
Al San Nicola non si giocava una partita. Eppure sembrava davvero una finale di Champions, come l’ha definita il protagonista stesso. Cesare Cremonini la finale non la gioca, ha già vinto, tra occhi lucidi, abbracci, fuochi d’artificio e sold out.
Ma non era l’unico vincitore: hanno vinto quelli che hanno cantato con la voce rotta, quelli che hanno stretto forte chi amano, come se ogni canzone parlasse soltanto di loro. E poi non era colpa della pioggia. Quella goccia sulla sciarpa del Cremonini Live25 non era caduta dal cielo, ma era scivolata da dentro. È colpa dello sguardo di quella Ragazza dagli occhi caleidoscopio, perché anche in mezzo a cinquantamila persone, c’era solo lei.

Mentre eravamo ammassati sulla navetta diretta allo stadio, risuonavano nella testa le parole: “Per quanta strada ancora c’è da fare amerai il finale” e ora che il finale è arrivato, possiamo dirlo: sì, l’abbiamo amato.
Il concerto si apre con Alaska Baby, brano e titolo dell’ultimo album (qui in alto i musicisti al completo), ed è subito un’esplosione di luce, suono, battiti, urla. I fuochi d’artificio non sono solo scenografia, ma il segnale che la notte sta per cominciare davvero. Le grafiche sono oniriche, le luci cangianti. Ma più di tutto, c’è quella sensazione di essere nel posto giusto, nel momento giusto. È il regalo perfetto per far commuovere chi hai accanto e dirle “sei così bella che potrei ancora innamorarmi”, perché “anche se penserai che non è poetica Questa vita ci ha sorriso e lo sai”.

Comincia così un viaggio che affonda nelle radici più intime, nei rapporti che ci definiscono, dalla pressione degli sguardi in Dicono di me, fino al fragile bisogno di tornare tra le braccia di chi ci ha dato la vita. In Padremadre, quella preghiera sussurrata su un palco diventa personale, universale e tornando a casa dopo il concerto, viene quasi naturale sussurrare: “Madre, butta i panni E prova ancora, se ne hai voglia a coccolarmi Perché mi manchi”.
Quando si ama, si riceve sempre molto più di quanto si riesca a dare.
Si cerca un sorriso, anche piccolo, da regalare alla propria metà — come fa Il Comico (Sai Che Risate) — perché quando “ho bisogno di qualcuno che mi indichi la strada”, La Ragazza Del Futuro “forse l’ha trovata”, basta solo farsi guidare. Ma non sempre si arriva insieme.
Ora che non ho più te racconta quel vuoto improvviso, quella mancanza nel letto che causa insonnia. Ed è proprio lì, in quella solitudine, che bisogna avere il coraggio di guardare verso l’alto per notare La Nuova Stella Di Broadway: un sogno che non muore, un amore che sa reinventarsi sotto una nuova luce, “una scommessa d’amore”.

Allora si riparte con Buon viaggio (Share The Love) ma non è un addio, è un augurio, forse una promessa. A chi va, a chi resta, a chi torna, a chi ti accompagna nel viaggio, che è la vita.
“voglio godermi un po’ la strada amore mio, comunque vada”. Un viaggio che ci travolge, facendoci stordire dalla speranza che almeno per due giorni possiamo dimenticare tutto, Lost In The Weekend direbbero “nelle strade dei quartieri inglesi”.
Si riprende coscienza ammirando Un’alba rosa, con parole delicate che accarezzano, “per non disturbare l’eterna bellezza dei tuoi pensieri”. “Come posso fare a non sbagliare le parole” che non sempre sanno accarezzare? A volte si fa fatica a dosare l’intensità, e la carezza pesa come uno schiaffo. Il filo è sottile e noi siamo in bilico su di esso, come Acrobati. Ma Vieni A Vedere Perché è il coraggio di mettersi a nudo, un invito a sfogliare un libro che si sta aprendo. Fissare il soffitto a Le Sei E Ventisei è comune per noi overthinkers, è l’ora in cui certe parole non dette diventano urgenza. È l’ora in cui vorresti chiamarla e urlarle, con le lacrime agli occhi, “se Dio sapesse di te sarebbe al tuo fianco. Direbbe: son io! Quel pittore son io! Facendosi bello per te”. Ma il buonsenso ti suggerisce di distrarti e di “scendere per strada in cerca di una birra e poi trovarsi a raccontare a una puttana tutti i tuoi perché”. E magari, tra una chiacchiera e un sorso, riscopri quel “posto che mi piace”: Mondo.

