Stefano Battaglia, pianista milanese ormai da tempo immemorabile trasferitosi in Toscana, dove ha via via rinforzato sempre più il suo legame con Siena Jazz e con l’Accademia Chigiana, nell’anno dei suoi sessanta (è nato il 31 agosto 1965) e con ormai quasi quaranta di – come si dice – onorata carriera nel mondo del jazz e della musica contemporanea tout court, sempre con un occhio molto attento alla ricerca e alla divulgazione del proprio sapere nel mondo dei suoni e del loro impiego (e scandaglio), ha appena varato una propria etichetta discografica, Centripeta, di cui questo triplo, lussuoso (nella confezione) e prezioso (nel totale) cd è il primo titolo.

Ne è protagonista l’ensemble Tabula Rasa, tredici elementi che rappresentano l’ultima emanazione di una serie di gruppi di dimensioni nutrite che Battaglia allestisce fin dagli anni Novanta facendo leva principalmente sugli allievi dei suoi corsi, in modo da dare corpo e voce ad afflati – appunto – di ricerca in musica cui il Nostro non ha mai derogato anche nel momento in cui si è trovato ad agire in altri contesti, generalmente di dimensioni più contenute. Andando a pescare in quanto scrive lui stesso presentando la sua fresca creatura, leggiamo fra l’altro: “Centripeta vuole valorizzare la musica legata alla contemporaneità, evidenziando la necessità di tornare a un concetto inclusivo e universale della musica stessa. Centripeta vuol dire diretta verso il centro, in questo caso rappresentato appunto dalla musica e dal suo ruolo sociale. Centripeta è aperta ad ogni tipo di musica e alla pubblicazione di lavori di gruppi e musicisti che hanno un‘affinità nell’approccio all’improvvisazione e alla ricerca espressiva in una musica che scavalca ogni etichetta di genere, lavori legati alla contemporaneità, ma allo stesso tempo intrisi di tradizioni, proprio come ogni sana contemporaneità rivela”.
Ognuno dei tre dischetti che compongono il cofanetto, pur nell’evidente consequenzialità che li lega, ha un proprio titolo – Kum!, Qawm e Goum – e mette insieme ventisette brani complessivi, più o meno equamente suddivisi (ma di dimensioni anche molto distanti fra loro), lungo i quali l’organico si presenta ora a ranghi compatti (ma sempre con sottosezioni che ne attraversano i vari segmenti), ora scorporato in tanti sottoinsiemi, anche di dimensioni minime, dal piano solo, al duo, al trio, via via a salire. Il risultato è un lavoro composito (anche per input e riferimenti trans-stilistici) quanto dotato di un’unitarietà poetica e di intenti – di “intenzionalità creativa”, diremmo – assolutamente ammirevoli e altrettanto indiscutibili.

Andare a segnalare questo o quell’episodio come particolarmente degno di attenzione ci pare in quest’ottica abbastanza opinabile, persino sterile, ma proprio per dare un’idea di massima, del tutto personale, indicheremmo i titoli che vanno dal terzo all’ottavo del primo cd, i primi tre e ancora il quinto e il settimo del secondo, primo, ottavo e ultimo del terzo, in totale quattordici brani di cui cinque per l’intero ensemble e gli altri nove svarianti dal solo (piano, come detto) all’ottetto, di fare (come un po’ tutta l’opera, salvo rare eccezioni) cameristico. E a voler essere ancora più specifici, tre titoli su tutti: Stupor, duo pianoforte/flauto, Seyran ed Egestas, entrambi per ensemble al completo. Perché? Semplice: perché sono i brani più ampi fra tutti quelli indicati, e visto che questo è un grande affresco di oltre tre ore, anche l’ampiezza dei brani-campione (o presunti tali) ci pare giusto che rispetti lo stesso dettato. Perché il coraggio di una proposta si misura anche da questi particolari. E qui, di coraggio (e di determinazione), ce n’è da vendere.

Foto di Caterina Di Perri
Tabula Rasa Ensemble
Centripeta
CD 1
01. Elevatio
02. Temetis
03. Kum! (1)
04. Lytos
05. Stupor
06. Litore
07. Dialogus
08. Canto Tibiis
09. Lucem
CD2
01. Adunanza
02. Qawm
03. Seyran
04. Extra nos
05. Egestas
06. In Bethlehem (1)
07. Tribus
CD3
01. Daleth
02. Goum
03. Secretum
04. Orationis
05. Kefar Nahum
06. Calamo canto
07. Kum! (2)
08. Isaah
09. In Bethlehem (2)
10. Yair
11. Concilium
Stefano Battaglia, Tabula Rasa
Harris Lambrakis: ney, voce - Elsa Martin: voce - Stefano Agostini: flauti - Christian Thoma: oboe, corno inglese, clarinetto basso - Cosimo Fiaschi: sax soprano - Tobia Bondesan: sax alto - Sarvin Asa: violoncello - Paolo Forte: fisarmonica - Stefania Scapin: arpa - Kostantin Gukov: chitarra - Stefano Battaglia: pianoforte, percussioni - Pierluigi Foschi, Nicholas Remondino: percussioni
2025
184:50
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