo nuovo CD fa immediatamente pensare ad una sorta di ricongiungimento. Già, ma con che cosa? Perché vi sia una reunion(e) è necessaria, infatti, una dicotomia. E tutto il disco pare proprio muoversi in questa direzione. Dicotomie e frammenti sparsi nella vita (artistica e umana) di Lanza sembrano qui finalmente trovare la loro giusta collocazione: tutto si tiene, come per incanto (termine che piacerebbe molto alla sodale Donà). La reunion, insomma, è con se stesso.

 

Una dicotomia intanto tra alto e basso. Da intendersi sia dal punto di vista fisico che metafisico. L’apertura, da questo punto di vista, è già programmatica. L’accenno del Rex Caelistis (con quindi riferimento mistico) è seguito da un brano dedicato al telescopio spaziale James Webb (l’aspetto laico). Un tappeto di percussioni elettroniche, una chitarra elettrica e le voci di Lucia Sargenti e Saverio Lanza esplorano (è il caso di dirlo) il grande mistero della vita, dove l’alba del cosmo ci indicherà “cosa c’è prima della nostra esistenza”. Sulla stessa linea prospettica si pone Hypetia (una delle vette del disco), stavolta dedicata alla grande matematica e astronoma dell’antica Grecia. Qui il ricongiungimento è addirittura tra vivi e morti perché la discesa agli inferi porta all’ascesa al cielo. E che dire, poi – almeno a livello di titoli – del dittico Altissimum (con testo e voce recitante di Cristina Donà, altra punta del disco) seguito da Storie di un pavimento. Una dicotomia tra aulico e prosaico  che passa anche per le scelte musicali. Lanza sembra qui ricongiungere tutte le tante sue esperienze, tra vaghi riferimenti rock, rimandi alla canzone d’autore (la lancinante Uomo sapiens), la musica colta e gli esperimenti corali, come Benedictus, con lo splendido cammeo di Monica Demuru, brano nato da un progetto di improvvisazione corale intitolato Vocazioni che Lanza porta avanti dal 2012 e che aveva riproposto durante la Messa della Domenica delle Palme nella Basilica di Santo Spirito a Firenze. E qui i riferimenti sono tanto ai canti gregoriani che alle opere corali di Arvo Pärt. 

 

Reunion
Reunion

 

Ma la dicotomia è anche  linguistica, dal momento che Lanza fa convivere senza nessun problema il latino (il passato?), l’italiano (il presente?) e l’inglese (il futuro?). E vocale: mentre le voci femminili di Lucia Sargenti, Cristina Donà, Monica Demuru e dei soprani Annamaria Amorosa, Concetta Tambaro e Young Ah Choi sono “sparate” in primissimo piano, Lanza canta quasi in secondo piano, come se la voce interiore rispettasse una sorta di pudore, risultando in più tratti inintelligibile.

 

Dicotomia, infine, tra le varie parti della propria esistenza, tra presente e passato (come detto). Il ricordo trascolora le cose, le distanze si riavvicinano, le differenze si appianano proprio mentre paradossalmente restano tali: “e guardo tuo figlio e me/ e scopro che io e te/ ci assomigliamo/ nelle differenze/ nelle distanze”. Da questo punto di vista, la conclusiva L’eco di un’epoca rappresenta forse la vetta musicale ed emotiva dell’intero progetto. Il ricordo della madre fa saltare i confini spazio-temporali. Tutto diventa un unico presente, dove convivono passato, futuro e infinito. Tra possibili rimandi – credo involontari – al Caproni dei versi livornesi, la casa della madre (bellissima) una volta in movimento diventa immobile, mentre i muri trasudano suoni. È tempo che il figlio diventi genitore del suo genitore, si prenda cura della madre, del  suo dolore, per condurla al grande e ultimo passo: “viaggia il corpo senza attrito/ e come ogni cosa nel vuoto/ continuerà all’infinito”.

 

Un disco che, se cattura già al primo ascolto a livello emotivo, ha poi bisogno di più passaggi per essere meglio apprezzato a livello razionale. Ecco, emotività e razionalità: un’altra dicotomia che Lanza riesce a riunire.

Artista:
Saverio Lanza
Etichetta:
Freecom
Elenco Tracce:
01. Rex Caelestis(intro)
02. James Webb
03. Hypatia
04. Uomo Sapiens
05. Benedictus
06. Altissimus
07. Storie di un pavimento
08. Un montagna di rifiuti
09. E niente potrà mai distrarci
10. L’eco di un’epoca
Produzione Artistica:
Saverio Lanza
Musicisti:
Lucia Sargenti: voce - Saverio Lanza: voce, tromba, viola - Annamaria Amorosa: soprano solista - Concetta Tambaro: soprano solista - Young Ah Choi: soprano solista - Tommaso Gambassi: basso solista - Simone Santini: oboe - Fabrizio Morganti: batteria - Leonardo Ristori: violoncello - Monica Demuru: voce - Beatriz Orzabal: soprano solista - Rachel Birthisel: soprano solista - Tommaso Corvaja: basso solista - Cristina Donà: voce - Anna Granata: soprano - Lia Barab: voce - Emilio Checchini: clarinetto - Francesco Checchini: flauto - Federico Fattorini: corno - Lorenzo Fattorini: oboe - Paola Giorgio Lanza: voce
Anno di Uscita:
2025
Durata:
41:06