Alla complicità rara, quasi impossibile, che però, quando la incontri, diventa casa — in Logico #1 — si contrappone il bisogno di appartenersi anche solo per qualche ora, prima che la luce del sole sciolga l’incanto di qualche GreyGoose di troppo. Eppure, a volte l’amore compare dove nessuno se lo aspetta, come le Aurore boreali nei cieli del Nord.
Sulle note di Nonostante Tutto, il San Nicola diventa una discoteca sotto le stelle. Un assolo di fisarmonica su Figlio Di Un Re per omaggiare la tradizione popolare, ricordando che l’amore non ha titoli o status. San Luca è un inno a quel luogo che, pur cambiando con il tempo, resta sempre dentro; per i bolognesi è un santuario dell’anima, per Cesare è la collina che l’ha visto crescere, cadere, rialzarsi. È il posto dove correre “quando non c’è qualcuno che mi aiuta”, come se quella salita sapesse abbracciare anche nei giorni in cui nessun altro lo fa.

Proprio mentre a Cardiff andava in scena la storica reunion degli Oasis, dopo sedici anni, Cesare ha voluto fare un regalo. Al suo pubblico, e forse anche a sé stesso. Ha messo da parte per un attimo le sue canzoni, ha stretto il microfono come si stringe un ricordo, e ha intonato insieme a Ballo (bassista e suo compagno fin dai tempi dei Lùnapop) Cigarettes & Alcohol, a firma di Noel Gallagher nel 1994 (vedi il video). Sogni appesi ai poster in cameretta, parole inglesi che non capivamo ma sentivamo nostre, e una band che ci ha insegnato a sognare a volume alto.

Poi l’esplosione: 50 Special, che non è solo una canzone, ma un salto nel tempo. È l’estate in cui bastava un motorino per sentirsi completi, quando l’unica preoccupazione era “devo fare in fretta devo andare a una festa”. E poi c’è Bologna, una città alle quattro del mattino, un Cesare venticinquenne prende la chitarra, respira dalla finestra l’aria della sua città — ormai la sua unica compagna. Tra le dita, le corde cominciano a vibrare, mentre nella mente scorrono nitide le immagini degli oggetti lasciati da lei prima di andarsene. In pochi minuti nasce Marmellata #25, una dolce metafora per indicare una felicità che è possibile riscoprire cercando dentro, non fuori.

Poetica non si può spiegare con le parole; non è una canzone, è un volto, un sorriso, la scoperta dell’amore vero. Ogni nota è un ricordo, ogni parola un bacio sulla fronte, ogni secondo una lacrima che accarezza il viso. “Come mai sono venuto stasera? Bella domanda”. A volte è più semplice nascondersi dietro un una battuta o un luogo comune piuttosto che ammettere “che a guardarti negli occhi mi ci perdo”. È difficile ammettere le proprie fragilità, come lo è tirare un rigore se sei Baggio il 17 luglio 1994. Ma è quell’errore che ci consola, ci rende umani, ci libera. Anche se non lo diremmo mai ad alta voce, perché in fondo, “in questo mondo di eroi Nessuno vuole essere Robin”.

Dopo averci fatto urlare, ballare, commuovere e poi ricordare, Cesare ci dà la buonanotte augurandoci Un Giorno Migliore. È la mano che ti sfiora la schiena mentre torni a casa in silenzio, tra il traffico e l’aria condizionata sulla navetta; è il messaggio che ti accompagna verso l’uscita della Curva Sud, mentre cerchi di non scivolare sulle lacrime. Dopo questo concerto, “Domani sarà un giorno migliore vedrai”.
Sarà impossibile rimanere insensibili riguardando quei video mossi e sgranati che custodiscono le nostre voci rotte, stonate, ma vere — e raccontano un frammento di vita che non tornerà,
ma che resterà per sempre.
Perché momenti come questi non si dimenticano: ci fanno sentire vivi, ci ricordano chi eravamo, ci stringono il cuore anche a distanza di anni.
“Che se ci pensi siamo solo di passaggio”.
Forse. Ma grazie a Cesare, questa serata non passerà mai.

Tutte le foto sono prese dai canali ufficiali dell’artista e riferite a vari stadi del Cremonini Live 25, salvo dove indicato
Cesare Cremonini
04/07/2025
